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Trani, ok della Soprintendenza: partiti i lavori di restauro di Villa Bini

  • La Soprintendenza archeologia,belle arti e paesaggio per le province di Barletta-Andria-Trani e Foggia, con provvedimento del 19 ottobre 2021, ha autorizzato il progetto di risanamento e consolidamento dei prospetti di Villa Bini.

    Secondo quanto riferisce il legale della famiglia Bini, l'avvocato Benedetto Ronchi, «i lavori sono iniziati da alcuni giorni e sono stati affidati all'impresa Edilizia Di Ciommo, specializzata in restauro di immobili di pregio e sottoposti a vincolo di tutela, iscritta alla categoria Og2 (restauro e manutenzione dei beni immobili sottoposti a tutela). L'obiettivo della famiglia Bini - fa saper eil legale - è il pieno recupero dello storico immobile e dell'area circostante, divenuta negli ultimi anni oggetto di frequenti atti vandalici».

    Nella premessa dell'autorizzazione rilasciata dalla Soprintendenzasi legge che «il progetto mira non solo a rispondere a pieno alle richieste espresse dalla Sabap Foggia, e quindi a risolvere lo stato di grave pregiudizio del manufatto, nonché le precarie condizioni di sicurezza in cui versa attualmente il bene, ma anche ad attuare una vera e propria opera di restauro del manufatto, volto a restituirgli valore storico-architettonico e garantire la sopravvivenza della fabbrica architettonica, la cui immagine estetica connota la ci/là di Trani attraverso la memoria storica».

    Entrando nel merito del progetto Il soprintendente ad interim, l'architetto Maria Piccarreta, ha autorizzato l'esecuzione dei lavori subordinandoli all'osservanza di alcune prescrizioni: «Gli interventi sulle superfici delle facciate, con particolare riguardo alle parti modanate che sormontano le aperture ed alle parti lapidee, dovranno avvenire sotto la supervisione di un restauratore abilitato per i settori specifici ai sensi di legge; Il sacrificio di materiale originale quale elementi lapidei, malte interstiziali e intonaci dovrà essere limitato a quei soli casi in cui essi non risultino più funzionali anche in seguito ad idoneo trattamento consolidante; siano concordati con la Soprintendenza in corso d'opera gli interventi di ripristino e consolidamento delle facciate, nonché delle operazioni di pulitura in generale; tutte le malte e gli intonaci siano a base di calce naturale. senza componenti plastiche e cementizie, ad eccezione del prodotti impiegati per Il ripristino del calcestruzzo, ove necessario; le finiture e le tinte dovranno essere concordate con la Soprintendenza, previa esecuzione di saggi finalizzati a rintracciare eventuali colori sottostanti; i nuovi infissi, ove previsti, dovranno essere identici a quelli esistenti e dovranno essere concordati mediante campioni da sottoporre all'attenzione di questo ufficio».

    Posti i paletti, la Soprintendenza fa sapere che si riserverà, in corso d'opera, «di fornire ulteriori prescrizioni e indicazioni necessarie alla maggiore tutela del bene culturale. Il cantiere dovrà essere predisposto al libero accesso di funzionari di questo ufficio, per l'esercizio dell'alta sorveglianza dei lavori. Al termine dei lavori dovrà essere inviata una relazione dettagliata, da parte del direttore dei lavori, che illustri le fasi più significative dell'intervento, corredata da accurata documentazione fotografica».

    Quando Villa Bini sarà effettivamente riqualificata e nuovamente abitata, questo sarà certamente un forte deterrente contro tutti gli atti vandalici che finora si sono susseguiti nel parco pubblico, inaugurato il 3 maggio 2012 dal sindaco dell'epoca, Giuseppe Tarantini.

    Quel giorno la stessa famiglia Bini era affacciata al balcone della loro proprietà, ma soltanto per godersi lo spettacolo dell'inaugurazione da una posizione privilegiata. In realtà, da tempo quello stabile non è più abitato ma adesso, soprattutto sull'onda emotiva del progressivo degrado del parco e per un riemergente senso di appartenenza e spirito identitario, si vuole puntare a recuperarne il fascino con una rigenerazione che parta, paradossalmente, proprio dal privato.

    Al Comune il compito di raccogliere la sfida e dotare parco Petrarota, con all'interno Villa Bini, di tutte le misure utili ad evitarne l'accesso abusivo e, soprattutto, verde, arredi e servizi che ne facciano una vera e propria seconda villa comunale, come sarebbe dovuto essere dal primo momento. Purtroppo, il mancato affidamento in gestione del bene non l'ha aiutato a diventare quello che sarebbe dovuto essere, restando sostanzialmente una grande incompiuta.


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