Sarà per la pandemia di Covid SARS-19, o forse per i recenti focolai di “vaiolo delle scimmie”; sarà per la guerra che sta funestando l’Ucraina, chiaro è che viviamo tutti in equilibrio precario: condizione alla quale sembrerebbe legata la nostra fugace esistenza, e che si riflette inevitabilmente su tutto quello che ci circonda.
Che viviamo in equilibrio precario lo sosteneva prima di me il compianto Roberto Ciotti (grande chitarrista e bluesman, conosciuto soprattutto all’estero), il quale, nel 2013, pochi mesi prima che la malattia lo allontanasse dai suoi affetti, memore delle sue ultime esperienze, intitolò il suo ultimo lavoro discografico non a caso “Equilibrio Precario”.
Di Roberto Ciotti e della sua maestria parlerei per ore, ma adesso mi preme mettere in evidenza la misera condizione nella quale versano i due semafori del sottopasso ferroviario di Pozzopiano, ormai da diversi mesi in equilibrio precario.
Fissati con approssimazione al nudo cemento (non si spiegherebbe altrimenti), entrambi i semafori, posti a segnalare la presenza di eventuali allagamenti del sottopasso, si presentano ormai da tempo unicamente sorretti dal filo dell’alimentazione elettrica.
Detta condizione risulta oltremodo pericolosa, soprattutto per i tanti che quel sottopasso lo percorrono quotidianamente a piedi per raggiungere la sona residenziale di Capirro, col rischio di vedersi cadere addosso un semaforo dal peso di circa 15 kg. Le conseguenze sarebbero irreparabili!
Quel che mi lascia perplesso è che quel sottovia è percorso ogni giorno, a tutte le ore, dalle auto delle forze dell’ordine, da quelle di molti amministratori locali, dai notabili residenti della zona residenziale di Capirro. Quel sottopasso è piantonato ogni martedì dalla Polizia Locale in occasione del mercato settimanale, ma nonostante tutto la pericolosa condizione nella quale versano quei segnalatori semaforici sembra non destare alcuna preoccupazione. Sarà che devo rassegnarmi anch’io alla miserevole condizione di equilibrio precario?
Domenico Valente


