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Ex pronti soccorso, i sindacati: «Trani e Canosa rischiano ancora di perderli»

«È stata superata con fatica all'emergenza estiva, ma le criticità restano tutte e i nostri appelli inascoltati». Così Antonio Matarrese, segretario provinciale della Federazione sindacati indipendenti, che torna a sollecitare le istituzioni - in primis Regione Puglia, Asl Bt e sindaci di Canosa di Puglia e Trani - affinché procedano al riconoscimento delle «zone carenti» di quelle due città, per consolidarvi le Postazioni fisse medicalizzate (ex pronti soccorso) di cui già la scorsa estate si era paventata la chiusura per carenza di personale medico.

Matarrese non esita a parlare di «allarme sociale» e di «persistente rischio chiusura» per le due postazioni di Canosa e Trani, e chiede pertanto quello che definisce un «intervento urgente normativo». E, per meglio rendere l'idea, racconta ciò che - secondo quanto lui stesso riferisce - avviene oggi: «Ore di attesa nei Pronti soccorso della Asl Bt dell’unico mezzo del 118 presente a Canosa di Puglia, per persistenti fenomeni di sovraffollamento».

Questo disservizio, a detta di Matarrese, si ridurrebbe se la Regione attivasse il riconoscimento delle zone carenti. Questo si tradurrebbe, nella pratica, «a 5 unità di medici convenzionati del 118 per la postazione fissa del 118 di Canosa di Puglia - spiega Matarrese - e 5 unità per la quella di Trani. Tale intervento normativo - aggiunge - tutelerebbe la salute dei cittadini, evitando di abbassare ulteriormente i livelli essenziali di assistenza ed evitare interruzione di pubblico servizio in emergenza urgenza».

Ciononostante da parte della Regione Puglia, «nonostante le promesse e le rassicurazioni ricevute dalla stessa nel mese periodo pre elettorale - fa sapere il sindacalista - a tutt’oggi non si vi è una delibera regionale che istituisca ufficialmente quanto concordato».

Come si ricorderà, lo scorso 29 luglio la giunta regionale aveva approvato la riorganizzazione del servizio di emergenza urgenza 118, a titolo sperimentale, dal 1mo agosto al 31 ottobre, con un provvedimento definito «necessario per garantire la copertura delle postazioni medicalizzate 118 tenuto conto della grave carenza di medici in organico».

In quel momento storico in Puglia risultavano in servizio 325 medici rispetto alla pianta organica che ne prevede 530. Con particolare riferimento alla Asl Bt, risultavano in servizio 25 medici rispetto ad un fabbisogno di 45, tenendo anche conto del fatto che la straordinaria e temporanea riorganizzazione prevede un numero minimo di 35 medici, da distribuire in 5 postazioni Mike (con ambulanza medicalizzata) e 4 auto mediche.

Alla luce di quel provvedimento la politica, i sindacati e gli addetti ai lavori avevano dedotto che le postazioni fisse medicalizzate di Canosa di Puglia e Trani avrebbero chiuso per consentire quella minima riorganizzazione del servizio sul territorio che, pure, appariva ugualmente deficitaria alla luce di accorpamenti di postazioni mobili soprattutto nei comuni dell'area ex foggiana ed in quelli interni.

Tale scenario, che sarebbe sopraggiunto in piena estate con numerose popolazioni accresciute nel numero a causa dei flussi turistici, aveva fatto scattare l'allarme e reso necessario un momento di riflessione prima che quel provvedimento fosse attuato, con conseguente tavolo tecnico e messa in pausa del provvedimento.

Ma il problema si sapeva non si sarebbe risolto, bensì semplicemente rimandato. Ed oggi Canosa e Trani lavorano senza esistere ufficialmente, mentre le poche ambulanze fanno le code ai Pronti soccorso con il rischio di non presidiare i territori in caso di necessità.


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