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Trani, stop al cantiere accanto a villa Monetti. Branà: «Il sindaco risponda alla città»

“Tra la fine dell’800 ed i primi decenni del ‘900 la zona compresa tra via Bisceglie e la Penisola di Colonna divenne il quartiere nel quale si concentrarono la maggior parte delle nuove ville. ....La speculazione edilizia, dagli anni cinquanta in poi, ha distrutto la maggior parte di queste costruzioni, cancellando di fatto il quartiere così come gli antichi lo avevano pensato.”

E ancora, a proposito di villa Monetti:

“ Fondata dalla famiglia Rasoli passa nel 1892 ai Monetti. La villa rappresenta il passaggio tra il borgo ottocentesco della città e il viale di ville che si susseguono lungo la via Bisceglie. Anche le sue forme richiamano i palazzi del borgo. I prospetti sono scanditi da lesene con capitelli adornati di mascheroni. Il piano terra è molto più basso del piano nobile proprio per enfatizzarne la maestosità. Di notevole pregio il giardino con altissimi ficus, adornato da viali e pergolati”.

Così scriveva nell’anno 1999 l’Arch. Francesca Onesti nel volume intitolato “La campagna di Trani” edito dalla Regione Puglia – Crsec Trani.

Sembrano riflessioni che appartengono ad un passato lontano, ma non è esattamente così.

A distanza di oltre 20 anni dalla pubblicazione del libro accade che la speculazione edilizia continui a demolire, spazzando via le testimonianze storiche di un quartiere caratterizzato da ville signorili, giardini all’italiana, alberi secolari.

Resistono ancora poche costruzioni, ma le ruspe incombono e occorre far presto e fermare la distruzione nel nome della “demolizione e ricostruzione”.

Da mesi mi sto impegnando in questa battaglia, con l’ausilio del mio gruppo, dei miei tecnici di fiducia.

È con questo spirito che ho cercato di fermare alcune demolizioni di ville del secolo scorso e del verde che le circondava e ho iniziato ad inviare segnalazioni ed interrogazioni.

Così è avvenuto anche per la villa Monetti, bene vincolato, come vincolato era l’annesso giardino che un tempo si estendeva fino al lungomare.

Poi negli anni '70 sul lungomare venne costruito un edificio e di quello che una volta era il frutteto della villa Monetti rimasero solo i ricordi dei ragazzini che negli anni 60-70 scavalcavano il muro per andare a giocare a pallone. Del muro che divideva il giardino all’italiana dal frutteto è rimasta, forse, traccia nel muro di cinta dove è ancora visibile l’apertura ad arco nel tufo. Dico forse perché la nuova costruzione probabilmente non ha risparmiato neanche quello. Spazzato via anche il giardino di notevole pregio, un tempo rigoglioso, spazzati via viali, pergolati, è arrivato il cemento, un cartello pubblicitario all’esterno che mostrava un grande edificio di 7 piani.

Che fare?

Mi sono subito attivato e ho inviato in data 27 novembre scorso, un’interrogazione indirizzata al sindaco Avv. Bottaro, nella sua duplice veste, ormai da ben 7 anni, di sindaco e assessore all’urbanistica.

L’interrogazione chiedeva se la realizzazione di un edificio di ben 7 piani, come riportati nel cartellone pubblicitario, fosse compatibile con il carico urbanistico dell’intera maglia e con le aree a standard presenti, con le distanze dai confini e dai fabbricati e con la tutela del bene denominato villa Monetti;

se fosse stata rilasciata l’autorizzazione paesaggistica;

Alla Soprintendenza chiedeva se il giardino denominato Monetti risultasse ancora vincolato e se la costruzione a realizzarsi rispettasse il vincolo presente sulla villa Monetti ed eventualmente sul giardino o sua parte.

Oggi in virtù di ordinanza n. 15 del 19.05.2022 i lavori di realizzazione di un immobile in via Malcangi 29 sono stati sospesi ed è stato avviato il procedimento di annullamento in autotutela.

Auspichiamo che il sindaco risponda non al sottoscritto, ma all’intera città e chiarisca perché non ha mai riscontrato alla mia interrogazione depositata nell’interesse dei cittadini, né a quelle precedenti, né a quelle successive.

Gli chiediamo anche come mai l’erigendo edificio si trovi in aderenza al muro di confine del lotto di proprietà comunale, ceduto dalla Verdemare al Comune di Trani, acquisito al patrimonio del Comune in virtù dell'atto di transazione per atti pubblici n.4153 del 5 novembre 2010, avente una consistenza di metri quadrati 245 coperta e mq. 730 scoperta confinante con palestra del liceo ginnasio De Sanctis.

Chi ha autorizzato l’edificazione in deroga alle norme in materia di distanze dal confine di un bene comunale e come mai l’immobile pur essendo di proprietà del Comune e come tale inventariato è ancora nel possesso della Verdemare?

Si attendono risposte

Vito Branà, consigliere comunale


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