«Questo processo è la testimonianza del fatto che la prova che si forma in dibattimento è quella che rende giustizia alle persone travolte dalla macchina del fango». Così l'avvocato Mario Malcangi, difensore dell'ex sindaco Luigi Riserbato, presente in aula di Corte d’Assise, e (insieme con l’avvocato Michele Laforgia) dell'ex amministratore unico di Amiu, Antonello Ruggiero, chiudendo le discussioni delle difese dopo la terza ed ultima udienza dedicata alle aringhe dei legali dei quattordici imputati del processo Sistema Trani. Prima di lui, per il solo Riserbato, ha discusso l’avvocato Rinaldo Alvisi.
LA DISCUSIONE DI ALVISI
Come riferiva l'avvocato Carobello, "le coincidenze sono talmente tante da poterci scrivere un libro". Questo è vero, ma io mi soffermare sulle anomalie alla base di questo processo. Per prima cosa, la moglie di Giachetti rimasta in Procura. Inoltre, la denuncia in tempi non sospetti del sindaco Riserbato sulle manomissioni del sistema informatico, a dispetto della misura cautelare nei suoi confronti.
L'avvocato Di Terlizzi, difensore di Di Marzio, ha parlato di macelleria giudiziaria con forte convinzione, ma io rappresenterò un quadro diverso: noi ci siamo trovati in presenza di un magistrato monologante, cioè non in grado di sentire altre parti ed ammettere un contraddittorio.
Eppure, alla base delle dichiarazioni di Giachetti che hanno determinato l'arresto ai domiciliari di Riserbato, ve ne è una destinata di ogni fondamento: un'assunzione in Vigilanza "estorta" proprio da Riserbato. Ma quel dipendente non fu mai sentito e le carte della sua assunzione mai lette. Al contrario, quella persona era stata assunta molto tempo prima e su raccomandazione della moglie di Giachetti, circostanza che inquina la sua attendibilità. Per questo parlo di magistrati chiusi in sé stessi e sordi ad ogni sollecitazione.
Altra accusa: nella originaria accusa Riserbato avrebbe favorito l'aggiudicazione della gara alla Sicurcenter con ingerenze sulla composizione della commissione. Ebbene, l'unico modo per dimostrare questo sarebbe dovuto essere dimostrare un rapporto forte con i componenti della commissione. Ma Riserbato stava spostando tutti da un ufficio all'altro, proprio per evitare che ognuno creasse un suo centro di potere. Addirittura, nell'interrogatorio di garanzia Riserbato fu rimproverato per avere rimosso i dirigenti che ricorrevano eccessivamente allo strumento della proroga, che invece dovrebbe avere un carattere provvisorio. Quindi, rompere con il passato per lui sarebbe stata una colpa.
Pertanto, l'accusa di turbata libertà della scelta del contraente si rivela persino imbarazzante.
Quanto alla tentata concussione politica per la mancata assunzione di un operatore nel servizio di raccolta dei cartoni, la vicinanza così stretta fra questi ed il consigliere Corrado non è stata dimostrata. E la clausola sociale non era un obbligo di legge. Se proprio dobbiamo parlare di estorsione, la fanno altri su Riserbato e non Riserbato su altri.
Chiedere l'assoluzione per entrambi i capi d'accusa perché il fatto non sussiste è la conclusione più evidente cui si possa giungere.
LA DISCUSSIONE DI MALCANGI
L'accusa di associazione per delinquere a carico di Riserbato era caduta già durante le indagini preliminari, altre in udienza preliminare e le ultime le stiamo smontando nel processo.
I miei assistiti rispondono di tentata concussione politica e turbata libertà della scelta del contraente. Partiamo dalla prima.
È qui che l'accusa si è sgretolata nel dibattimento. Ma l'accusa era nulla già dall'origine: una squallida vicenda di raccomandazioni che si è voluta strumentalizzare. Corrado aveva raccomandato una persona perché quella era un suo elettore, ma Corrado era in rotta con il suo partito. E quell'operaio era uno dei tanti che chiedeva un lavoro alla politica. Ma il lavoro lo perse non per ritorsione, ma perché era stata eliminata una causa sociale che non ci sarebbe dovuta mai essere. E questo non lo aveva verificato nessuno: si invocava la clausola sociale solo per sentito dire.
Di certo, nessuna concussione: l'operaio va da Ruggiero e Ruggiero gli dice: "Torna da Corrado e fatti riassumere da lui". Era facilissimo arrivare a tutto questo, ma per superficialità si è arrivati allo sfregio della misura cautelare in carcere per Ruggiero ed ai domiciliari per Riserbato, esponendo le persone al pubblico ludibrio e la città al commissario straordinario.
Seconda contestazione, la turbata libertà degli incanti. Riserbato cambia i dirigenti e decide che la gara per la sorveglianza si deve fare. Ma, appunto, non ha i dirigenti perché ha una serie di rifiuti per formare la commissione di gara. E si arriva alla presidenza Laricchia, unico disponibile ed al maresciallo Coppola a completare la commissione. Ma Laricchia ha una professionalità specchiata e Coppola aveva comunque i titoli per stare in commissione, come ha riconosciuto il Gup assolvendoli.
Ed allora io in questa vicenda da otto anni continuo a non trovare nulla e, ove mai sbagliassi, davvero vorrei comprendere dove. È vero che la pubblica accusa ha chiesto l'assoluzione, ma con il beneficio del dubbio. Io invece chiedo l'assoluzione piena.
Peraltro, il secondo filone nasce proprio da una denuncia di Riserbato. E qui devo richiamare la figura di Maurizio Musci, altro imputato che ha sofferto tanto. Con Riserbato cambia il vento anche per la sorveglianza degli immobili. E comincia a serpeggiare il timore che la gara sia stata venduta.
Così il clima si avvelena e Giachetti scende in campo azionando la macchina del fango contro Musci, che non c'entra niente. Ma Giachetti non è credibile perché è parte in causa in quella gara. E, quando capisce che la gara l'avrebbe persa, cerca di far saltare il banco e getta fango su una brava persona come Musci, che rispetto alla gara non è nessuno. Quello di Giachetti è un furbesco tentativo di istigazione alla concussione. Gigi Riserbato e Antonello Ruggiero meritano l’assoluzione perché il fatto non sussiste.



