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Dialoghi di Trani, l'appello del vescovo per una giustizia riparativa: «Anche i detenuti hanno una dignità»

Ieri, nella giornata conclusiva dei Dialoghi di Trani, sono intervenuti Mons. Leonardo D’Ascenzo, Vescovo dell’Arcidiocesi Barletta-Andria-Trani, il professore di Criminologia Adolfo Ceretti e il giornalista Domenico Castellaneta.

In questo incontro è affiorata una riflessione sulla pena detentiva che trova una chiara spiegazione con il pensiero del Cardinale Martini, per il quale il crimine indebolisce e deturpa la personalità dell’individuo ma non la nega, non la distrugge, non la declassa al regno animale.

Il  professor Ceretti ritiene perciò che «le leggi dovrebbero operare  in funzione dell’affermazione dello sviluppo e del recupero della dignità di ogni persona e la pena dovrà pertanto essere concepita come un graduale cammino individuale del reo verso il recupero dei valori e della dimensione etica del suo io. Questo perché - continua Ceretti - nella persona c’è sempre qualcosa di buono e quindi le istituzioni devono favorire l’ inclusione ed adottare una giustizia  riparativa piuttosto che punitiva, una giustizia “dell’incontro”, efficace mezzo per rimarginare le ferite delle vittime”.

Per Ceretti è importante il riconoscimento della colpa e quindi l’incontro consensuale tra il reo e la vittima porterebbe ad alleviare il dolore esistenziale di entrambi. "La vittima - spiega -, spesso  presa da un istintivo moto di vendetta, riuscirebbe con questo incontro ad elaborare il dolore che è un fotogramma della vita congelato nella memoria di chi ha subito un danno. È giusto  il carcere, ma  la repressione di un male attraverso la detenzione risulta efficace solo per un primo momento, perché incapsulare il male e neutralizzarlo dietro le sbarre per salvaguardare la società non porta a nessuna soluzione del problema. È necessario relazionarsi con il reo e fare un lavoro ricompositivo e riconciliativo in uno spazio non giudicante, affinché esca dal suo silenzio e prenda consapevolezza dell’azione compiuta”.

Mons. D’Ascenzo intende la giustizia riparativa come «ricomposizione della dignità umana: l’uomo può commettere azioni sbagliate, ma la sua dignità non può mai essere sminuita ed oscurata con azioni repressive . “Inoltre – afferma Mons. D’Ascenzo – non si deve dimenticare che un atto criminoso è causa di sofferenza non solo per la vittima, ma il dolore riguarda  persone vicine al colpevole che soffrono in silenzio, come per esempio i figli dei criminali emarginati e stigmatizzati dalla società in quanto tali. Questo percorso di recupero dei valori riguarda un po' tutti: tutti meritano la possibilità di riscattarsi e riabilitarsi ad uno stile di vita migliore del precedente”.  

Mons. D’Ascenzo ha ricordato che «Adamo ed Eva, dopo aver peccato, si nascosero per paura del giudizio di Dio, ma Dio subito attuò un processo riparativo nei loro confronti, portandoli alla consapevolezza dell’azione peccaminosa e dando loro, attraverso le dure prove della vita quotidiana, una nuova possibilità. Dio ha messo Adamo ed Eva di fronte alla fatica ed alla sofferenza della vita non per punirli, quanto piuttosto per fare comprendere la fragilità dell’essere uomo e il bisogno incessante di ogni creatura  di relazionarsi e vivere in comunione con gli altri”.

Carla Anna Penza


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