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La mamma del Beato Carlo Acutis in preghiera a Trani: «Mio figlio mi ha detto di prendere il primo volo»

Se ci si accosta ad un racconto come questo possedendo già la fede cattolica, ci sarebbe davvero tanto per rafforzarla ulteriormente. Se lo si fa con un approccio laico si può comunque, e nitidamente, cogliere la sofferenza di una mamma che perde il proprio figlio a soli 15 anni ma se ne fa una precisa ragione.
In un caso, e nell'altro, è il racconto di una storia speciale accaduta alcune mattine fa a Trani. In via Lagalante all'improvviso, nella chiesa del Miracolo eucaristico, si presenta una donna, insieme con il marito chiedendo, di visitare la relativa reliquia dell'ostia.
Quel piccolo edificio religioso è affidato oggi alle cure di un devoto, Francesco Zecchillo, che conduce uno studio fotografico a breve distanza da lì. Francesco, quella mattina, la chiesa non dovrebbe aprirla per motivi di lavoro, ma qualcosa all'ultimo momento gli suggerisce di andarci, il classico sesto senso.
Ebbene, quella donna gli riferisce di avere dialogato con suo figlio, che non c'è più, che le aveva detto di prendere il primo aereo disponibile da Milano per Bari e recarsi presso la chiesa del Miracolo eucaristico di Trani, perché quella mattina l'avrebbe trovata aperta.
La donna è Antonia Salzano, mamma di Carlo Acutis, il Beato Carlo Acutis, nato a Londra il 3 maggio 1991 e morto a Monza il 12 ottobre 2006 ad appena 15 anni, a causa di una gravissima forma di leucemia.
Ad Acutis, però, nella evidenza generale è stato riconosciuto un miracolo. Infatti Papa Francesco, beatificandolo il 12 ottobre 2020, ha considerato tale una guarigione scientificamente inspiegabile: il 12 ottobre 2010 un bambino brasiliano di sei anni, Matheus, affetto da una grave malformazione al pancreas, durante una messa toccò una reliquia di Carlo (un pezzo del suo pigiama macchiato di sangue con cui dormì poco prima di morire). Nel febbraio 2011 risultò che la malattia era scomparsa e il suo pancreas era tornato normale.
Il racconto di Zecchillo è da trattenere il fiato. «A prima vista era una famiglia come tante altre, che quotidianamente si recano in quel luogo tanto caro ai tranesi per fermarsi in preghiera. Entrò per prima la signora, che mi chiese dove fosse possibile visitare la reliquia del Miracolo eucaristico, e le risposi che la stessa non è in questa chiesa, ma nella vicina chiesa di Sant’Andrea, purtroppo il più delle volte chiusa. La donna allora mi chiese se fosse possibile rimanere un po' in preghiera nella chiesa del Miracolo eucaristico, "dato che mio figlio era tanto devoto, anzi è stato uno dei più ferventi divulgatori del culto per i miracoli eucaristici in Italia, tanto da aver aperto un canale Youtube e un sito internet"».
Zecchillo resta affascinato dal racconto dell'ospite, ma intanto continua a sistemare l’altare. La donna, però, gli chiede: «Sa chi sono?». Il custode della chiesa le risponde timidamente di "no". «Sono la mamma del Beato Carlo Acutis. All'inizio degli anni 2000 venni qui con mio figlio, ma trovammo chiuso».
Un sentimento misto a meraviglia, stupore e commozione invade Zecchillo, che della chiesa è invece custode da breve tempo sforzandosi di tenerla il più possibile aperta. «La invitai a fermarsi in preghiera - riprende il racconto di lui - e cominciò a raccontarmi episodi della vita di suo figlio e di quanto fosse innamorato dell’Eucarestia, tanto da recarsi quotidianamente alla santa messa per a partecipare all’adorazione eucaristica, davanti alla quale rimaneva anche ore intere definendola “l’autostrada per raggiungere il cielo”».
Ma quello che emoziona di più Zecchillo è la risposta della donna alla sua domanda, che poi è di tutti: «"Come ci si sente ad essere la mamma di un Santo?”. E lei mi rispose: "Normale, forse anche privilegiata, ma la domanda che dovreste farmi è questa: come si sente una mamma che perde il proprio figlio a soli quindici anni?”».
Il desiderio di Antonia, eseguendo quello avvertito nel dialogo a distanza con suo figlio, viene in ogni caso esaudito: da lì a poco, con un giro di telefonate, Sant'Andrea viene aperta e la famiglia Acutis vi si reca per pregare davanti alla teca seicentesca che contiene i sacri azzimi fritti di quell'ostia che, secondo la narrazione del Miracolo eucaristico di Trani, divenne improvvisamente sanguinolenta.
«In questo luogo speciale, dove Cristo ha voluto manifestare la sua presenza reale nel pane consacrato - ha poi scritto la signora Antonia nella dedica rilasciata a Francesco -, Carlo si era recato a venerare il Miracolo, perché tutti potessero riconoscerlo nel mondo per glorificare Dio. che si fa nostro cibo e bevanda per raggiungere l’eterna beatitudine. “L’eternità è la mia autostrada per il cielo”».


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