Il Circolo Culturale Corte Sveva di Andria ha presentato, a Palazzo delle Arti Beltrani, per i suoi 25 anni di attività il delicato omaggio di Edoardo Leo al grande Gigi Proietti, un docufilm che lo stesso autore ha definito "un atto d’amore verso un grande uomo di spettacolo, un vero punto di riferimento per intere generazioni di giovani attori”.
Il lavoro è stato presentato davanti ad una platea da “sold out” fin dai primi giorni di programmazione, una serata evento organizzata con finalità benefiche in favore del Comitato Puglia dell’AIRC che da anni si prodiga per sostenere la ricerca contro il cancro, con i saluti, sia da parte del Presidente Puglia AIRC Michele Mirabella che della Presidente Luisa Monterisi del Circolo Sveva, che sono stati portati da Marco Grassi che ha ringraziato, commosso, quanti avevano aderito alla iniziativa.
La serata è stata strutturata in due parti distinte: una prima sotto forma di talk show, con domande e risposte a Edoardo Leo, condotto in scioltezza e professionalità dalla brillante giornalista Giovanna De Crescenzo, nota e apprezzata conduttrice televisiva del sud Italia, ma questo non poteva che essere che una conferma; la seconda parte invece è stata dedicata alla intera visione del documentario dedicato a Gigi Proietti con immagini che ci hanno fatto apprezzare lati non conosciuti dell’attore romano recentemente scomparso.
Di Edoardo Leo e della sua eccletticità potremmo scrivere molto: attore in TV e cinema, regista, sceneggiatore, doppiatore e conduttore, un classe ’72, sposato con figli, persona molto riservata, semplice e nello stesso tempo scrupoloso nel lavoro che come lui stesso da detto durante il talk: «Ha alle spalle trent’anni di gavetta, non di carriera, con inizi che furono solo bocciature all’Accademia Silvio D’Amico e al Centro Sperimentale, che mi hanno fatto soffrire perché pensavo di non essere all’altezza tanto da pensare a 30 anni di lasciare. Non l’ho fatto - ha detto Leo - perché avevo sviluppato quello che è stato un motore della mia vita: un senso di rivalsa. Non ero figlio d’arte e pensavo di poter fare comunque l’artista, non venivo da una famiglia di gente che ha studiato e mi sono laureato. La voglia di rivalsa se non ti logora ti aiuta. Anche a fare il regista. Ho scritto la sceneggiatura di Diciotto anni dopo, ma nessuno voleva dirigerla, così l’ho fatto io. Ed è cambiato tutto perché grazie a questo film ricevetti la nomination ai David di Donatello per il miglior regista esordiente e al Nastro d'argento quale miglior regista esordiente».
Una serata riuscitissima, anche dai commenti raccolti fra il pubblico, che ha unito l’interesse del pubblico ad una nobile causa che il circolo Corte Sveva di Andria ha inteso sposare per celebrare degnamente i primi venticinque anni della sua attività culturale, quello della raccolta fondi per la ricerca oncologica a fianco del comitato pugliese AIRC.
Nel video servizio l’intervista a Edoardo Leo.





