Sarà ricordata a lungo la serata di “jazz stellare” che ci hanno regalato il newyorkese Peter Bernstein, tra i più importanti chitarristi jazz al mondo, e la formazione capitanata dall’affermato chitarrista pugliese Guido Di Leone.
“To Jim Hall”, è stato un concerto tributo al padre mondiale del jazz moderno scomparso nel 2013, un omaggio ad uno dei più grandi musicisti jazz della storia, ma non solo. Peter Bernstein e Guido Di Leone sono i chitarristi che hanno raccolto l’eredità più preziosa di Hall, facendola propria con personalità e classe. La serata, davvero speciale, passerà alla storia di questo “Jazz a Corte 2022” anche per la perfetta organizzazione dello staff di “Palazzo delle Arti Beltrani” sapientemente coordinato dal suo Direttore Niki Battaglia, lo stesso Di Leone, che di eventi e rassegne è esperto, l’ha definita così.
Non è stato solo un omaggio ad uno dei più grandi musicisti Jazz della storia, ma anche un ponte tra passato e presente, un luogo di incontro e condivisione del Jazz più puro e autorevole molto apprezzato dal numeroso pubblico presente che spesso ha sottolineato con applausi le performance del quartetto dove, oltre i citati Peter Bernstein e Guido Di Leone, si vantava la presenza al contrabbasso di Gianpaolo Laurentaci, notevoli i suoi assoli, ed alla batteria di Pasquale Fiore, incisive le sue bacchette.
Che Bernstein sia un maestro è fuori discussione, un chitarrista eccellente, elegantissimo dallo stile caldo e pieno di un’interazione tra elementi melodici, armonici e ritmici, ma hanno trovato in Guido Di Leone Quartet, è questo il valore aggiunto della performance, un naturale completamento.
Questa l’intervista a Peter Bernstein:
Ha iniziato molto giovane a suonare il piano e poi è passato alla chitarra, come mai?
Non so bene ero molto piccolo e non mi piaceva il piano, scuola vidi alcuni bambini suonare la chitarra e mi sembrava bello, così volli soltanto provare.
Quando ha incontrato Jim Hall, il suo mentore, cosa l’ha affascinato più di lui?
L'ho incontrato quando ero a scuola nel 1998 al college, lui insegnava alla New York School; per me Jim è stato un mentore anche solo nel guardarlo suonare per quello che era una persona sensibile, suonare con lui è stata la migliore esperienza della mia vita.
Quando si portano sul palco composizioni di grandi maestri come Jim Hall, è difficile trovare un’interpretazione personale?
Nel mondo jazz è severamente vietato l’imitazione, molto più importante diventa l’interpretazione. Dopo la morte di Hall ho voluto aspettare prima di fare un disco in suo onore, non volevo sembrasse irrispettoso nei suoi confronti, l’ho fatto ma senza imitarlo a tutti i costi a modo mio.
Se non fossi un musicista, cos'altro pensi avresti fatto?
Non so… bella domanda. Probabilmente qualcosa che potesse offrirmi la possibilità di essere d'aiuto per la gente, fare qualcosa per aiutare in modo tangibile; la gente più che la musica sono importanti l'acqua pulita, il cibo, un luogo dove vivere, una casa, la sfera sanitaria; quando suono cerco di farlo sempre al meglio per gli altri in connessione con la gente. Suonare è qualcosa di sociale, tuttavia se non facessi il musicista vorrei fare qualcosa che gratifichi la gente.
Una sola parola per definire il jazz?
“Balance”, equilibrio, è questa la parola, un equilibrio fra la disciplina e la libertà d’interpretazione e d’improvvisazione.
Nel video servizio, l’intervista a Peter Bernstein, Guido di Leone e Niki Battaglia.
Il prossimo appuntamento per “Jazz a Corte” è previsto il 25 luglio con la musica di Sergio Cammariere e le parole poetiche di Cosimo Damiano Damato. Per prenotare: È possibile acquistare i biglietti direttamente presso il botteghino del Palazzo delle Arti Beltrani tutti i giorni dal martedì alla domenica, ad eccezione del lunedì, dalle ore 10:00 alle 13:00 e dalle ore 16:00 alle ore 20:00. Oppure on line sulla piattaforma: i-ticket: www.i-ticket.it/groups/stagione-artistica-palazzo-delle-arti-beltrani-2022.






