La giovane tranese Ersilia Guarini ha vinto il Premio Nazionale “Milla Baldo Ceolin” per l’anno 2020 in esito alla selezione effettuata per il concorso “Woman in Theoretical Physics” rivolto alle 10 miglior tesi di laurea magistrale nel campo della Fisica Teorica dell’INFN.
La sua tesi “Axion emissivity from photon conversions in the solar magnetic field” è stata selezionata tra quelle ricevute e si è distinta per la rilevanza e l’originalità dei risultati raggiunti. Oggi è ricercatrice a Copenhagen, in Danimarca. Di seguito l’intervista.
Quali studi hai fatto e perchè hai deciso di trasferirti?
Ho studiato Fisica all’Università di Bari, mi sono laureata alla triennale nel 2018 e poi mi sono iscritta a Fisica teorica sempre nel capoluogo. Nel 2020 mi sono laureata scrivendo una tesi con il prof. Alessandro Mirizzi e ho poi vinto una posizione di dottorato al Niels Bohr Institute di Copenhagen, in Danimarca.
In realtà ho avuto anche la possibilità di proseguire il mio dottorato di ricerca in Italia, però ho optato per Copenhagen sia perché ero entusiasta all’idea di lavorare con la mia attuale supervisor, Irene Tamborra, sia perché ho voluto saltare il prima possibile nel “vuoto”, trasferendomi all’estero. Per un ricercatore è fondamentale interagire con realtà diverse! Al momento lavoro qui come PhD e svolgo la mia ricerca su spettacolari e violentissimi eventi che accadono nell’Universo, chiamati gamma ray burst. Sono oggetti estremamente interessanti perché funzionano praticamente da acceleratori di particelle, che migliaia di ricercatori costruiscono qui sulla terra.
Qual è stato l’argomento della tesi con cui hai vinto il premio?
Ho vinto il premio grazie alla mia tesi di laurea su particelle chiamate assioni. Sono ancora ipotetiche, ma potrebbero risolvere un grandissimo problema della fisica teorica ed essere candidate per la materia oscura. In particolare ho studiato la loro produzione nel sole. Infatti, i fotoni-o ciò di cui è fatta la luce possono “cambiare vestito” per un effetto quantistico e oscillare in assioni. Se li rivelassimo, potremmo aprire le porte ad una nuova fisica che ancora non conosciamo.
Ti aspettavi la vittoria? Quali emozioni hai provato?
Speravo davvero tanto di vincere il premio. Il mio relatore conosceva Milla Baldo Ceolin, la fisica teorica a cui è intitolato, e la stimava moltissimo. La Ceolin ha contribuito in modo sostanziale alla fisica dei neutrini, particelle chiave per lo studio del nostro universo. È stato, perciò, un onore immenso vincere un premio a lei dedicato. Sono convinta che ci siano state tante tesi presentate al concorso, altrettanto interessanti, perciò essere selezionata con altre 9 ragazze è stata una piacevole sorpresa. Spero che questo possa servire da faro per altre bambine e ragazze che sognano di diventare scienziate, affinché non si facciamo intimidire da un mondo prettamente maschile. C’è tanto spazio per le loro menti e il genere non dovrebbe influenzare minimamente la scelta del proprio futuro.
Essere ricercatrice in Danimarca: quali sono i pro e contro e le differenze con l’Italia?
Essere ricercatrice in Danimarca è un’esperienza che augurerei a chiunque cominci il percorso accademico o lo abbia già scelto come strada di vita. È un Paese meraviglioso con una cultura del lavoro molto solida. I pro sono sicuramente i contratti che rispettano e tutelano anche i più semplici PhD, come me, all’inizio della carriera accademica. Inoltre, l’ambiente è estremamente internazionale, un tassello necessario per qualunque ricercatore in quanto apre la mente e permette di confrontarsi con pensieri diversi. I contro sono chiaramente la lontananza da casa e dall’ambiente più “caldo” e familiare che respiravo a Bari in Università. La cosa positiva è che, però, molti fondi vengono investiti nella ricerca, cosicché in Università si trovano professori anche molto giovani. In Italia una cosa del genere è estremamente rara! Però, spero che le generazioni future siano in grado di rivoluzionare il mondo accademico, troppo competitivo in qualunque parte del mondo. La ricerca è cooperazione, non competizione, e questo viene spesso dimenticato. Non è gloria personale, ma un bene utilizzabile da tutti e tutte. Mi auguro di poter avere assieme ad altri coetanei una bella carriera che ci permetterà di tornare nel nostro Paese e svecchiare un po’ il sistema universitario. Se mezzi adeguati venissero dati alle Università (e anche a quelle del Sud, spesso penalizzate!), l’Italia perderebbe sempre meno giovani ricercatori e potrebbe fare grandi cose. Il potenziale c’è già, basta creare le condizioni adeguate per farlo esprimere.
