Legambiente: «Bari chiude al traffico via Argiro e noi continuiamo ad avere quel porto...»
Apprendiamo dagli organi d'informazione che nella vicina Bari, durante il periodo fieristico sarà sperimentata la chiusura al traffico di Via Argiro.
La drastica chiusura al traffico significa 'isola pedonale' e non 'ZTL' e si inserisce, pertanto, nell'ottica lungimirante mirante all’allargamento della zona pedonale di Via Sparano.
Incredibile, sono solo 42 chilometri ma Bari sembra lontana anni luce da Trani.
Ancora più incredibile se si considera che la proposta di chiusura al traffico di Via Argiro è stata avanzata dalla Confcommercio.
Trani è, ormai, geograficamente esclusa dal territorio dell’ex capoluogo ma è ancora più distante culturalmente dai principi di vivibilità urbana che negli ultimi anni hanno positivamente trasformato la gestione del traffico di Bari.
L’improvvisata e sgangherata gestione del traffico urbano nella zona porto di Trani durante l’estate appena passata ha caratterizzato negativamente la fruizione turistica e pedonale nel borgo antico.
Passeggiare sulla banchina del porto nelle ore serali, purtroppo, induce a dover mettere in conto contorsioni e saettanti spostamenti atletici per evitare, addirittura, il doppio senso di circolazione di auto e motorini.
Trani, invece, viene gestita a livello di traffico urbano del centro storico con un'ottica anarco-futurista, dove l'estrema libertà di accesso dei veicoli motorizzati si somma alla evidente flessibilità degli orari di funzionamento della ZTL in zona porto. La connotazione 'futurista' è sicuramente associabile ai rombanti e crescenti suoni del traffico, nonché ai velenosi gas di scarico che inondano le pietanze sui tavoli dei ristoratori. La sperimentazione si confonde con l’improvvisazione al punto che si fa uso un po’ dei pilomat, un po’ dei vigili, un po’ delle guardie giurate, un po’ delle transenne che non hanno ma una collocazione cronologica e geografica definitiva.
Che amarezza, un'altra estate è passata ed è con rammarico che rileviamo come la regolamentazione ecocompatibile e turisticamente razionale della zona porto rappresenta sempre più una confusa ed indistricabile chimera.
