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Addio a Cataldo Malcangi, illustre avvocato e «Grillo parlante» della sua Trani. Aveva 91 anni

È venuto a mancare oggi, all'età di 91 anni, l'avvocato Cataldo Malcangi, discendente di una prestigiosa dinastia di legali e papà di tre figli, fra cui un altro celebre avvocato del Foro di Trani quale Mario, che oggi ne piange la scomparsa, con profondo dolore, condiviso con i fratelli Vittorio e Amalia.

Le esequie si terranno questo venerdì, 7 aprile, alle 16, presso la chiesa madre del civico cimitero, dove la salma giungerà alle 11.

Con Cataldo Malcangi se ne va un cittadino, prima ancora che professionista, di grande cultura, disponibilità, pacatezza ed equilibrio. Qualità e valori che ha lasciato tanto alla classe forense di Trani, avendone ricevuto in eredità preziosi insegnamenti, quanto in famiglia ed in una città, Trani, la sua e nostra città, che ha amato come pochi.

Oggi, esprimendo il cordoglio del Giornale di Trani alla famiglia, ci piace ricordarlo svelando, proprio nel giorno della sua dipartita, che il «Grillo parlante» che tante volte il nostro giornale di Trani cartaceo ha ospitato era proprio lui.

E l'ultima lettera aperta alla città, che l'avvocato Cataldo Malcangi ci consegnò il 15 maggio 2019, oggi diventa una sorta di testamento civico e sociale di un innamorato di Trani cui la città porge oggi, commossa, l'estremo saluto.

***

Caro concittadino, chi e come siamo noi tranesi?

Per rispondere a questo interrogativo, visto da un tranese, occorre un tranese verace e credo che chi ti scrive abbia le carte in regola per farlo.

Mi sto infatti avvicinando all'età del «tre per tre», essendo nato (nel 1932), vissuto ed avendo lavorato sempre nella nostra bella città, tranne il periodo universitario a Roma.

Ti darò prima l'amore e poi il dolce (come si dice: dulcis in fundo).

Ebbene, proprio durante il mio soggiorno nella Capitale ho potuto notare quanto noi siamo simili ai romani. Qualsiasi fatto o avvenimento anche eclatante che ci riguarda, nel bene o nel male ci scivola addosso nella massima indifferenza: siamo freddi, senza entusiasmo.

Che differenza rispetto alle vicine, sanguigne Andria e Corato!

Giovanni Bovio, nel suo «Inno a Trani», dice che «i tranesi sono forti perché sono tolleranti», proprio come i romani che ne hanno viste di tutte le specie e niente più li meraviglia.

Io dico, però, che noi tranesi siamo andati troppo oltre, fino all'apatia che, come noto, è «uno stato di indifferenza abituale o prolungata, insensibilità, indolenza» (Treccani).

Spiego il perché.

Se a Trani vi sono iniziative commerciali, o altro, esse sono appannaggio di gente che viene da fuori (vedi ad esempio i fruttivendoli, che sono quasi tutti andriesi e così i caseifici).

Mi sembra però fin troppo ovvio che quanto detto soffra eccezioni, ed anche molto valide.

Trani è diventata una città godereccia, dove si viene dai paesi vicini sostanzialmente per la ristorazione.

Una volta Trani pulsava per il lavoro, era piena di movimento, di attività intensa e vitalità a causa delle industrie della pietra. Ora purtroppo non più.

E allora oggi tranese si contenta di ciò che ha, non vi è più un'attività economica che possa dirsi «guida», salva restando quella della ristorazione che, in genere, è complementare ad altre, mentre a Trani è divenuta quella trainante.

Ma questa apatia noi la soffriamo non solo sul piano economico e commerciale, ma soprattutto nel settore della difesa dei nostri interessi.

Siamo la cenerentola della Bat, le nostre sorelle Andria e Barletta hanno fatto man bassa di tutte le istituzioni della nuova provincia, a noi è rimasto solo il Tribunale, che già avevamo e, ad un certo punto, si è anche palesata la possibilità che ci venisse tolto.

Per non parlare del progressivo depauperamento del nostro ospedale.

La stessa apatia, infine, la riscontriamo nel tranese-elettore: una volta che ha espresso il suo voto, il tranese-elettore si disinteressa della politica attiva. Ciò denota, però, consapevolezza e maturità cittadina.

A Trani non assisteremo mai ad una manifestazione politica partita dal basso (ne ricordiamo solo una per l'ospedale, sotto l'amministrazione Avantario): il tranese vuole essere solo bene amministrato dai propri rappresentanti eletti, ma, siccome non è scemo, osserva e giudica il loro operato senza interferire.

Al turno elettorale successivo sa poi come regolarsi, approvando, o bocciando, i propri eletti.

Ma il tranese subisce, soffre e si rassegna (retaggio di una sudditanza durata secoli?). Ciò perché il tranese, appagato della bellezza della sua città e delle sue memorie storiche, non è un rivoluzionario (però, quando vuole lo sa fare, vedi i fatti del 1799), ma una persona equilibrata, mite e tollerante, con una mentalità non gretta ma aperta e civile, come vedremo subito.

A modesto parere dello scrivente, ciò deriva dal fatto che la popolazione tranese, composta di poche decine di migliaia di abitanti nei secoli scorsi, è vissuta a contatto con istituzioni amministrative e giudiziarie prestigiose, a livello regionale, quali la Intendenza, la Gran Corte Criminale e la Corte d'Appello delle Puglie.

Da quella elevate categorie professionali il tranese ha quindi mutuato, ed assorbito, usi, costumi, e, soprattutto, mentalità.

Allora, speriamo nella nuova generazione, nei venti-trentenni, nei nuovi tranesi.

_______

Per un paradosso, quello che ho descritto come un nostro difetto, cioè l'apatia, diventa invece, vista sotto altro angolo visuale, una virtù.

L'apatia infatti è figlia, è una degenerazione della tolleranza e questa, come ha detto Bovio, è forza cioè civiltà.

Civiltà che si​ sostanzia anzitutto nel rispetto della libertà, idee, credo religioso e politico dell'altro. Apertura mentale verso altre culture. Condivisione dei valori morali e dei principi base materiali e spirituali del vivere sociale.

A ciò si aggiunga lo stile di vita del tranese, che non è mai fuori le righe, senza pacchianerie o eclatanti manifestazioni esteriori.

Lo stile tranese è tangibile nelle nostre donne: esse sono dotate di una naturale classe e distinzione, sempre curate ed eleganti nei loro portamento. Anche quando vestono con semplicità, esse si distinguono dalle altre donne.

Provate ad andare nella zona parto un giorno di festa e noterete subito la differenza: questi, dunque, siamo noi.

Mi è doveroso, infine, constatare tra i lati positivi un certo risveglio culturale della città, testimoniato da realtà quali la biblioteca comunale, il Polo museale ma, soprattutto, I dialoghi di Trani, assurti ormai a notorietà nazionale.

Ebbene, caro cittadino, non ho la presunzione di essere stato esaustivo, per quanto detto, sull'argomento che, sicuramente, è pieno di lacune, inesattezze e difetti e di ciò chiedo anticipatamente scusa al cortese lettore.

Il grillo parlante (Cataldo Malcangi, ndr)


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