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Il gradito ritorno del teatro al chiuso a Trani: merito della Compagnia dei Teatranti e di San Magno

  • “Una promessa ad un bambino è come un tatuaggio: indelebile. Tre anni fa il piccolo Antonino D’Amore, cresciuto nel e col teatro, mi espresse il desiderio di interpretare Peppiniello in Miseria e Nobiltà. Lui però aveva solo cinque anni, perciò gli risposi che al compimento degli otto anni, età scenica di Peppiniello, lo avrei accontentato”. È questa la promessa e premessa con cui Lella Mastrapasqua, regista insieme a Enzo Matichecchia, ha messo in scena, con la loro Compagnia dei Teatranti, “Miseria e nobiltà”, la commedia in due atti di Eduardo Scarpetta resa celebre grazie alla trasposizione cinematografica del 1954 a cura di Mario Mattoli con una grande interpretazione di Totò.

    Proprio da sottolineare l’interpretazione del piccolo Antonio, calato perfettamente nel personaggio, con il suo ritornello “Vincenzo m’è padre a me!”, inserito in ogni discorso a giustificare la sua presenza in casa di don Gaetano dove è stato assunto come cameriere fingendosi figlio di un altro cameriere, Vincenzo appunto, che ricorda esattamente il film e che tanto ha fatto ridere generazioni di spettatori:“Don Vincè, basta che mi fate mangiare e io vi chiamo pure mamma!”

    “Soprattutto il pubblico si aspetta una performance dignitosa se non pari a quella dei vari Totò, Dolores Palumbo, Enzo Turco, Sophia Loren – ha aggiunto Enzo Matichecchia -. Ma qui siamo a teatro e non al cinema, perciò ho chiesto ai nostri Teatranti di essere sé stessi, di non cercare imitazioni ma di fare uno studio approfondito dei rispettivi personaggi così come Scarpetta ha inteso immaginarli nel testo originale”.

    Lo spettacolo, che si è tenuto in tre repliche presso l’auditorium “Pichierri” della chiesa di san Magno di Trani (essendo purtroppo attualmente chiuso, e non sappiamo per quanto ancora, il cinema Impero che ospitava le rassegne e gli spettacoli teatrali), è stato ben calibrato tra il testo originale di Scarpetta e il famoso film, con Totò che interpreta Felice Sciocciammocca (Andrea D’Amore). La fame è purtroppo il triste refrain di “Miseria e nobiltà”, come nelle intenzioni di Scarpetta, che mise in scena un quadro di una miseria purtroppo molto familiare all’epoca, dove “la vera miseria è la falsa nobiltà”.

    “Miseria e nobiltà” si sarebbe dovuto tenere a marzo 2020 nell’ambito della rassegna “Venerdì a teatro”, a concluderla, ma purtroppo proprio in quel periodo il Covid sconvolse le nostre vite e soprattutto quella degli spettacoli dal vivo. Si tratta di un grande classico della commedia napoletana non facile da mettere in scena perché inevitabilmente il pubblico lo paragona alla trasposizione cinematografica.Mala Compagnia dei Teatranti è ben rodata e ha fatto divertire il pubblico presente in sala senza far trapelare l’emozione di esibirsi finalmente di nuovo dal vivo.Possiamo dirlo: aspettare 19 mesi, ne è valsa la pena.

    Il prossimo appuntamento è per la nuova edizione di “Venerdì a teatro”, che avrà inizio a novembre.

    Federica G. Porcelli


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