Aumentare la sicurezza dei bambini, migliorare la qualità del loro sviluppo, promuovere il benessere in famiglia e ridurre il rischio di maltrattamento e il conseguente allontanamento dei minori dal nucleo familiare. Sono stati questi gli obiettivi al centro di P.i.p.p.i. (programma di intervento per la prevenzione dell'istituzionalizzazione) che ha visto protagoniste dieci famiglie target dell’ambito Trani-Bisceglie.
P.I.P.P.I è il progetto che prende il nome dalla piccola ribelle svedese ed è l’acronimo di Programma di intervento per la prevenzione dell’istituzionalizzazione. Il programma propone interventi innovativi di accompagnamento dei genitori che si trovano a fronteggiare condizioni complesse in cui risulta difficile garantire ai propri figli e a tutta la famiglia un giusto benessere.
Si tratta di un programma sperimentale nato dalla collaborazione tra il Ministero delle politiche sociali e il Laboratorio in educazione familiare dell’Università di Padova che prevede interventi innovativi, costantemente monitorati, a sostegno dei genitori, finalizzati ad aumentare la sicurezza dei bambini, migliorare la qualità del loro sviluppo, promuovere il benessere in famiglia e ridurre il rischio di maltrattamento e il conseguente allontanamento dei minori dal nucleo familiare.
Ieri, a palazzo di Città, sono stati presentati i risultati: «Il programma - dice Maria Gabriella Tamboia, coach di P.i.p.p.i. - mira a evitare l’istituzionalizzazione dei bambini. L’ambito Trani-Bisceglie ha iniziato le attività con l’assistenza domiciliare educativa, poi con le scuole e i laboratori con le famiglie dove un tecnico specialista ha mediato nelle dinamiche che emergevano durante gli incontri».
Un bilancio positivo, dunque, quello presentato al comune di Trani, raggiunto grazie all’interesse dei ragazzi, delle famiglie, delle scuole e delle istituzioni che sono state coinvolte in questo percorso.
Questi incontri sono stati orientati al dialogo e alla relazione, con gli altri genitori e con i propri figli; i genitori, infatti, hanno avuto modo di riflettere assieme sul proprio ruolo educativo all’interno della famiglia. I bambini, invece, sono stati coinvolti creando setting positivi e costruttivi in cui favorire il dialogo, la relazione, il confronto e anche la maggiore conoscenza reciproca tra genitori e figli; con situazioni accattivanti, come circle time, giochi, tecniche artistiche, disegni, letture animate, racconti, scrittura creativa, tecniche corporee (mindfulness, respiro consapevole, visualizzazioni guidate, rilassamento progressivo, danzarmonia.
«I bambini, poi, - dice Cinzia Ponticelli, coordinatrice del servizio - hanno anche richiesto di leggere altri libri, quindi il progetto ha anche incentivato la lettura come potente strumento di relazione tra genitori e figli».
«L’amministrazione crede molto in questo progetto - sostiene Alessandra Rondinone, assessora ai servizi sociali del comune di Trani - perché riteniamo che con l’istruzione si possano superare le avversità».
