La storia giudiziaria di Trani ha origini antichissime e, com’è noto a tutti, risulta essere uno dei tratti maggiormente caratterizzanti il suo prestigio.
Altrettanto note sono le controversie e la rivalità che per oltre un secolo hanno caratterizzato i rapporti tra la nostra città e la vicina Bari, rivalità che nell’ambito giudiziario trovano particolare espressione.
Non si può non accennare a questo proposito alla breve ma incisa dominazione francese sul Regno di Napoli e di Sicilia a partire dal 1806; quando Giuseppe Bonaparte fa il suo ingresso a Napoli, facendosi incoronare Re, la Puglia si trova a dover accogliere le riforme e le trasformazioni volute dalla legislazione francese, che vanno ovviamente a toccare anche le istituzioni giudiziarie, rivoluzionando la struttura stessa dell’amministrazione della giustizia.
In particolare la legge n. 140 del 1808 prevede l’istituzione di quattro Tribunali di Appello; ad Altamura veniva assegnato il Tribunale di Appello che comprendeva “la Terra di Bari-Basilicata e Terra d’Otranto”.
Per quanto riguarda Trani, il Ministero dell’Interno, nel settembre del 1807, aveva comunicato al Duca di Canzano, Intendente Generale della Provincia di Bari, “la volontà del Re che nella città di Trani risieda il Tribunale di prima istanza per la provincia di Bari e nella città di Altamura risieda il Tribunale di Appello per le province di Bari, Terra di Otranto e Basilicata”.
La scelta di Altamura non fu determinata né dalla sua posizione geografica, né dalle sue tradizioni nel campo del diritto, ma con molta probabilità, dal fatto che aveva ospitato e nascosto i maggiori dissidenti alla monarchia borbonica, tanto da essere aggredita e saccheggiata nel 1799 dalle milizie del Cardinale Ruffo.
Si trattò, pertanto, di una scelta eminentemente politica, testimoniata dalla visita alla citta, nel 1807, da parte di Bonaparte.
Già questa decisione provocò malcontento nella città di Bari, che dallo stesso Re era stata designata capoluogo di provincia una prima volta nel 1806 (investitura revocata, riconfermata nel 1808 e ancora oggi valida), quindi atta ad ospitare per lo meno un Tribunale di prima istanza.
Nonostante le proteste dei baresi, che si spinsero fino a Napoli, la situazione rimase inalterata, per poi peggiorare con il ritorno dei Borboni quando Ferdinando 1, preannunciando un nuovo ordinamento giudiziario, il 29 maggio 1817 istituì a Trani anche il Tribunale di seconda istanza, togliendolo ad Altamura.
Da questo momento quindi a Trani è istituito il Tribunale d’Appello, avente giurisdizione su tutta la Puglia e indicato come Corte di Appello, come ancora oggi si può leggere sul frontespizio del nostro palazzo di giustizia che conserva la dicitura di “Corte di Appello delle Puglie”.
Nel gennaio 1899 Trani, con l’aggiunta di una quarta sezione penale, divenne per importanza e prestigio la terza d’Italia dopo Napoli e Palermo.
Bari, per decenni, fu solo sede di Giudice di Pace e dal 1859 sede del Tribunale del Commercio, ma per oltre un secolo lottò con tutti i mezzi per ottenere la sede della Corte di Appello, che arrivò il 2 ottobre 1923.
L’avvento del fascismo, infatti, portò con sé diversi interventi di riorganizzazione e realizzazione della macchina amministrativa, che non poterono non toccare l’ambito giudiziario.
Il Dicastero della Giustizia era stato affidato da Mussolini ad Aldo Oviglio, che lo resse fino al 1925, anni durante i quali, con pieni poteri, si dedicò alla soppressione di alcuni tribunali, corti d’appello e preture, alla riforma dell’ordinamento giudiziario, in particolare delle norme che disciplinavano la carriera dei giudici, all’avvio della riforma dei codici.
È sua la firma in calce al Regio Decreto del 24 marzo 1923, n. 601, riguardante la circoscrizione giudiziaria del Regno.
Senza subbio il provvedimento intendeva porre rimedio ad una eccessiva parcellizzazione delle sedi giudiziarie, a cominciare dalle Corti di Cassazione di Firenze, Napoli, Palermo e Torino, che vengono soppresse , istituendo la Cassazione unica con sede a Roma.
All’art. 2, inoltre, si legge “il numero e la sede delle Corti di Appello o sezioni dei tribunali e delle preture del Regno sono determinati nella tabella annessa al presente decreto, vista d’ordine Nostro dal Ministro segretario di Stato per la giustizia e gli affari di culto”.
Nella tabella allegata al Decreto risulta per la prima volta, nero su bianco, il trasferimento della Corte di Appello da Trani a Bari.
Se a giustificazione della scelta militava l’esser Bari capoluogo di regione, non altrettanto poteva dirsi per le tradizioni giuridiche che per Trani risalivano al 1063.
Ancora una volta la motivazione fu politica: nell’agosto 1922 Bari fu teatro di un sanguinario scontro fra le squadre d’azione fasciste guidate da Giuseppe Caradonna e la coalizione della C.G.L. e dell’Unione sindacale, denominata Alleanza del Lavoro, che aveva proclamato tre giorni di sciopero.
Sansepolcristi erano i baresi Costantino e soprattutto Di Crollalanza, che certamente ebbero facile gioco nel chiedere per un capoluogo di regione, che aveva espresso sin dalle origini una convinta adesione al fascismo, l’istituzione della Corte di Appello.
Cento anni dopo, le reali motivazioni di quel trasferimento non possono non essere ricordate, così come le ns. secolari tradizioni giuridiche devono costituire la stella cometa dell’agire di tutti gli operatori della giustizia tranese.
Domenico Di Terlizzi
