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Trani, rapina alla ferramenta: 6 anni e 8 mesi a colui che sparò ai due titolari

Il Giudice per l'udienza preliminare presso il Tribunale di Trani, Ivan Barlafante, ha condannato Salvatore Fiore alla pena finale di 6 anni e 8 mesi di reclusione in merito alla rapina con sparatoria ai danni degli esercenti Vito e Raffaele Di Ruvo, rispettivamente padre e figlio, titolari di una ferramenta in via De Brado. L'episodio avvenne a mezzogiorno del 26 novembre 2016.

Il Pubblico ministero aveva chiesto una pena di 6 anni e dunque quella decisa è andata persino oltre le richieste della pubblica accusa, pur tenendo conto della scelta di collaborare con la giustizia e della riduzione del rito abbreviato. Ha inciso, in particolare, la continuazione della condotta contestata all'imputato in due capi di accusa. A completare la condanna ci sono 2400 euro di multa (contro i 2000 chiesti dal Pm) ed il pagamento delle spese processuali.

La rapina fu compiuta da Fiore insieme con Gaetano Caselli, il quale era stato già giudicato con il rito abbreviato a maggio 2018 subendo una condanna di 5 anni e 4 mesi (contro i 13 chiesti dal Pm), con 1400 euro di multa e interdizione perpetua dai pubblici uffici.

La distanza temporale fra una sentenza e l'altra è legata al fatto che Fiore, come detto, s'era determinato a collaborare con la giustizia, ma questo non gli ha risparmiato una condanna persino superiore rispetto a quella del suo sodale.

Fiore sparò e ferì alle gambe Raffaele Di Ruvo, che aveva provato ad opporsi ai malviventi. Dopo essersi dato alla fuga con il complice, il solo Caselli fu arrestato in serata dalla Polizia non in flagranza di reato, ma con prove evidenti a suo carico.

La figura di Fiore, peraltro, si è intrecciata con l'inchiesta pressoché coeva, denominata Point break 2, sulla banda degli estorsori. Infatti, colui che nella rapina sparò si presentò spontaneamente alle forze dell'ordine a gennaio 2017, riferendo di essere un soggetto tossicodipendente dalla cocaina ed essere stato costretto a commettere quella rapina, con Caselli, poiché il provento sarebbe dovuto servire per saldare i debiti accumulati con il suo fornitore di droga, Armando Presta, finito in carcere insieme con altre persone nel corso della seconda operazione contro la banda del pizzo.

Lo stesso Presta, secondo le dichiarazioni rese da Fiore, gli avrebbe procurato l'arma utilizzata per la rapina. L'esito non favorevole dell'azione criminosa, chiusasi con un bottino alquanto scarso, complicava le cose a carico di Fiore, che si presentava da Presta con l'arma danneggiata e senza essere in grado di saldare il debito: così, terrorizzato da eventuali ulteriori conseguenze, a causa di presunte minacce di morte anche nei confronti dei familiari, si era determinato a collaborare con la giustizia.


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