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Trani, perché Ostetricia chiuse? Rispondono gli ex sindaci Avantario e Tarantini

Sabato scorso ci siamo occupati del simbolico 18mo anniversario della chiusura di Ostetricia e ginecologia, anticipando che avremmo da lì a poco riportato gli interventi di alcuni addetti ai lavori.

Il 9 luglio 2004 era sindaco di Trani Pinuccio Tarantini, che dell'ospedale all'epoca era medico del reparto di Ematologia, di cui poi sarebbe diventato primario a Barletta, all'esito dell'ennesimo trasferimento di reparti di Trani in altre città. L'ex primo cittadino ricorda che «a Trani fu semplicemente applicato il piano di riordino ospedaliero che prevedeva la chiusura di alcuni punti nascita in varie città pugliesi. Dal punto di vista tecnico ritengo che quelle scelte fossero complessivamente corrette - spiega Tarantini -, poiché se un ospedale fa 1000 parti ed un altro ne fa 100, quello che ne fa 100 non può continuare ad avere in vita un reparto ormai poco produttivo. Quello che però non ci è mai stato spiegato è perché tale sorte sia toccata proprio a Trani, che all'epoca non era l'ospedale peggiore».

Quanto all'odierno Presidio territoriale di assistenza, «certamente non è più un ospedale, ma come Pta fornisce prestazioni a mio avviso molto valide».

In quel reparto soppresso lavorava da ginecologo il dottor Carlo Avantario, oggi consigliere comunale, che fu il predecessore di Tarantini alla guida della città. Nella sua doppia veste del tempo, oggi riconosce che «quello del 9 luglio 2004 non fu un fulmine a ciel sereno, perché già da mesi si parlava di chiusura e questo suscitava in tutti noi, operatori sanitari, sentimenti di tristezza e rabbia: tristezza per l'impossibilità di continuare a fare nascere bambini a Trani nonostante l'elevato numero di nascite; rabbia per la difficoltà di scongiurare questa decisione, nonostante la riconosciuta ed indiscutibile funzionalità del reparto. I miei tentativi di essere ricevuto in Regione spesso si rivelarono vani ed il consiglio comunale monotematico alla presenza del presidente Fitto fu deludente. Nemmeno il ricorso al Tar della mia amministrazione sortì l'effetto sperato».

Quanto alla casa del parto, fortemente caldeggiata proprio da Avantario, «aveva riscosso un ampio consenso da parte di noi sanitari - ricorda -, delle forze politiche e delle donne interessate al problema grazie alla garanzia dell'assistenza medica. Ma il cammino fu ostacolato dalla difficoltà della stessa Regione nel modificare la legge che l'avrebbe consentito».


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