Come riferito nei giorni scorsi, dopo la sentenza di primo grado del processo Sistema Trani a Terlizzi è scattata la sospensione dal servizio del comandante della Polizia Locale, Antonio Modugno, condannato dal Tribunale di Trani, in primo grado, a 5 anni, 11 mesi e 20 giorni quando era dirigente ecomandante della Polizia locale a Trani.
Per Diego Porta, ex Comandante generale della Polizia locale di Roma Capitale ed attualmente Vice direttore generale del Comune di Roma Capitale, nonché presidente dell'Associazione nazionale comandanti e ufficiali dei corpi di polizia municipale, «i fatti sono legati alle vicende giudiziarie di due pubblici ministeri in servizio negli anni scorsi presso la Procura della Repubblica di Trani, ora in servizio presso quella di Bari, con a carico condanne per il reato di concorso in tentata violenza privata, divenute definitive dopo che la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i relativi ricorsi».
Secondo l'Ancupm, «pur non essendo ancora disponibili le motivazioni della sentenza che ha condannato il collega Modugno, è presumibile che l'impianto accusatorio si fondi sulle testimonianze di persone in seguito alle quali chi ha sostenuto la pubblica accusa è stato condannato, in via definitiva, per avere posto in atto modalità intimidatorie e di violenze nei confronti di alcuni testimoni al fine di costringerli a dichiarare il falso proprio in danno di Modugno».
Inoltre, sempre secondo l'associazione nazionale Comandanti e Ufficiali dei corpi di Polizia Municipale, «i due magistrati sono ancora in servizio nonostante una condanna definitiva adottata dalla Suprema Corte», mentre Modugno è stato sospeso dopo essere stato «condannato, solo al primo grado di giudizio e per fatti di quasi 12 anni fa e non nelle sue funzioni di comandante, nonché essere stato per tanti anni membro con dedizione e professionalità di questo consiglio direttivo».
L'Ancupm esprime «forte senso di vicinanza per il collega Modugno con l'auspicio che l'ennesimo calvario giudiziario possa celermente concludersi con l'accertamento dell'assoluta infondatezza dei fatti che gli vengono adesso contestati».
