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Cambio di destinazione d'uso dell'ex Angelini, Di Leo: «Sarà la madre delle speculazioni edilizie»

Riceviamo e pubblichiamo la nota del consigliere comunale Gianni Di Leo sull'area ex Angelini.

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Prefazione. Questo mio articolo di stampa nasce dalla esigenza di lasciare una traccia per testimoniare i retroscena sul possibile futuro dell'area della distilleria ex Angelini, come è realmente previsto nella bozza di piano di rigenerazione di cui al bando ministeriale PinQua, che ha disposto una "promessa di finanziamento" di 45 milioni di euro sia ad Andria che a Barletta, e 30 milioni di euro a Trani.

Si tratta di una vicenda che in futuro sarà  denominata "La Madre delle speculazioni edilizie dal dopoguerra sino ai giorni nostri", posta in essere dal sindaco Bottaro e dalla compagine di sinistra che ha dismesso l'eskimo e indossato il doppiopetto.

Le affermazioni di Bottaro in campagna elettorale.Era il 16 luglio del 2020, in campagna elettorale, quando il sindaco Bottaro presentò pubblicamente un "Piano di Rigenerazione" dell'area alle spalle del Castello Svevo.Seduto dietro un tavolo e con la stampa a disposizione, presentò uno studio di fattibilità, il quale prevedeva che l'area ex Angelini diventasse interamente un grande PARCO PUBBLICO, dalla costa sino a via Romito. La paradisiaca previsione era già stata preannunciata dallo stesso Bottaro in un articolo apparso sul giornale "La Repubblica" in data 8/2/2020 (a firma Cenzio Di Zanni), nel quale dichiarava, senza mezzi termini, che le strade da percorrere sarebbero state solo due.

"La prima: firmare un'intesa con l'attuale proprietà, così l'ente pagherebbe una somma pari al valore dell'immobile, da cui dovrebbe essere sottratto il costo della demolizione dell'ex distilleria e quello della bonifica....Altrimenti Bottaro sembra deciso a tirare diritto. Ed ecco la seconda strada possibile: l'espropriazione senza se e senza ma...."Quindi o acquisizione bonaria della proprietà oppure esproprio. Non solo.Il 6 maggio 2020 viene pubblicato sul giornale locale Radiobombo un articolo dal titolo "Addio all'ex Angelini: nasce il parco urbano con parcheggio multipiano....." con l'immagine del master plan dell'area (alcuni dicono scopiazzato da una tesi di laurea di alcuni architetti locali). Nell'articolo si annuncia la realizzazione del grande parco urbano di 20.000 metri quadrati e un parcheggio a due o tre livelli. Dulcis in fundo. In piena campagna elettorale venne organizzato un incontro pubblico dalla testata giornalistica Traniviva, alla quale parteciparono il nostro candidato del centro destra, avv. Palumbo, e il candidato Bottaro. In quella occasione, a fronte della tesi di conservazione della previsione di Edilizia Giudiziaria dell'area portata avanti dal nostro candidato del centrodestra, Bottaro affermò che in quell'area non avrebbe fatto costruire "nemmeno un metro cubo!".

La destinazione dell'area.Perché il nostro candidato avv. Palumbo portava avanti la proposta di conservazione della previsione  di Edilizia Giudiziaria?Perché questa è la previsione urbanistica del PUG, la quale recepì l'indicazione della Commissione Permanente presso il Tribunale di Trani dell'epoca, cioè il soggetto indicato dalla legge per programmare, orientare e attuare il miglior andamento della attività giudiziaria. L'intento della Commissione Permanente dell'epoca era quello di pervenire alla realizzazione di un unico corpo di fabbrica, nel quale allocare tutto il settore civile, lasciando a quello penale Palazzo Torres e Palazzo Carcano.La Commissione Permanente indicò proprio l'area ex Angelini come quella meglio destinabile per tale scopo, essendo la più vicina a Piazza Duomo e predisposta alla trasformazione urbanistica.Da dove deriverebbe quindi, l'assioma di Bottaro &C. secondo cui tale previsione del PUG non risulterebbe più possibile? Secondo il sindaco, ciò deriverebbe, o, meglio, si ricaverebbe, da una missiva del Presidente del Tribunale del 29/5/2017, resa nota agli atti in occasione della delibera di cessione gratuita di Palazzo Carcano all'Agenzia del Demanio, nella quale si affermerebbe tale "verità" assoluta e incontestabile.

Non è così!In realtà la nota del Presidente del Tribunale si limita a ipotizzare una risistemazione degli uffici giudiziari sulla base della dotazione degli immobili oggi a disposizione, compreso il Palazzo Carcano, analizzando quindi l'attuale assetto, con distribuzione su più immobili della attività Giudiziaria,  fermo restando (così è scritto) che le sue ipotesi sarebbero state oggetto del doveroso parere della attuale Commissione Permanente. Ad oggi il parere della Commissione Permanente in merito alla eliminazione della destinazione urbanistica per Edilizia Giudiziaria non c'è. Il futuro dell'area comporta una decisione gravosa e molto importante, tanto da rischiare di far abortire per le  prossime generazioni di operatori legati alla attività Giudiziaria (magistrati, avvocati, dipendenti) e utenti,  il sogno di potervi realizzare il nuovo Palazzo di Giustizia, già tanto desiderato dalle generazioni precedenti.

Risulta in ogni caso di tutta evidenza l'utilizzo incongruo della nota del Presidente del Tribunale, il quale non si sofferma affatto sulla ipotesi di un nuovo futuro Palazzo di Giustizia (in quanto non oggetto di analisi in relazione alla cessione di Palazzo Carcano) e quindi non decreta alcun fallimento della attuale previsione urbanistica dell'area ex Angelini. Appare dunque azzardato e pretestuoso ipotizzare nuove destinazioni urbanistiche per l'area ex Angelini, nascondendosi dietro il contenuto della nota del Presidente del Tribunale che riguarda altra fattispecie, senza l'espresso avvallo della Commissione Permanente sul futuro dell'edilizia giudiziaria.

Il progetto del nuovo Palazzo di Giustizia. Alla luce della previsione del PUG, il proprietario dell'area nel 2014 presentò la proposta di realizzazione del nuovo Palazzo di Giustizia, affinché fosse preso in locazione (ovvero in altra forma di acquisizione) da parte del Ministero di Giustizia. Il progetto prevedeva il corpo di fabbrica lungo via Romito-via Russo e un antistante parco verde sulla costa sino al mare e al Castello Svevo, con un parcheggio interrato. Risulta che il progetto abbia acquisito anche il parere degli enti competenti, compresa la Sovrintendenza. Che fine abbia fatto non si sa. Sicuramente si trova tumulato in qualche cassetto degli uffici comunali.

Il Piano PIN.QUA e la verità. E arriviamo ai giorni nostri. Nessuno in città pubblicamente dice niente su quello che può accadere, anche se qualche malumore serpeggia, e nei corridoi i "si dice", qui e lì sussurrati dietro le quinte, aumentano. Tutti sanno ufficialmente che nell'area ex Angelini si prevede un grande parco urbano di 20.000 metri quadrati, pure con il plauso delle associazioni ambientaliste che fanno finta di non sapere (?). Infatti ancora nel febbraio 2021 un nuovo articolo, apparso su Traninews24.city riporta le affermazioni di Bottaro "Abbatteremo il mostro", ribadendo che nell'area ex Angelini sorgerà "un parco naturalistico che di fatto duplicherà la villa comunale", e ancora "nel progetto futuro anche un parcheggio che potrà essere utilizzato da cittadini, turisti". Nell'articolo c'è però un inciso: "il progetto ambizioso prosegue attraverso il costante dialogo con il privato"

Ma come mai il privato, che si vede defraudato della proprietà dovrebbe "dialogare" per creare un "parco naturalistico"? C'è forse un accordo sul prezzo dell'area che il Comune dovrebbe versare al privato? È stato dato avvio al procedimento espropriativo? Queste erano le due opzioni preannunciate pubblicamente. Nulla di tutto questo! Ed ecco la novità - verità, che chi ha il dovere di farlo non  ha ancora riferito alle testate giornalistiche e sopratutto alla cittadinanza! Nell'area ex Angelini l'ipotesi del Piano PIN.QUA è quella di realizzare EDIFICI PER CIVILE ABITAZIONE.

L'area ex Angelini diventa una normale area del tipo Bs.ad, con fabbricati per civile abitazione e cessioni per urbanizzazioni secondarie. In buona sostanza, mentre il progetto del nuovo Palazzo di Giustizia prevedeva un corpo di fabbrica lungo via Romito- Via Russo, con un parco verde sino al mare e al Castello Svevo, oggi il sindaco, a quanto pare fulminato negli ultimi mesi sulla via di Damasco, sconfessando se stesso, prevede fabbricati per civile abitazione lungo via Romito- Via Russo e antistante parco verde sino al mare e al Castello Svevo. Cosa cambia? Cambia che le volumetrie si realizzano comunque, ma invece di essere di pubblica utilità per la funzione Giudiziaria, saranno di natura privatistica. Tolto l'eskimo, indossato il doppiopetto. Nasce così la "Madre delle speculazioni edilizie dal dopoguerra ai giorni nostri", con fabbricati per civile abitazione contemporanei, a poche decine di metri dal Castello Svevo! Immagino già i visitatori del Castello Federiciano intenti ad ammirare il panorama dei panni stesi sui balconi.

Conclusioni. Gli annunci dichiarati in campagna elettorale diventati chiacchiere al vento,  l'uso improprio della nota del Presidente del Tribunale, il mancato dialogo con i cittadini e con gli operatori di Giustizia, che nulla sanno della nuova volontà del sindaco, evidenziano una totale mancanza di trasparenza e mancanza di democrazia, che è doverosa e necessaria quando si tratta di assumere decisioni strategiche per l'intera città. La questione è semplice: inibire per sempre, oppure conservare, il sogno di poter realizzare il nuovo Palazzo di Giustizia nell'area ex Angelini, che poi tanto sogno non è in quanto il privato era disponibile alla sua realizzazione. Noi non siamo contrari alla iniziativa privata, e al "dialogo" con il privato, ma con i giusti presupposti e nel rispetto dell'interesse pubblico. Se l'interesse pubblico della realizzazione in futuro del nuovo Palazzo di Giustizia è venuto meno, allora, correttamente e a futura memoria, venga dichiarato espressamente dalla Commissione Permanente presso il Tribunale di Trani, quale soggetto competente ad assumersi la responsabilità della fondamentale decisione a nome di tutti gli operatori di giustizia.

A questo punto, come cittadino e come consigliere comunale sento di aver fatto il mio dovere evidenziando cosa sta accadendo, anche al fine di smuovere questa anonima apatia in cui versa la città, la quale sembra andare alla deriva intellettuale giorno dopo giorno, nella indifferenza generale, (mi dispiace dirlo) a tutti i livelli. Tutti.

Gianni Di Leo, consigliere comunale

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