Dobbiamo ammettere candidamente che, fino ad oggi, non lo conoscevamo. Tuttavia, intercettando il suo video su Trani, abbiamo provato a documentarci.
Si chiama Fabrizio Cota, ha 28 anni, è di San Severo, ha lavorato nelle Usca nel periodo covid ed attualmente è disoccupato.
Grazie al fatto di essere un appassionato di viaggi, gira per città grandi e piccole e le racconta con dei video rilasciati su Tik Tok.
Era partito con l'obiettivo di raccontare la provincia di Foggia, e dunque circoscrivere il suo interesse alla sola Capitanata. Poi ha varcato quei confini e ha cominciato a raccontare altri luoghi della Puglia.
Così lo abbiamo scoperto a Trani, in un video di soli 2 minuti e mezzo che non sarà memorabile per spettacolarità di immagini aeree da Superquark e musiche di sottofondo degne del miglior Gladiatore, ma che a noi è piaciuto perché fatto in ogni caso con sufficiente cura, buone inquadrature, un racconto colloquiale ma non banale, tanta passione ed anche occhio critico sebbene talvolta, forse, neanche voluto.
Cota è venuto a Trani e l’ha raccontata dopo essersi in ogni caso documentato, cogliendo alcuni aspetti della sua storia non sempre adeguatamente valorizzati e filmando anche luoghi che i tranesi stessi conoscono poco, come la pregevole cripta della chiesa di Santa Maria de Russis.
La sua operazione è semplice, lineare e trasparente. Tanto trasparente che, nelle immagini, Cota non si preoccupa di nascondere le criticità, forse in alcuni casi neanche accorgendosene.
Ed allora, lungo il prospetto del castello vediamo le palme morte, nel centro storico auto ovunque, nelle piazzette dehor non sempre consoni, nei vicoli i carrellati della raccolta differenziata non occultati, lungo il porto tavolini che occupano quasi interamente un marciapiede, l'auto sul sagrato di San Giacomo (nome odierno della già citata Santa Maria de Russis) accanto alle scale d’ingresso alla chiesa.
Il marciapiede-parcheggio e tante altre brutture non sono sfuggite neanche al bravo tiktoker, il quale senza effetti speciali, droni e padroni, racconta e centra in pieno, dal basso, ad altezza d’uomo, con pregi e difetti, quella Trani di oggi che noi ereditiamo da quella di ieri e dovremmo consegnare anche ai prossimi «Fabrizi», perché continuino a narrarla con la stessa, gioiosa ed entusiastica semplicità.
