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Trani, da luglio non avremo più le bollette Amet: quasi chiusa l'asta per cedere le utenze al nuovo operatore

In principio sarebbero potuti essere 4 milioni di euro. Si è perso del tempo e si è scesi a 930.000. Ciononostante, poiché il nuovo servizio potrà partire solo da luglio 2023, ci si dovrà accontentare di poco meno di mezzo milione di euro. Si è così svalutato in pochissimi anni, e addirittura mesi, il pacchetto clienti di Amet, che l'azienda di piazza Plebiscito ha ufficialmente messo all'asta dopo l'approvazione dell'atto di indirizzo del consiglio comunale.

Come è noto lo scorso 31 marzo, soltanto in seconda convocazione, l'assemblea elettiva ha approvato l'autorizzazione allo svolgimento di un'asta pubblica per la cessione del ramo di vendita di energia elettrica in regime di tutela.

Infatti, il mercato tutelato ha ormai iniziato il conto alla rovescia in tutto il Paese e scadrà ufficialmente il 10 gennaio 2024. Le società partecipate ed in house come Amet, che tuttora lo stanno esercitando, sarebbero potute entrare nel mercato libero se si fossero dotate di una società di vendita autonoma sufficientemente strutturata, ma ciò non è stato possibile per le ragioni che andremo a spiegare più avanti.

E così il consiglio comunale, messo con le spalle al muro, ha dovuto autorizzare la vendita di tutti i pod della clientela della ex municipalizzata. Nel giro di una settimana Amet ha così caricato sul suo sito Internet l'asta pubblica per la «Cessione del ramo d'azienda organizzato per la vendita dell'energia elettrica in maggior tutela, denominato "Servizio elettrico Trani"».

La procedura, dunque, è finalizzata alla cessione del ramo d'azienda di Amet Spa, organizzato per l'esercizio del servizio di vendita dell'energia elettrica ai clienti finali in maggior tutela. In particolare, il ramo d'azienda è costituito dei seguenti elementi: database contenente i dati anagrafici, contabili e fiscali dei clienti finali di maggior tutela; contratti e relativi allegati sottoscritti da Amet con i clienti finali; liquidità equivalente ai depositi cauzionali versati dai clienti per la somministrazione dell'energia elettrica; contratto di cessione di energia elettrica fra Acquirente unico Spa e le imprese esercenti la vendita ai clienti del servizio di maggior tutela; marchio registrato Servizio elettrico Trani; costi di ampliamento iscritti fra le immobiliarizzazioni immateriali.

Il prezzo di base d'asta della vendita è pari a 496.000 euro, che è di fatto la metà di quello prospettato nella delibera approvata dal consiglio comunale. Infatti, il prezzo pieno di 930.000, stimato dall'advisor, si sarebbe potuto praticare andando in gara dal 1mo gennaio 2023. Ma si è fatto tardi ed allora si partirà dal 1mo luglio 2023, con l'uscita definitiva di scena di Amet entro il 31 dicembre dell'anno in corso.

Ovviamente si tratta di un'asta al rialzo tra società di capitali legittimate all'esercizio dell'attività di vendita di energia elettrica ai clienti finali il maggior tutela nel territorio nazionale, costituite antecedentemente rispetto al bando. Le loro offerte potranno giungere entro mezzogiorno del 2 maggio 2023, e sempre quel giorno, a partire dalle 13, è prevista la loro apertura. Il bando è firmato dall'Amministratore delegato di Amet, Michele Pasculli, e vede nel dottor Paolo Romanelli il Responsabile unico del procedimento.

A tale soluzione, come detto, si è giunti dopo un percorso lungo e ad ostacoli, ma quasi obbligato avendo visto il Comune di Trani e la sua azienda impegnati nella non facile impresa di rimettere in piedi il vecchio ramo vendita di Amet da anni già in liquidazione, vale a dire Amet energia, salvo poi recedere dall'intento a seguito di un pesante accertamento da parte dell'Agenzia delle Entrate, di ben 2 milioni e mezzo di euro, proprio a carico della società che si intendeva rimettere in bonis, per fatti contestati fra il 2013 ed il 2014, quando non era al governo l'amministrazione Bottaro.

A quel punto, senza più soluzioni alternative, si è arrivati alla definizione dell'asta partendo però da un importo a base di gara nettamente inferiore a quello che si era profilato nel 2021, su indicazione di un advisor diverso da quello di oggi: all'epoca il pacchetto clienti di Amet si riteneva valesse 4 milioni di euro, oggi è passato a meno di 1 milione, ma l'asta vera e propria parte dalla metà. Purtroppo si è perso troppo pur conoscendo perfettamente quali fossero le scadenze. E, in questo caso, il tempo lo ha perso proprio l'amministrazione Bottaro.

Sta di fatto che, nel giro di un mese, Amet prima ha perso pubblica illuminazione e semaforizzazione, poi il ramo vendita dell'energia elettrica. Ma Bottaro ed i suoi alleati si dicono certi del fatto che l'emorragia si sia fermata qui: ci sono ancora il trasporto pubblico locale, l'assistenza ai diportisti della darsena e la gestione della sosta a pagamento.

E poi lo zoccolo duro della distribuzione della corrente elettrica, «su cui Amet potrà concentrarsi - ha spiegato Bottaro in consiglio -, in ragione degli importanti investimenti da attuare anche mediante i fondi Pnrr ed in vista dell’avvicinarsi della scadenza della concessione ministeriale (2030, ndr), che richiede il tempestivo avvio di iniziative necessarie a soddisfare i requisiti per il rinnovo della stessa. In tale percorso sarà prioritario assicurare l’equilibrio gestionale e la tutela e salvaguardia dei livelli occupazionali, anche mediante la valutazione di nuovi scenari quali quelli della produzione di energia da fonti rinnovabili».


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