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Ex Angelini, Bottaro va avanti: «Trani ha bisogno di quel parco e, se non l'avrà, mi dimetterò»

«Andremo aventi come un treno e, se ci fermano, mi dimetterò». Sulla riconversione dell'ex distilleria Angelini in parco urbano costiero il sindaco, Amedeo Bottaro, è fortemente deciso a proseguire il percorso intrapreso. E la sua amministrazione lo fa attraverso un duplice provvedimento dei suoi dirigenti.
Il primo è la resistenza in giudizio al ricorso civile con cui la società proprietaria dei suoli, la Guastamacchia, ha citato Palazzo di città per 15 milioni di euro per essersi, secondo la loro posizione, rimangiato un accordo già stipulato con loro per la futura progettazione di quell'area. Grazie a quell'accordo, ed al relativo progetto elaborato dalla società, il Comune di Trani avrebbe avuto accesso al finanziamento Pinqua di 15 milioni.
L'incarico legale è stato conferito dal segretario generale, Angelo Lazzaro, all'avvocato Andrea Sticchi Damiani, del Foro di Lecce, per un importo di 40.000 euro evidentemente proporzionato alla rilevante somma oggetto del contenzioso, che si è già costituito nel giudizio presso il Tribunale civile di Trani.
Attraverso la figura di questo professionista l'amministrazione comunale punterà a dimostrare all'autorità giudiziaria che non avrebbe rinnegato alcunché, ma più semplicemente scelto di procedere all'esproprio dell'area per pubblica utilità, riconoscendo ai proprietari del suolo una somma ritenuta congrua rispetto all'importo con cui gli stessi avevano acquistato il bene all'asta fallimentare.
La differenza fra l'accordo e l'esproprio sta nel fatto che Guastamacchia aveva progettato una cubatura fino a 60000 metri cubi, mentre il Comune non farà fare nulla sull'area da espropriarsi, così da non alterare nel complesso la destinazione urbanistica di quei suoli a standard.
Nel Piano urbanistico generale sono stati classificati come area di edilizia giudiziaria, e negli intendimenti di Palazzo di città resterà standard trasformando la cittadella giudiziaria non più realizzata in grande villa comunale.
La volontà dell'amministrazione di andare avanti si denota anche alla luce della determina del dirigente dell'Area urbanistica, Francesco Gianferrini, che ha nominato il responsabile del procedimento ed istituito l'Ufficio di coordinamento per il progetto Pinqua costa nord, finanziato dall'Unione europea attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Il progetto, per la verità, comprende anche molti altri interventi nel vasto quartiere, dal recupero funzionale dell'ex Macello alla pista ciclabile adriatica, dalla riqualificazione di via Lionelli alla pedonalizzazione di piazza Re Manfredi.
Ma il cuore di tutto è proprio nella distilleria Angelini da demolire, per fare posto ad una nuova, grande villa comunale sul mare. A tale fine, dunque, il Comune di Trani appare certo della bontà delle sue azioni e porta avanti il procedimento tenendo conto dei tempi serrati previsti, che dispongono la consegna delle opere a marzo 2026, mentre parallelamente si prepara ad una battaglia giudiziaria tutt'altro che semplice.
Nel frattempo l'ufficio di coordinamento è stato così formato: Francesco Patruno, funzionario dell'Area urbanistica, nelle vesti di coordinatore e referente dell'intero intervento nei confronti del Ministero dell'Innovazione e mobilità sostenibile; Anna Storelli, funzionario amministrativo dell'Area urbanistica, demanio e ambiente; Donatella D'Ursi ed Edoardo Loiodice, funzionari amministrativi dell'Area lavori pubblici e patrimonio; Piergiorgio Rizzelli, istruttore amministrativo contabile dell'Area finanziaria; Annalisa Patruno, funzionario amministrativo della Segreteria generale.
Contestualmente lo stesso architetto Gianferrini, il collega Francesco Vitagliano e l'ingegnere Elisabetta Craca sono stati nominati progettisti per la fase dello studio di fattibilità tecnico economica ed i progetti delle opere riguardanti gli interventi di Pinqua.
Bottaro, nel frattempo, è categorico: «Siamo certi della bontà del nostro percorso, che porteremo fino in fondo altrettanto sicuri della piena condivisione del consiglio comunale. Se così non sarà, questa volta state certi che mi dimetterò, perché questo progetto rappresenta il cuore del mio duplice mandato al servizio della città».


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