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Ex Angelini, la proprietà cita il Comune di Trani: chiesto risarcimento da 15 milioni

Un parco al posto dell'ex distilleria? Sì, ma l'operazione potrebbe costare molto cara in sede legale: 15 milioni, tanti quanti il finanziamento ottenuto per realizzarlo. Tutto questo perché «il Comune di Trani ha inopinatamente e colpevolmente "scaricato" la società da noi assistita, causandole così un considerevole danno ingiusto, del quale in questa sede si intende ottenere il risarcimento».
Così scrivono gli avvocati Gabriele Dell'Atti, Michele Bia, Fara Biagia Guastamacchia e Saverio Profeta, nell'atto di citazione innanzi il Tribunale di Trani contro del Comune di Trani, nell'interesse della società edile Guastamacchia Spa, di Ruvo di Puglia.
L'azione legale nasce a seguito della delibera con cui, lo scorso 23 febbraio 2022, la giunta comunale ha formulato un atto di indirizzo per l'avvio della procedura espropriativa delle aree, di proprietà della stessa Guastamacchia, dell'ex distilleria Angelini.
Proprio in quel sito, come è noto, l'esecutivo ha approvato il progetto di un nuovo parco urbano attrezzato, denominato «Villa comunale della costa nord», da fare sorgere su area da espropriare. L'atto di citazione, a detta della società, si è reso necessario per l'improvviso ed inatteso cambio di rotta del Comune, rispetto ai rapporti di massima collaborazione fino a quel punto intrattenuti.
Dal 2016 la Guastamachia è divenuta piena proprietaria, grazie all'acquisto all'asta fallimentare, dell'ex distilleria Angelini, adiacente il castello svevo, un rudere che grida vendetta e già da tempo si sdarebbe dovuto demolire.
Già dal 2009, quando il consiglio comunale approvò il nuovo Piano urbanistico generale, la zona era stata definita «di edilizia giudiziaria»: di conseguenza la proprietà aveva avviato una fitta interlocuzione con Tribunale e Comune per la realizzazione della cosiddetta «Cittadella della giustizia», elaborando un progetto in tal senso.
Nel 2015, però, le spese di funzionamento dell'edilizia giudiziaria passarono in capo al Ministero della giustizia e da lì a poco, con l'avvento dell'amministrazione Bottaro, cambiò anche l'orientamento generale: non più una cittadella della giustizia da costruire ex novo ma, attraverso la cessione di Palazzo Carcano al Demanio, il completamento dello stesso per l'ottimizzazione degli spazi necessari.
Ciononostante, con l'avvento del Programma innovativo nazionale per la qualità dell'abitare, da tutti conosciuto come Pinqua, l'amministrazione comunale avviava un nuovo percorso di dialogo con la Guastamacchia e, al fine di ottenere il relativo finanziamento, presentava un progetto redatto proprio da un architetto incaricato dalla società.
L'intesa era che il Comune avrebbe realizzato il parco costiero, grazie alla demolizione dell'ex distilleria, e la Guastamacchia, in cambio della cessione gratuita di quell'area avrebbe avuto diritto ad edificare nelle aree marginali di sua proprietà delle nuove residenze, accettando anche una riduzione della cubatura da 60.000 a 27000 metri cubi. Il Comune, da parte sua si sarebbe impegnato a promuovere la ritipizzazione urbanistica dell'area: così il progetto, presentato nell'ambito del Pnrr, otteneva un finanziamento di 15 milioni.
All'indomani di tale notizia però, secondo quanto si legge nell'atto di citazione il Comune di Trani avrebbe misteriosamente interrotto le comunicazioni, facendo calare un silenzio quanto meno sospetto: tali impressioni si sarebbero consolidate proprio con l'approvazione della delibera di giunta di febbraio 2022, che ha di fatto avviato la procedura di esproprio.
«Così il Comune di Trani, una volta ottenuto solo grazie all'apporto decisivo della società, un finanziamento pubblico dell'importo ingente di 15 milioni - si legge nell'atto di citazione - ha disatteso i formati impegni assunti».
Da qui la richiesta dell'ingente risarcimento danni, chiedendo al Tribunale civile di Trani di accertare e dichiarare la responsabilità del Comune nei confronti della società e condannarlo al pagamento di 15 milioni di euro, a titolo di lucro cessante, oltre 135.000 euro a titolo di danno emergente.


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