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La festa del Crocifisso di Colonna, un gruppo di cittadini contro i fuochi pirotecnici

Trani ha festeggiato il tre maggio per onorare l’evento prodigioso del 1480 che vide approdare, secondo quanto ci è stato tramandato, il Crocefisso venerato nella chiesa di Colonna sul litorale est della città; la circostanza è stata propizia, grazie anche alla mitezza del clima, per dare libero sfogo a tutto quanto represso in tempi di pandemia. Le ricorrenze religiose però vengono di norma solennizzate dalla Chiesa attraverso la spiritualizzazione del significato della fede che si sostanzia nell’accettazione di un mistero incomprensibile.

È proprio lo stridente contrasto del significato fra festeggiamento e solennizzazione che ci induce a questa riflessione auspicando per il futuro un cambio di orientamento nella vita della città. I cittadini, soprattutto quelli delle generazioni più “adulte”, sono sempre restii ad accettare di dismettere tradizioni e abitudini popolari e come tali gli spettacoli pirotecnici sono sempre stati considerati quasi doverosi dagli organizzatori e ben visti tante volte dagli stessi amministratori, forse fedeli alla logica degli antichi romani del “panem et circenses”, che ne autorizzano lo svolgimento!

Ebbene l’arrivo e il saluto del Crocefisso di Colonna sono stati salutati da consistenti e roboanti giochi pirotecnici dei quali non se ne ravvisava la necessità. Potrebbe sembrare strumentale ricordare quanto fosse stata opportuna la sobrietà per questa circostanza
anche per fare un tacito ma significativo invito alle Chiese di quartiere che da maggio a settembre celebreranno i Santi di riferimento, compresa la ricorrenza della festa patronale di fine luglio/agosto.

D’altra parte, proprio il proposito fondativo delle confraternite dovrebbe orientare la destinazione delle risorse finanziarie ad opere di pietà e carità in un momento in cui la povertà avanza in modo allarmante. Sorvolando sul panico che sviluppano negli animali, sui danneggiamenti ai monumenti e finanche sull’inquinamento che i fuochi pirotecnici producono, non si può tacere sui risvolti socioeconomici del settore, il più mortifero fra le attività produttive, che pesca manodopera, nella povertà e fra gli immigrati,
quasi sempre sottopagata e con poche garanzie di sicurezza. Basterebbe considerare poi che le esplosioni dei pirotecnici che da noi immergono in un effimero godimento altrove invece, non d’artificio atterriscono, uccidono e devastano: le guerre che in Europa e altrove sul pianeta stanno seminando morti, provocano sofferenze e distruzioni in interi Paesi, nella ancestrale cinica prospettiva di un ulteriore arricchimento dei soliti noti attraverso la ricostruzione.

Rivolgiamo un caloroso invito al capo della Chiesa diocesana perché raccomandi ai parroci, ai cappellani, ai padri spirituali di vigilare che nei programmi in onore dei Santi delle chiese siano del tutto esclusi i fuochi pirotecnici che sanno tanto di sfide fra confraternite che assumono quasi un significato tribale. Contiamo che anche nella programmazione della festa del patrono San Nicola il Pellegrino prevalga questo orientamento o quanto meno la sobrietà e che l’Amministrazione comunale se ne faccia promotrice.

Antonio Carrabba Portavoce BAT AEA (Associazione Esposti Amianto e Rischi per la salute)
Francesco Bartucci
Siro Sterpellone


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