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Confesercenti Bat, vertenza carburanti: si apre la fase di dialogo con il Governo

La “vertenza carburanti” aperta con il Governo, con la dichiarazione di sciopero per il 25 e 26 gennaio 2023, sulla questione dell’obbligo di esposizione di un ulteriore cartello con il prezzo medio è stata alla ribalta dell’opinione pubblica. Il consumatore/automobilista è stato messo nelle condizioni di sapere che il prezzo praticato alle pompe di benzina è stabilito dai titolari degli impianti/fornitori, ossia dalle compagnie petrolifere e non dal gestore che è soltanto un esecutore nella fissazione del prezzo, a cui è vincolato da un contratto sottoscritto ai sensi delle leggi di governo, e che pertanto non sono i responsabili della speculazione

Il dibattito di questi giorni, comunica la Confesercenti Provinciale BAT, riportando la nota della Faib - Federazione Autonoma Italiana Benzinai - ha evidenziato che i gestori non lavorano “a percentuale” sul prezzo: guadagnano mediamente 3,5 centesimi lordi fissi al litro, mentre i gestori non contrattualizzati, circa il 50% della rete, ossia oltre 10.000 benzinai, anche meno, intorno a 2 centesimi lordi. E ciò a prescindere dal prezzo, che comunque non possono modificare. Con la reintroduzione delle accise hanno perso reddito anche i gestori: prima il cliente, facendo rifornimento con 20 euro, riceveva 15 litri di carburante e il guadagno per il gestore era di 50 centesimi; dopo il ripristino delle accise, con un rifornimento di 20 euro di benzina, il consumatore riceve 10 litri e il benzinaio guadagna poco più di 30 centesimi. Su un rifornimento di 20 euro il gestore ha rimesso dunque 20 centesimi. Altro che speculazione! Il DL 5/23 ha creato una situazione insostenibile.
La verità è che lo Stato ha reintrodotto per ragioni legittime, ma non condivisibili, le accise piene, con cui garantisce servizi ai cittadini, ma causa rincari su tutta la rete, e ha voluto scaricare le responsabilità sui benzinai, i quali nulla possono sulla base del prezzo di cessione che viene loro praticato dai fornitori determinando quello “alla pompa”. Da qui la protesta e le scusa ai gestori da parte dei rappresentanti del Governo e della Premier Meloni. Il Governo però anziché aggiustare il tiro e rimodulare il testo del provvedimento, pubblicava il DL 5/23, con la previsione del cosiddetto “cartello del prezzo medio”, con sanzioni sproporzionate e intollerabili per gli operatori della rete.

Faib ha immediatamente lavorato per cambiare il Decreto e ha chiesto la convocazione di un tavolo di filiera per affrontare le problematiche strutturali del settore. Gli impegni del Governo sono i seguenti:

  • l’applicazione pratica del DL viene rinviata a dopo la sua conversione in Legge, con la riserva di un congruo periodo di confronto per l’emanazione del decreto attuativo.
  • Le sanzioni vengono ridotte passando dalla forbice 500-6.000 euro a 200-800;
  • Riduzione della sanzione interdittiva, applicabile in caso di violazioni reiterate per la parte della comunicazione inerente il cartello del prezzo medio e non dei prezzi;
  • Sulla comunicazione dei prezzi, la GdF potrà contestare solo le violazioni inerenti le comunicazioni accertate al momento del controllo, e non emettere più verbali retroattivi con riferimento ad eventuali addebiti riferiti alle settimane precedenti;
  • Il DM razionalizzerà la cartellonistica, eliminando i cartelli superflui, in particolare quello del differenziale self-servito;
  • Il DM stabilirà, d’intesa con le parti, le modalità di esposizione del cartello del prezzo medio. Inoltre, il Governo lavorerà ad una App che renda già agevole per il consumatore la consultazione del prezzo medio dei carburanti;
  • La comunicazione dei prezzi sarà obbligatoria ad ogni variazione, ma, in caso di invarianza, sarà portata a 15 giorni;
  • E’ prevista una moratoria di tre mesi per la punibilità delle violazioni relative alla mancata esposizione del prezzo medio;
  • Il Ministro ha fissato per l’8 febbraio l’apertura del tavolo di filiera con le Associazioni maggiormente rappresentative e firmatarie mettendo in cima alle priorità il contrasto all’illegalità contrattuale, il taglio del costo della moneta elettronica e la ristrutturazione della rete.
    Per Faib si apre ora un confronto costruttivo con l’Esecutivo in quanto la rete di distribuzione del carburante ha bisogno di essere modernizzata, rinnovata, messa in linea con la transizione ecologica e quindi delle nuove energie, soprattutto per combattere la grande piaga dell'illegalità contrattuale e del caporalato petrolifero. La decisione di ridurre lo sciopero, dunque, è stata assunta dalla Presidenza Faib per riportare il confronto con il Governo sul terreno puramente sindacale, riscontrando con rammarico la mancata convergenza con le altre sigle.


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