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Un secolo fa Trani perdeva la Corte d'Appello: fu il padre di tutti gli scippi

Il 21 marzo 1923, esattamente un secolo fa, andò in scena quella che per molti rappresenta la «madre di tutte le sottrazioni» in danno della città di Trani: infatti, la Corte d'Appello fu trasferita a Bari, con la conseguente perdita di prestigio degli Uffici giudiziari, in memoria del cui glorioso passato resta l'iscrizione nel cartiglio del prospetto principale di Palazzo Torres che certamente, anche per ragioni di tutela di un prezioso beni architettonico quale l'edificio di piazza Duomo, non potrà mai essere estratto dalla pietra su cui il palazzo stesso fu costruito.

Erano gli anni del Fascismo che, con atti unilaterali, decideva le sorti del Paese e delle città, in questo caso con particolare riferimento a Trani ed al suo storico luogo ruolo di capoluogo della Giustizia della Terra di Bari.

Ma non fu certamente un fulmine a ciel sereno poiché, già negli anni precedenti, si era avuta la chiara percezione che ciò stesse per accadere. Ed è significativo notare come, a difesa della città, sorsero comitati di lotta rappresentati da alcuni esimi personaggi storici che oggi sono ricordati nella toponomastica cittadina a vario titolo, e le cui pubblicazioni furono stampate dalla non meno gloriosa tipografia Vecchi, casa editrice di Benedetto Croce e tanti altri.

Fra gli oppositori, anche il papà di colui che oggi, con un dettagliato racconto storico, ricorda la sequenza dei fatti di un secolo fa. Vittorio Tolomeo, infatti, è il figlio di Domenico, che subì un attacco squadrista che distrusse parte del circolo di Azione cattolica italiana di cui era presidente.

In altro spazio ospitiamo gli interventi sia di Vittorio Tolomeo, sia di Domenico Di Terlizzi, decano degli avvocati di Trani tuttora in attività.

Dalle loro ricostruzioni emerge quanto tenace fu l'opposizione di Trani a quello scippo e quanto oggi, in una sorta di nemesi storica, la Corte di Giustizia Europea abbia almeno in parte restituito a Trani il maltolto intitolando una delle sue nuove torri di Lussemburgo a Giustina Rocca, primo avvocato donna della storia.

Di certo, mentre in molti oggi si concentrano sulla polemica nata dalla serie su Netflix dedicata a Lidia Poet, da quest'ultima indicata come primo avvocato donna in Italia a discapito della Rocca, sembra di rivivere il famoso adagio della luna e del dito: quanti davvero saranno a conoscenza della data odierna, madre di tante altre perché, da quel giorno in poi, Trani non sarebbe più stata la stessa?


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