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Rai1, questa sera la fiction su Dalla Chiesa rievocherà la rivolta nel carcere di Trani

A 43 anni di distanza dai fatti questa sera, martedì 17 gennaio, per la prima volta le immagini delle teche Rai riporteranno d’attualità la tanto storica, quanto drammatica rivolta nel carcere di Trani del 28 dicembre 1980.

L’occasione sarà rappresentata dall’ultima serata di programmazione de «Il nostro generale», la fiction di Raiuno dedicata alla figura di Carlo Alberto Dalla Chiesa, interpretato da Sergio Castellitto per la regia di Lucio Pellegrini e Andrea Jublin.

La serie ripercorre fatti determinanti per la storia del Paese a partire dal 1973, quando il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa fu trasferito a Torino. Il suo compito era dirigere il Nucleo speciale antiterrorismo per contrastare l'azione delle Brigate rosse.

Dopo avere minato alle fondamenta la struttura del movimento terroristico, dal 1977 il Generale ricoprì l’incarico di coordinatore del Servizio di sicurezza degli istituti di prevenzione e pena italiani. La sua grande intuizione fu «investire nelle carceri», e questo pose fortemente a disagio la popolazione dei reclusi.

Si giunse così, come documentato nella fiction in un sapiente alternarsi di immagini storiche e scene girate nell’attualità, la rivolta nel già ribattezzato «supercarcere» di Trani del 28 dicembre 1980, sventata da lì a poche ore con lo storico blitz dei Gis dei Carabinieri i quali, irrompendo nella struttura, favorirono la liberazione di diciotto agenti di custodia presi in ostaggio dai detenuti, con un eccellente bilancio finale di 18 agenti di custodia liberati, 27 persone ferite in modo non grave e nessuna vittima.

Erano gli anni di piombo più drammatici, in cui si voleva qualificare quella sommossa come l'esasperato tentativo per ottenere una umanizzazione delle carceri, mentre in realtà il brigatismo continuava a infliggere colpi allo Stato portando avanti il progetto più violento del terrorismo.

La rivolta ebbe inizio alle 15.20 dopo l’ora d’aria, quando il brigatista Seghetti afferrò il capo delle guardie ed una settantina di detenuti catturarono gli altri agenti asserragliandosi nella sezione.

In un comunicato dichiararono che «i proletari prigionieri di Trani, organizzati nel comitato di lotta, hanno occupato militarmente una parte consistente di questo carcere speciale e catturato alcuni agenti di custodia».

Le richieste riguardarono i detenuti dell'intero Paese: abolizione delle carceri speciali; abbreviazione della carcerazione preventiva; abolizione del fermo di polizia.

Tempo un giorno e arrivò la reazione dello Stato. I carabinieri, volando ripetutamente sulla struttura carceraria con tre elicotteri, coprirono i rumori con cui altri militari avevano fatto saltare con gli esplosivi i cancelli serrati dai detenuti per isolarsi nel carcere con gli ostaggi.

Quando i velivoli atterrarono sul tetto della struttura, l'irruzione fu pressoché immediata e in pochi muniti, dalle 16.30 del 29 dicembre, gli ostaggi furono immediatamente liberati.

Riportiamo il messaggio indirizzato al Comandante generale dell’Arma dell'epoca, Umberto Cappuzzo, dal Capo dello Stato, Sandro Pertini, che interpreta e condensa in poche righe il sentimento di tutto il popolo italiano: «Caro Generale, il mio plauso a Lei ed ai suoi Carabinieri che, senza scendere a patti con i terroristi di Trani, hanno saputo domare la rivolta con abilità, coraggio e saggezza».

Trani in quel momento era la struttura di massima sicurezza del Paese, dopo la chiusura dell'Asinara, e i brigatisti erano tutti ristretti nella famosa Sezione blu.

Purtroppo colui che coordinò il blitz, il Generale Enrico Riziero Galvaligi, soltanto tre giorno dopo pagò con la vita la repressione di quella rivolta, addolorando profondamente Dalla Chiesa, che l’aveva approvata ed entusiasticamente condivisa.


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