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Dialoghi di Trani: l'intervista doppia a Vincenzo Linarello e Pietro Fragasso

Il 18 settembre Legambiente Trani, Libera Trani e Pachamana – NaturaSì Trani hanno organizzato, presso la vineria LaBò, il dialogo con il Presidente di Goel Vincenzo Linarello e il Presidente - Progetti, Sviluppo e Formazione Pietro Fragasso. Vincenzo Linarello, ideatore e promotore di Goel che lotta contro l'ndrangheta in Calabria e nel resto d'Italia, è convinto che sia giunta l'ora di
innescare un cambiamento per uno stile di vita più sostenibile. Goel rafforza e nutre l'imprenditoria locale legale, offrendo così alla popolazione un'alternativa alla disoccupazione e alla collaborazione con il crimine organizzato. Pietro Fragasso, invece, è impegnato nella promozione della giustizia sociale ed economica attraverso la diffusione di una cultura dell’antimafia, della pratica di
un’agricoltura sostenibile,dell’educazione alla legalità e al consumo critico. Il suo obiettivo è quello di dare delle opportunità di inserimento lavorativo a persone che provengono da situazioni di fragilità e a rischio di esclusione sociale.

COSA ACCOMUNA E UNISCE I VOSTRI PROGETTI CONTRO LA DIFFUSIONE DI UNA CULTURA DELL’ANTIMAFIA?

VINCENZO LINARELLO: È interessante e significativo notare come in diverse parti del Meridione si stia ritrovando la necessità di esprimere una mobilitazione civica e un impegno contro la mafia non solo simbolica, ma attiva e propositiva per far fronte alle problematiche connesse con l’economia. Le esperienze come le nostre si stanno moltiplicando e fanno capire come sarà difficile lasciarci alle spalle il fenomeno mafioso se non risolviamo i problemi legati all’economia della sostenibilità, dell’agricoltura e della disoccupazione.
PIETRO FRAGASSO: Sicuramente ci unisce una visione del terzo settore dell’impresa sociale che è indirizzata sulla capacità di incidere economicamente e praticamente sui territori rispetto ad un’azione simbolica che può molto spesso rimanere fine a se stessa.

LA MIGLIORE RISPOSTA ALLE AGGRESSIONI MAFIOSE E’ LA CONCRETEZZA DELL’ETICA CHE DA’ RISPOSTE AL TERRITORIO.
MA IN COSA CONSISTE QUEST’ETICA?

VL: L’etica definisce il modo giusto di comportarsi, ovvero distingue i comportamenti umani in giusti , buoni e leciti e li distingue da quei comportamenti ritenuti illeciti e sconvenienti. Noi portiamo avanti un’idea ben precisa che è quella dell’etica efficace. Noi diciamo che l’etica deve stare nel prodotto, nella produzione. È appunto quell'etica che sta dalla parte della vittima, del debole e che potrebbe riuscire ad ottenere risultati concreti solo se si ponesse l’obbiettivo di aiutare coloro che vivono in condizioni di sofferenza e di oppressione. Ecco perché se l’etica non è efficace forse non è neppure etica. Allora l’altra domanda che ci si pone è: che cos’è l’efficacia? L’etica è efficace quando risolve un problema senza crearne altri. Mi è stata di profondo aiuto la cultura cattolica in quanto essa è una cultura che si fonda sul principio di “sudare con il cuore e sudare sangue con il cervello”, ciò significa che non basta la buona volontà, l’impegno e la dedizione, ma solo agendo praticamente è possibile risolvere qualsiasi problema.

PF: I valori etici sono trans utili rispetto alla società, cioè significa che non sono definitivi per tutti e non sono definitivi sempre e quindi è importante lavorare affinché si sviluppi un concetto di etica che venga orientato verso una giustizia sociale. Infatti la sfida è riuscire a provare che non solo l'etica è giusta, ma funziona meglio. La strategia per delegittimare l'economia mafiosa è di
legittimare il lavoro come elemento di solidità. Noi siamo abituati a pensare al concetto di solidarietà come affine alla carità, in realtà è qualcosa di molto più profondo e radicale. Il lavoro solidale tra me e la persona che incontro, si racconta nel valore etico attraverso la condivisione di una storia e quella che, normalmente ritornando all’educazione cattolica, si definisce come
compassione, che non è l’aver pena ma il patire con l’altro e quindi entrare nella sua storia, entrare in quella vita e farsene carico e dividere il peso. Quindi l’uomo con il lavoro acquisisce una propria dignità e questo è esattamente il valore alto dell’etica.

IL VOSTRO COMPITO E’ L’IMPEGNO A RAFFORZARE E NUTRIRE L’IMPREDITORIA LOCALE LEGALE E AIUTARE TUTTI QUEI LAVORATORI “SVANTAGGIATI”. C’E’ UN’ESPEREINZA IN PARTICOLARE CHE VOLETE CONDIVIDERE?

VL: Quando l’economia è impostata in maniera davvero cooperativa essa ha un effetto rigenerativo nelle esistenze delle persone. Per esempio un nostro socio che ha un ristorante non faceva parte di nessun progetto contro la diffusione di una cultura dell’antimafia ma vedendo ciò che la nostra organizzazione faceva per promuovere la giustizia sociale, si è convinto a gestire il suo ristorante in maniera rigorosa e giusta. Dopo aver intrapreso questo percorso gli arrivarono quattro lettere di minacce di morte ma lui ha continuato a resistere a quelle pressioni. Noi tutti ci siamo chiesti il motivo per il quale l'ndrangheta si sia accanita su di lui. Ovviamente lui era un “normale” cioè una persona che non era nata in nessuna delle nostre organizzazioni o movimenti e che quindi ha voluto mutare il suo pensiero avendo capito cosa fosse giusto fare.

PF: Quest’anno, grazie al programma di inserimento lavorativo femminile, abbiamo assunto tre donne di cui due senegalesi e una ghanese. Tutte e tre avevano già lavorato nei magazzini, cioè quelle strutture in cui loro hanno il compito di tagliare e confezionare qualsiasi tipo di prodotto. I magazzini sono luoghi in cui si lavora a tempo “indeterminato” per più di 12 ore al giorno, anche
se a fine mese vengono riconosciute appena 18 giornate agricole. Quando queste donne hanno incominciato a lavorare nelle nostre aziende sono rimaste stupite del fatto che io e i miei colleghi le andassimo a prendere ogni mattina alle 5.30 per andare a lavoro, e del fatto che non avrebbero dovuto lavorare più di 8 ore al giorno come da contratto, con una normale retribuzione. Ricordo perfettamente quando una delle tre ragazze venne da me il giorno della consegna della busta paga sbalordita della quantità di denaro che aveva ricevuto e mi disse che se avesse ancora lavorato in quei magazzini, non avrebbe mai visto una somma
del genere se non dopo più di due mesi di lavoro.

QUANDO AVETE CAPITO DI VOLER INTRAPENDERE UN CAMMINO PER AIUTARE I FRAGILI E TUTTI COLORO CHE HANNO DELLE DIFFICOLTA’?

VL: A 18 anni mi sono sentito chiamare da Gesù ed ho cominciato a seguirlo e a vivere secondo il Vangelo. Per me questa chiamata è stata come un grande messaggio di liberazione; ho imparato a leggere la Parola di Dio alla luce della teologia della liberazione ed l’amore per Gesù e dei suoi insegnamenti che sono la radice di tutto ciò che ho voluto creare successivamente.

PF: Nel 1996, appena finito il liceo, decisi di fare un viaggio promosso da un’associazione di volontariato in Albania che in quel periodo era appena uscita dalla dittatura. Arrivai in questo villaggio vicino Scutari con e mi fu affidato il compito di occuparmi dei bambini del villaggio. Questa è stata la scintilla che mi ha fatto capire quanto io volessi aiutare tutte quelle persone fragili e
considerate deboli e che vivevano vite completamente differenti dalla mia. In seguito l’incontro con il parroco Nunzio Galantino, Segretario Generale della CEI, mi aiutò a capire meglio che quello sarebbe stato l’obiettivo da perseguire nella mia vita futura.

Carla Anna Penza


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