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Quasi mille alberi da tagliare a Trani? Legambiente: «Solo gli irrecuperabili, non quelli scomodi»

L'amministrazione comunale, a seguito delle analisi effettuate per la redazione del censimento del verde, consegnato nei primi mesi del 2022, intende procedere all’abbattimento di ben 958 alberi. Questo numero rappresenterebbe quasi il 18% del patrimonio arboreo comunale censito.

Ma da ciò che a noi risulta sono circa 500 gli alberi gli alberi censiti che risultano essere disseccati, da estirpare o abbattere, mentre poco più di 100 risultano da monitorare, ma non a rischio.

Ci domandiamo, quindi, se tra i 958 alberi, ultimamente dichiarati da abbattere, non siano inseriti anche quelli che, seppur non in perfetto stato di salute e da monitorare, possano risultare “scomodi” per effettuare lavori pubblici e privati e condannare ancor di più l’intera città alla piaga del consumo di suolo e della indiscriminata cementificazione.

Per quanto su specificato chiediamo che il censimento del verde sia reso pubblico e caricato, così come garantito da altri comuni anche limitrofi, sul Sistema informativo territoriale comunale, al fine di monitorare il patrimonio arboreo nell'interesse della collettività.

Inoltre, mentre sembra essere chiaro il numero di piante da abbattere, resta ancora oscuro il numero di alberi, il volume di verde (e la zona in cui collocarlo) che l’amministrazione intende piantare.

Insomma, ci ritroviamo ancora una volta a sottolineare che la Legge n. 10 del 14 gennaio 2013 conferma l’obbligo di mettere a dimora un albero per ogni nuovo nato (o adottato), ovvero per ogni persona iscritta presso all’Anagrafe comunale.

La legge di cui sopra impone ad ogni amministrazione comunale al di sopra dei 15.000 abitanti, ed entro due mesi dalla conclusione del mandato, il deposito del bilancio arboreo (contenente il numero di alberi eradicati e piantati in città).

In un periodo storico in cui l’intera Europa investe sulla tutela e valorizzazione del verde urbano ed extraurbano, anche attraverso il finanziamento dei fondi Pnrr all’interno dell’Agenda 2030, rischiamo che i dati utilizzati in modo improprio e non così come riportati dal censimento, fungano da pretesto per l’abbattimento di oltre il doppio degli esemplari realmente pericolosi e che la nostra città, che nulla investe sull’incremento e la cura del patrimonio arboreo comunale, diventi sempre più una grigia e bollente, anche a causa delle isole di calore che il verde mitigherebbe, abbassando la temperatura grazie alla sua chioma.

Ribadiamo la fondamentale importanza del regolamento del verde pubblico e siamo a chiedere con urgenza sia la redazione del Regolamento del verde nei luoghi privati (unici, forse, a mantenere ancora degli alberi in città, seppur a costante rischio abbattimenti) che di un Piano del verde urbano.

Esso mira a rappresentare il vero strumento strategico per le guide politiche di trasformazione urbanistica locale in grado di definire i principi e fissare i criteri di indirizzo per la realizzazione di aree verdi pubbliche.

Il piano del verde promuoverebbe così una pianificazione urbanistica attenta al benessere dei cittadini, prevenendo la riduzione del consumo di suolo e favorendo la presenza di tutti gli elementi naturali che concorrono alla mitigazione dei cambiamenti climatici e alla rimozione di sostanze inquinanti.

In questo ambito viene fondamentale la presenza collaborativa della Consulta del Verde che necessita di riprendere la sua completa funzionalità e il suo ruolo centrale nel monitoraggio, nella condivisione e nel supporto tecnico, includendo non solo rappresentanti delle associazioni ma anche tecnici specializzati ed esperti in materia ambientale che lavorino congiuntamente all’amministrazione per l’interesse della città e della salute pubblica, superando qualsivoglia interesse privatistico.

Legambiente Trani - Claudio Di Cugno


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