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Trani, la salma di Teresa benedetta anche dai genitori. Don Dino: «Viviamo pienamente la vita come ha fatto lei»

Chiesa parrocchiale di San Magno stracolma di fedeli ed immersa in un dolore silenzioso e composto per le esequie della 43enne educatrice Teresa Di Tondo, uccisa domenica da suo marito, Massimo Petrelli, 52 anni, poi suicidatosi.

Nel Vangelo di Matteo (25, 31-46) proclamato dal parroco e celebrante, don Dino Cimadomo, le famose frasi «ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero forestiero e mi avete ospitato», sembrano proprio riferite a tutto il bene fatto da Teresa in vita.

Il silenzio composto e dignitoso della famiglia Di Tondo e di tutti i presenti ha pervaso la celebrazione dal primo all'ultimo istante e si è poi addirittura sublimato nel gesto sacramentale che il parroco ha voluto condividere con i genitori di Teresa: la benedizione del feretro anche per mano loro, ricevendo l’aspersorio da don Dino.

Poi, nel momento in cui la salma di Teresa è comparsa sul sagrato della chiesa, si è levato spontaneo l'applauso dei presenti, ripetutosi al momento dell'avvio del carro funebre.

«Io non ho risposte da dare – ha detto don Dino -, ma posso solo dire che tu, Teresa, hai seminato davvero bene: la tua famiglia e tutta la comunità ne raccoglieranno i frutti».

L’altra domanda ricorrente, peraltro, è dove trovare la consolazione. E qui il parroco di San Magno la risposta la dà: «Nella fede che ci sorregge. Teresa vive già con Gesù nella gioia eterna, dopo avere regalato opere di bene e amore verso il prossimo, mostrando un’incredibile dedizione alla famiglia ed al lavoro. Allora la consolazione è nel sapere che Teresa oggi ci chiede di fare proprio quello che lei ha fatto in vita: dobbiamo viverla nella pienezza, amando la vita e amando il prossimo. La vita non è nelle gioie effimere ed illusorie che ci concediamo, ma nel vivere ogni nostro giorno come se fosse il primo ed allo stesso tempo l'ultimo. Oggi ognuno di noi è chiamato a ringraziare Teresa per quello che ha fatto in vita, e l’eredità che ci consegna è il suo immenso amore, che siamo chiamati non a disperdere, ma a coltivare».


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