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Un secolo senza Corte d'Appello, Tolomeo: «Trani sopraffatta dal Fascismo, nonostante la tenace opposizione»

Quando la Corte di Giustizia Europea, in occasione del suo recente 70° anniversario, attribuì una nuova denominazione ad alcuni dei suoi edifici”con i nomi di Comenius, Montesquieu, Rocca e Themis, in omaggio ai valori tutelati dalla Corte di giustizia e dal Tribunale,fu come l’apparire della Nemesi della mitologia greca, deliberata dagli dei a ristabilire il giusto equilibrio punendo la hybris, l’ arroganza, alle soglie del centenario di quella infausta data del 21 marzo 1923 quando con Decreto n.601 del Guardasigilli Aldo Oviglio venne strappato all’Atena delle Puglie il primato del Diritto e della Giustizia con il trasferimento a Bari della gloriosa Corte di Appello delle Puglie, che pur tuttavia incisa nel cartiglio di Palazzo Torres non riuscì a cassare da quella storica pietra.

Oggi la spada a doppia lama della dea Themi, calando come una mannaia dall’alto del Palazzo di Giustizia della Corte Europea, ha ripristinato il primato della Corte di Appello delle Puglie di Trani restituendole una dignità mai perduta. All’epoca furono giorni terribili, alle prime avvisaglie dell’infausto provvedimento il Corriere delle Puglie riportava i forti fermenti che agitavano la società tranese: “il 14.2.1920 perdura a Trani lo sciopero per il trasferimento della Corte d’Appello. Si ripresenta il paventato trasferimento del 1882 quando una delle tre sezioni che componevano la Corte di Appello di Trani si voleva tramutare presso la Corte di Appello di Catanzaro, e quello del marzo 1903”.

Ancora il 3.3.1920 Proteste per il trasferimento della Corte di Appello a Trani. Era stata inaugurata il 1° maggio 1862 dal Primo Presidente Nicola Aianelli, auspice Giuseppe Pisanelli, Ministro di Grazia e Giustizia, vissuto a Trani a seguito delle seconde nozze della madre con Vito Ghiga. Amico di Giovanni Beltrani, che apprezzò questa sua città di adozione quale indiscussa culla del diritto. La notte tra il 21 ed 22 marzo 1923 il Sindaco di Trani, Avv. Francesco Cutinelli, si precipita a Roma dove stampa una memoria diretta “Al Consiglio dei Ministri, per la Corte di Appello di Trani, in cui rappresenta il turbamento della Città di Trani per la grave mutilazione. Il 23 marzo 1923, ad appena due giorni dal decreto di emarginazione della città di Trani, viene stampato cura della Ditta Tipografica Vecchi e C.  un opuscolo riportante un “Ordine del Giorno di un’ Assemblea popolare a Trani,  per la conservazione dei Collegi giudiziari, da un non meglio precisato Noi liberi ed evoluti cittadini di Trani.

Nell’aprile del 1923 l’Avv. Alfredo Prologo a nome del Comitato di Agitazione rivendica a Trani il diritto ad essere Sede della Corte di Appello delle Puglie pubblicando un “Memoriale in Difesa della Città di Trani, pel possesso della Sua Corte di Appello. Pubblicato a Cura del Comitato di Agitazione, dalla Ditta Tipografica Editrice Vecchi e C., 1923. Nella tornata dell’11 aprile 1923 il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati presso la Corte di Appello di Trani vota all’unanimità un O.d.G.  che rivendica a Trani la sua storica Corte di Appello, invitando il Governo del Re a riconoscere l’errore, e, a tornare sul proprio deliberato. Il Documento è firmato da Cataldo Malcangi, Giuseppe Menduni, Arrigo Massari, Paolo Barbera, Paolo Pinna, Tommaso Milone, Amilcare Cautela, Ignazio Sarlo, Francesco Cutinelli, Cataldo Trombetta, Raffaele Pasculli, Vincenzo Ursi, Antonio Caizzi, Giovanni Pastina, Alfredo Prologo. Alcuni di questi faranno parte di un comitato di opposizione al fascismo.

Nel 1923, il Direttorio fascista di Trani chiede al Sindaco della città, l’Avvocato Francesco Cutinelli di poter utilizzare il Teatro comunale per commemorare “il loro fratello Barletta, ucciso da mani bolsceviche” ma n’ebbe un deciso rifiuto. Sempre nel 1923 viene istituito un Comitato di agitazione da parte degli avvocati Cataldo Malcangi, Paolo Barbera, Cataldo Trombetta, Vincenzo Ursi, Giovanni Pastina, con a capo l’Avv. Alfredo Prologo (popolari e socialisti).

L’Avvocato Ferdinando Lambert, pubblica una nuova edizione de “I Tribunali a Trani dall’anno 1215” edito dalla Ditta Tipografica Editrice Vecchi e C., attribuendo la perdita della Corte di Appello delle Puglie, sedente in Trani, al carattere della città, formato da anarchici, atei, faziosi e ribelli all’attuale governo.

La città viene immediatamente commissariata, ed il commissario, il Colonello Sani tra i suoi primi provvedimenti concede la cittadinanza onoraria di Trani a Benito Mussolini.

Nella notte tra il primo e due aprile 1924 gli squadristi incendiano il Circolo dell’A.C.I. “Gioventù Nova” di cui era Presidente il giovane Avv. Domenico Tolomeo (27.11.1899), colpevole di aver assunto una posizione critica contro la legge Acerbo, chiamata anche Legge Truffa. Durante l’assalto venne scassinata la porta, sparati colpi di pistola, messo a fuoco tutto il mobilio, compreso il Crocifisso ed il ritratto del Papa.

Tra il 30 aprile ed il 4 maggio 1924 a Trani, auspice Mons. Giuseppe Maria Leo, già vescovo della  Dioecesis Miletensis-Nicotriensis-Tropiensis, una delle più antiche d’Italia, per tutelare la gioventù cattolica tranese ed i giovani del Partito Popolare colpita dagli squadristi,  viene indetto il 1.° Congresso Eucaristico Interdiocesano delle Puglie. Il Congresso, irriso dal fascismo, fu una potente manifestazione in difesa dei cattolici tranesi e soprattutto di quei pochi che ancora professavano il partito popolare.  Nonostante l’odio di Mussolini per il Partito  di Don Luigi Sturzo, e l’abbandono dell’Italia da parte del suo fondatore, a Trani il Partito Popolare continuò a svolgere sotto la direzione dell’Avv. Domenico Pastina, e dei suoi pochissimi iscritti, il proprio ruolo e questo scatenò l’ira dei “mille mazzieri”, che se la presero con i 75 giovani dell’Azione Cattolica, che dissero no al fascismo alle votazioni del 1919, 1921 e 1924, ritenuti, non a torto, la fucina del liberalismo tranese, e gli ispiratori del Partito Popolare di Trani.  

Il 30 agosto 1924, in una città stanca delle sopraffazioni fasciste venne costituito il Comitato delle Opposizioni, e distribuito un volantino, realizzato in modo anonimo, su velina rosa, in cui si invitavano i tranesi a non andare a votare per contrastare i mille mazzieri che in agosto avevano invaso Trani che con colpi di rivoltella e lancio di bombe avevano colpito ed offeso la integrità dei liberi cittadini. La situazione amministrativa del Comune diviene  esplosiva e tra il 1923 ed il 1924 ben due sindaci ed un commissario regio si  avvicendano, fin quando  il 21 settembre s’inaugurò la serie dei Podestà, uomini che molte volte venivano precettati, perché il PNF non doveva sfigurare, come avvenne nel 1924 quando di fronte all’incapacità (impossibilità) di una Trani democratica di celebrare degnamente uomini come Quercia, il Direttorio fascista di Trani ne promosse la collocazione, e la inaugurazione in pompa magna del busto nella Villa Comunale, quasi a volerne cogliere l’assenso e l’appartenenza, o l’aver voluto istituire il Circolo Littorio nello storico palazzo Vischi, sede del liberalismo tranese. Da quella infausta decisione Trani ne risultò distrutta, oltre seimila cittadini, tra  avvocati, sarti, birocciai, segretari di studi, librai, tipografi, albergatori, periti calligrafi, modiste, barbieri, tirocinanti, studenti, ristoratori, affittacamere, furono costretti ad emigrare, lasciando la città nella miseria ed a nulla valsero a radicare nella Terra che aveva generato  la primogenitura del diritto, non solo sotto l’aspetto storico, in quanto capoluogo della Terra di Bari, e Sede della Regia Udienza sin dal 1586, ma anche quale  Giustizierato di Terra di Bari (fino al XV secolo) una tradizione che si era tramutata in un celebre detto popolare, se si capace ve a arrube a trani (se sei capace vai a rubare a Trani), dove la giustizia si amministrava in modo inesorabile ma giusto.

Vittorio Tolomeo

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