Il consiglio comunale ha approvato, con 20 voti favorevoli, 7 contrari e 6 assenti, la variante urbanistica finalizzata alla realizzazione in discarica di un impianto di trattamento percolato e di una stazione di trasferenza dei rifiuti.
Come spiegato durante la discussione del punto, il consiglio comunale non ha facoltà di approvare il progetto perché sarà validato soltanto dalla Regione. Quello adottato oggi è un provvedimento di carattere urbanistico, propedeutico al parere regionale.
I consiglieri comunali Pasquale De Toma e Vito Branà hanno presentato due pregiudiziali, rigettate entrambe. Approvati, invece, due emendamenti.
Sia l’assessore all'ambiente, Pierluigi Colangelo, sia il sindaco, Amedeo Bottaro, hanno voluto spiegare meglio la proposta di delibera: «Questa vicenda – dice Colangelo - inizia nel 2016 con il “Patto per la Puglia” tra Governo e Regione. Oggi l’approvazione della variante urbanistica, elemento richiesto dalla Regione, urge per la possibilità di bloccare il finanziamento di 4 milioni finalizzato all’approvazione dell’impianto di trattamento di percolato e di trasferenza».
Il sindaco Amedeo Bottaro ha ribadito che «stiamo approvando il progetto solo ai fini urbanistici. Il progetto in sé non lo possiamo approvare perché non è di competenza comunale. Quella che approviamo è una variante urbanistica per creare l’impianto di trattamento di percolato. Il progetto di oggi potrà ovviamente cambiare. Noi oggi dobbiamo decidere se l’impianto di percolato lo vogliamo noi (pubblico) o un privato. L’impianto di percolato deve essere necessariamente annesso alla discarica».
Per Giovanni Di Leo (Lega), «quella che si vuole approvare è tutt'altro che un'adozione di variante urbanistica, ma un atto che va a incardinare in città un impianto pericoloso all'interno di uan discarica che si vuole riaprire per farlo realmente funzionare. E noi ne saremo spettatori marginali, perché la proprietà è dell'Ager che potrà farne quello che vuole. Politicamente è una scelta sbagliata, texcbnicamente è pericolosa».
Pasquale De Toma non ha dubbi: «Si sta intervenendo su un sito ancora inquinato, tanto che a Brindisi, per circostanze analoghe, un impianto simile non si è fatto. Infatti, in caso di inquinamento della falda, non si saprebbe chi sia il responsabile dell'inquinamento. I fatti ci dicono che sarebbe stato molto più sicuro realizzare il termovalorizzatore, soprattutto se moderno come quelli di oggi a freddo».
Michele Centrone osserva che, «se la discarica produce ormai poco percolato e l'impianto per i primi cinque anni non ne tratterà da altri comuni, allora l'investimento diventa antieconomico ed il costo di smaltimento supererà l'attuale risultando non conveniente. Per essere conveniente, l'impianto dovrebbe lavorare h24, quindi è certo che ne arriverà da altri comuni. Ma questo il progetto non ce lo dice, forse persino di proposito».
Sul fronte della maggioranza Leo Amoruso la vede in maniera diversa: «Il vero rischio che oggi stiamo correndo è quello dei camion in continua entrata e uscita. A me interessa relativamente l'aspetto economico, ma prioritariamente quello della sicurezza ambientale e quello che ci viene detto dall'assessore all'biente mi sembra più che rassicurante».
Vito Branà (M5s) osserva che «l'impianto serve per tenere il percolato al di sotto della frattura del lotto 3 ed evitarne la dispersione in falda. Io avrei prima completato la messa in sicurezza della discarica e poi, forse, avremmo compreso che l'impianto non ci serve. Qui siamo in presenza di una scelta delicata per il futuro della città».
Andrea Ferri (Fdi) ha lamentato con Di Leo la circostanza della presentazione di emendamenti nel corso della seduta stessa, e non 48 ore prima come il regolamento disporrebbe. Questo ha offerto la sponda per fare uscire dall'aula gran parte dei consiglieri di minoranza. «Ma dico anche no a questo impianto perché troppo impattante sul futuro della città».
Michele di Gregorio ritiene invece che, «tutti riteniamo utile questo impianto. Le posizioni differenti sono sulle dimensioni, ma ormai è arrivato il momento di porre fine ai nostri viaggi fuori Trani per conferire rifiuti, percolato e quanto altro, mentre prima si veniva a conferire a Trani per quattro soldi. Ormai quel sito è compromesso e dobbiamo fare il massimo per metterlo in sicurezza».
Denise Di Tullo (Pd) ha chiarito che «qui nessuno di noi vuole avvelenare la città e non possiamo accettare che passi questo messaggio sbagliato. L'impianto separa la parte nociva da quella non nociva: la prima non rimane nel sito e neanche in città; la seconda può essere utilizzata a fini irrigui».
Antonio Loconte (Trani futura) ha chiarito: «Avevamo molti dubbi e ci sono stati chiariti, ma nel percorso che seguirà Trani deve avere un ruolo centrale nella negoziazione. Teniamo tutti al bene delal cità e non accetteremo imposizioni dall'alto».
Beppe Corrado (Con) ritiene che «oggi stiamo ponendo una pietra miliare verso la necessaria seprazione funzionale fra impianti e servizi di Amiu. Ma certamente l'impianto ci serve dopo anni di mala gestio della nostra discarica, che hanno portato la Regione a chiuderla. E per fortuna, nell'ormai lontano 2015, abbiamo deciso di ricapitalizzare l'Amiu, altrimenti ora la situazione ci sarebbe completamente sfuggita di mano».
Per Tommaso Laurora «il vero problema è che questo impianto arriva tardi, quando cioè primo e seocndo letto sono già chiusi. Però c'è da colmare il terzo portandolo al piano campagna, e qui si è stimata una spesa di 20 milioni di euro, a meno che non riapriamo la discarica in quel lotto».
Nel testo dei due emendamenti, proposti dalla stessa maggioranza e segnatamente dai consiglieri Morollo e Corrado (più altri), si ribadisce che allo stato si adotta una variante urbanistica, e non l'impianto, e che l'impianto si realizzerà solo a seguito di effettivo completamento della messa in sicurezza di tutta la discarica. Sull'impianto stesso si chiedono all'Ager ulteriori garanzie che, allo stato, sono solo accennate.
