«I giovani devono sapere, e visto che sono gli uomini del futuro devono capire che pagine nere della storia dell’umanità non debbono più accadere». Così Ugo Foà, cittadino onorario di Trani, parlando l'altro giorno agli alunni di un istituto superiore di Termoli.
Classe 1928 Ugo, dopo un rinvio legato all’emergenza pandemica, ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Trani,in presenza, lo scorso ottobre, per l’instancabile impegno di testimone delle leggi razziali. Si’, perché Ugo aveva solo dieci anni e stava per iscriversi alle scuole medie, quando vennero promulgate del 1938.
Ma all’inizio di settembre, sua madre gli comunicò che, in quanto ebreo, non sarebbe potuto tornare tra i banchi di scuola.
Ugo ed i suoi quattro fratelli, insieme a tutti gli altri ebrei in Italia, non potevano praticare sport,lavorare negli uffici pubblici,avere una radio in casa, farsi aiutare da una tata di “razza ariana” e via via altri provvedimenti che miravano ad estrometterli dalla vita sociale e politica del Paese.
E la storia della sua infanzia durante le leggi razziali ha raccontato Ugo Foa’ nel recentissimo libro “Il bambino che non poteva andare a scuola”, dedicato ai suoi figli, Sandro,Marina e Fiorenza.
È la storia di un uomo che decise di recarsi ad Auschwitz soltanto nel 2005 e lì,davanti al binario che conduceva ai forni crematori, non poté fare a meno di inginocchiarsi e recitare una preghiera.
Ugo Foà è cittadino onorario di Trani dal 13 febbraio 2020 con la seguente motivazione: «Per l'incessante impegno ed il forte messaggio contro ogni forma di odio e discriminazione, a testimonianza dell'importanza della memoria del passato come monito per il futuro, perché ciò che è stato non accada mai più».
