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Trani, presto Amet non venderà più corrente. Bottaro: «Giusto che faccia solo distribuzione»

Sempre più distribuzione, sempre meno mercato libero. E questa volta non lo dicono gli algoritmi e neanche gli allibratori, ma direttamente il sindaco, Amedeo Bottaro, che ne rappresenta il socio unico e proprietario: stiamo parlando di Amet Spa, l'ultracentenaria azienda di distribuzione e vendita dell'energia elettrica a Trani, ex municipalizzata, poi azienda speciale ed oggi azienda partecipata.

La vendita avviene con lo strumento giuridico della maggior tutela, che per alcune attività commerciali e imprenditoriali è già terminata, ma che per 80% della cittadinanza è ancora il mezzo con cui gli utenti ottengono e pagano la corrente elettrica all'azienda.

Il 31 dicembre 2022, però, salvo proroghe, il mercato di maggior tutela terminerà ed a quel punto Amet, come tutte le altre aziende che si trovano nella sua stessa situazione, dovrà scegliere se formare una nuova società di vendita, totalmente scorporata da quella di distribuzione, ed entrare nel mercato libero, o unirsi ad un partner privato sempre per la vendita sul mercato libero.

Vi è poi, però, la terza e probabilmente più semplice alternativa: vendere il pacchetto clienti al migliore offerente e limitarsi a fare il distributore di corrente elettrica, in quanto proprietario della rete, ottenendo così le royalty da tutti i commercianti ma senza più sottoscrivere contratti con gli utenti.

La vendita consentirebbe un incasso immediato di non meno di 4 milioni di euro, che in una ipotetica asta potrebbero essere di più (ma anche di meno), ma certamente questo significherebbe chiudere per sempre una pagina di storia ultra secolare.

Tutto questo, peraltro, appare inevitabile soprattutto perché, a distanza di un anno dall'accurata relazione con cui l'amministratore delegato uscente, Giuseppe Paolillo, aveva perfettamente illustrato lo stato dell'arte e le tre possibili strade da intraprendere, indicando per ciascuna di esse vantaggi e svantaggi, nulla è accaduto di concreto se non lasciar passare il tempo improduttivamente.

La politica, tranne qualche rara eccezione come quella rappresentata dal portavoce del Movimento cinque stelle, Vito Branà, ha fatto calare una quasi totale cortina di silenzio sulla questione. E così, a poco più di tre mesi dalla scadenza del 31 dicembre, appare più che mai inevitabile che Amet esca dal mercato, venda i clienti al migliore offerente e si limiti a distribuire la luce così come Telecom fa per il segnale telefonico e 2iretegas per metano.

«Il problema centrale è che Amet non è più una società "in house" - spiega il sindaco -, ed in quanto tale va trattata in questo modo perché altrimenti le responsabilità di noi amministratori diventano molto alte perché non possiamo affidare servizi ad una società che non è in house, ma devono andare tutti quanti a gara. Ed il fatto che il Comune di Trani ne sia il proprietario al 100% non cambia la questione di una virgola».

Posta questa premessa, Bottaro smentisce che la politica si sia disinteressata di Amet: «Abbiamo un'idea precisa del fatto che proprio la distribuzione il suo "core business", tanto che stiamo provando a partecipare ad importanti bandi del Pnrr per ripensare l'azienda e forse farla ritornare ancora più al passato non solo distribuendo, ma anche producendo energia con il fotovoltaico».

Il altre parole, per Bottaro «il business non è tanto la vendita quanto invece, al contrario, la distribuzione e l'eventuale produzione. Ma su questo bisogna assolutamente puntare ad una ristrutturazione di tutta la linea, che necessita di interventi veramente importanti di ammodernamento, ed anche in questo caso stiamo cercando di farceli finanziare attraverso il Pnrr. Vogliamo replicare quello che già nel passato recente fu fatto con il finanziamento di 3 milioni per la sostituzione e l'ammodernamento di tutti i contatori».

Ma sarà una vendita o una svendita, come teme qualcuno, Branà in primis? «Il prezzo lo stabilisce il mercato - si limita a risponde il sindaco -. Ma non è detto che, dopo la vendita non ci riprendiamo i clienti nel mercato libero se Amet sarà poi in grado di strutturarsi. In fondo  è proprio lo spirito del mercato libero: andare da chi vuole, ma anche decidere di tornare. Tuttavia - conclude Bottaro - poiché molti commercianti sono particolarmente aggressivi, io non credo che sia questo il vero business su cui viaggiare. Al contrario, Amet è fra le poche aziende italiane ad avere la distribuzione, ed in questo caso è lei che può fare la voce grossa».


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