«La madre deve rimuovere foto e video della figlia da Tik Tok». Lo ha ordinato il Tribunale di Trani ad una donna, che dovrà cancellare i video della figlia minore postati su quel social e, per ogni giorno di ritardo, dovrà pagare 50 euro. Infatti, fino a 14 anni serve il consenso di entrambi i genitori e la bambina, all'epoca delle foto, ne aveva soltanto 9.
L'ordinanza è del Tribunale civile e risale allo scorso 30 agosto 2021. Il collegio lo ha deciso in camera di consiglio (presidente Alberto Binetti, giudice Maristella Sardone, giudice relatore Maria Azzurra Guerra).
Precedentemente alla sentenza il padre, separato dalla moglie, aveva proposto reclamo nei confronti del provvedimento che aveva dichiarato inammissibile il suo ricorso ex articolo 700 finalizzato ad ottenere la condanna della moglie affinché rimuovesse dal social network le immagini della figlia minore, poiché le pubblicazioni erano state effettuate senza il suo consenso: il tribunale ha accolto il reclamo del padre e, di conseguenza, ha ordinato alla moglie la rimozione delle foto.
Nel caso di specie, «non vi è prova del consenso del padre alla pubblicazione di tali video - si legge nel provvedimento - e non può trovare accoglimento la tesi difensiva della madre secondo cui il padre era a conoscenza della pubblicazione degli stessi, avendo accesso al profilo della moglie. La possibilità di visionare un profilo social non equivale all'accettazione della pubblicazione di video e foto ritraenti la figlia minore e l'avere proposto il ricorso cautelare, seppure a distanza di qualche mese dalla pubblicazione, è espressione di dissenso e mancato consenso».
Infine, ma non da ultimo, per il Tribunale «l'inserimento di foto di minori sui social network costituisce comportamento potenzialmente pregiudizievole per essi, in quanto ciò determina la diffusione delle immagini verso numero indeterminato di persone, conosciute e non, le quali possono essere malintenzionate e avvicinarsi i bambini dopo averli visti più volte in foto on-line. Né si può inoltre sottacere l'ulteriore pericolo costituito dalla condotta di soggetti che taggano le foto on-line e, con procedimenti di fotomontaggio, ne traggono materiale pedopornografico da fare circolare fra gli interessati».
La donna oltre i 50 euro per ogni giorno di ritardo nella rimozione delle foto, è stata condannata a liquidare complessivamente 1.750 per spese e onorari.
