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Trani, «una movida virtuosa si può». Ma all'incontro della Notte della legalità manca proprio l'amministrazione

  • «La movida può rappresentare un grandissimo indotto turistico ed economico per la città, purché gli operatori del settore agiscano virtuosamente e responsabilmente. Infatti, è un gran fenomeno sociale e, senza regole e limiti, rischia di sfuggirci di mano».

    È quanto è emerso dall'incontro dal titolo «Movida - Mi vida», inserito nel programma della «Notte bianca della legalità», a cura della Prefettura Bat, andato in scena ieri sera a Trani presso il locale «Il vecchio e il mare», a cura dello stesso e del ristorante «Le lampare al fortino», in collaborazione con il Distretto urbano del commercio di Trani».

    Si sono confrontati sull'argomento i responsabili delle due attività ed altri addetti ai lavori: Riccardo Lapi, pr e organizzatore di eventi; Francesco Musicco e Mario Grilli, dj; Luana Fragasso, direttrice de Il vecchio e il mare; Francesco Mazzilli, titolare de Il vecchio e il mare; Antonio Del Curatolo, titolare Le lampare al fortino.

    E c'era anche Liliana Bellavia, insegnante, psicoterapeuta, già presidente della Sipef Puglia, che da anni si occupa di prevenzione del rischio psicopatologico e del mondo emozionale dei bambini, pubblicando articoli scientifici per Laterza e Armando editore.

    E la professionista ha sottolineato «la necessità di linguaggi comuni per favorire la crescita del settore, altrimenti ogni attività fuori contesto rischierebbe solo di nuocere al contesto stesso, e pertanto di progetti in rete che non siano soltanto a parole, ma anche nei fatti».

    Un fenomeno non solo economico, dunque, ma fortemente sociale e tale da coinvolgere le agenzie educative e le pubbliche amministrazioni, che forse non a caso hanno previsto nel programma della manifestazione della notte di Trani uno spazio ad essa dedicato.

    Peccato che per l'occasione non ci fossero rappresentanti della pubblica amministrazione, che avrebbero potuto ascoltare la voce degli operatori, comprendere meglio cosa sia realmente oggi la «movida», termine mutuato dalla Spagna post franchista che usciva dalla dittatura «muovendosi» verso la condivisione dell'utile e del bello.

    Ed avrebbero potuto dire la loro sul perché il centro storico sia ancora troppo poco curato e sul perché il porto non sia ancora del tutto pedonale, nonostante le attività interessate preferiscano che sia proprio così.

    Ma soprattutto sul perché, lungo l'intero arco del posto, le attività siano unicamente di ristorazione a vario titolo, con l'eccezione di un'agenzia di onoranze funebri e della sede distaccata della Polizia locale presso la darsena comunale.

    Troppo poco per proporre un'offerta diversificata all'utenza, che a quel punto giunge a Trani soprattutto perché quasi unicamente interessata a bere. E così si assiste al fenomeno della discesa in città, e non solo a Trani, di tante persone che, purtroppo, possono rappresentare un problema di ordine pubblico.

    Mazzilli ha spiegato che «c'è chi fra i locali, come anche noi, opera un filtro con un adeguato servizio d'ordine, non servendo alcol ai minorenni o a chi già mostra segni di ubriachezza, eliminando le birre più alcooliche dal'offerta, orientando la musica in modo da evitare ulteriore animosità».

    Ma c'è anche chi questi problemi non se li pone e serve alcool senza limiti a tutti e a costi troppo accessibili. Ed allora Francesco Pacini, presidente di Libera Trani, che si è spontaneamente presentato all'incontro nonostante Libera non fosse stata in alcun modo inclusa nel programma, ha anche sottolineato il problema di come tanti ragazzi si procurino i soldi per drink dai costi molto alti: «Delle due l'una: o si indebitano le famiglie, oppure se li procurano in maniera alquanto discutibile, e su questo occorrerebbe operare degli approfondimenti».

    E a proposito di assenze, nella Notte della legalità dell'altro ieri ci si sarebbe aspettati anche un coinvolgimento della famiglia Zanni, poiché i veri problemi della movida a Trani iniziarono quel 20 settembre 2015 in cui Biagio fu ucciso sul porto a pochi passi dal locale di famiglia: a distanza di sei anni e mezzo quel sacrificio sembra stia quasi svanendo.

    «Ma per fortuna oggi si può almeno parlare di una buona movida che cerca di isolare la mala movida - ha detto Del Curatolo -, purché si stia sempre attenti a mantenere quel doveroso autocontrollo e non superare mai certi limiti».


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