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Trent'anni dalla legge sull'amianto, ma nessun censimento dei siti contaminati

Il 27 marzo 2022 compirà trent’anni la legge 257/92 che decretò la pericolosità dell’amianto, ne vietò l’uso e la commercializzazione, prevedendone il censimento e l’obbligo di bonifica ove presente. La presenza del cemento-amianto a distanza di trent’anni dall’entrata in vigore della legge costituisce tuttora un “rilevante problema di salute pubblica” come è stato definito da alcuni esponenti delle Istituzioni.

Le coperture in cemento-amianto, in tutti questi anni, sono andate incontro a una
progressiva usura e vetustà aggravate dalla mancata manutenzione che i proprietari dei siti contaminati hanno volutamente attuato, nella consapevolezza che prima o poi avrebbero dovuto rimuoverle, complice la colpevole noncuranza delle Istituzioni (Comuni, Provincie, Regioni). Il censimento, la mappatura e la classificazione, pure previsti dalla legge e dai PRA (Piani Regionali Amianto), propedeutici al monitoraggio e alle bonifiche non sono mai stati eseguiti.

Emblematico del diffuso atteggiamento delle pubbliche amministrazioni è la quasi totale assenza delle cosiddette “buone pratiche” da portare ad esempi. Nessuna amministrazione delle nostre città dal 1992 ad oggi ha voluto affrontare la gestione delle problematiche introdotte dalla legge 257/92, definire piani di bonifica e attuare altre iniziative in relazione alla pericolosità accertata dell’amianto. Non avviare il censimento dei siti contaminati, non ordinare le bonifiche né attivarsi per fare una seria programmazione di graduale rimozione in relazione allo stato dei manufatti equivale
autorizzare la pirateria dell’abbandono dell’amianto nelle periferie delle città, nelle campagne e continuare a fare scempio dell’ambiente.

L’amianto è causa di malattie tumorali dei polmoni e delle vie biliari con una latenza di
venticinque ed anche trenta anni: ciò vuol dire che un bambino oggi in tenera età rischia ancor giovine il grave manifestarsi di patologie mortali. Una campagna di informazione sulla pericolosità dell’amianto, sul divieto di abbandono, sulle norme di rimozione è indispensabile per una collettiva presa di coscienza che non è più tempo di aspettare, che non è più questione di manutenzione delle coperture perché queste cominciano a perdere fibre, che si disperdono nell’ambiente trasportate dal vento, già diciotto mesi dopo l’installazione.

In un recente incontro con l’assessore regionale all’ambiente abbiamo sollevato il grave
ritardo della regione sulla realizzazione delle bonifiche e abbiamo avanzato una proposta di riapertura breve dei termini di autodenuncia con sanzioni minime, quasi simboliche, per poi passare al censimento, classificazione e programmazione delle bonifiche, anche attraverso ordinanze, che ove ancora trascurate dovranno essere eseguite in danno dei proprietari dei siti. Contiamo sulla sensibilità mostrata dall’assessore per vedere affrontato il problema senza altre perdite di tempo.

Questa lettera aperta è indirizzata al Presidente della Regione Puglia, ai Prefetti della Regione Puglia, ai Sindaci dei Comuni della Puglia, all’Assessore Regionale all’ambiente, alle ASL della Regione Puglia, ai cittadini della Puglia, ai parlamentari eletti nella Regione Puglia.



Antonio Carrabba, portavoce BAT Associazione Esposti Amianto e rischi per la salute, Nicola Ulisse, responsabile Codacons Sede locale di Trani, Maria Grazia Cinquepalmi, Maria Teresa De Vito, Rita Grazia Reggio, Francesco Bartucci, Vincenzo Falco, Pietro Ferreri, Siro Sterpellone.


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