Un ingente quantitativo di droga, sei mini telefoni cellulari, uno smartphone ed un drone. Il tutto completato con l’arresto del responsabile, un 29enne di origini brindisine. È questo è il bilancio di un'operazione di polizia giudiziaria con cui gli agenti della Polizia penitenziaria in servizio presso la casa di reclusione maschile di Trani, diretti dal comandante Felice De Pinto, hanno sventato l'introduzione tramite drone di 200 grammi fra hashish, cocaina e marijuana, nonché telefoni, fermando ed arrestando in flagranza il responsabile, datosi invano alla fuga.
I fatti, secondo quanto riferisce il segretario regionale del sindacato di Polizia penitenziaria Osapp, Ruggiero Damato, sono avvenuti nella notte fra sabato e domenica. Il responsabile stava tentando di recapitare all’interno dell’istituto tranese le sostanze stupefacenti di diversa tipologia e ben sette complessivi dispositivi per comunicare con l’esterno.
Il drone sorvolava l’area del penitenziario a luci spente, ma non sfuggiva al controllo degli agenti, che lo localizzavano prima che arrivasse a destinazione. Ed allora, con un’azione fulminea, i poliziotti penitenziari da un lato agganciavano il drone, dall’altra ne intercettavano il pilota il quale, alla vista degli agenti, tentava la fuga attraverso le campagne intorno all’istituto: tutto inutile perché veniva raggiunto ed arrestato, mentre drone, droga e telefonini rinvenuti e sequestrati.
L'arrestato, che avrebbe precedenti, sarebbe cugino di un esponente di spicco della criminalità organizzata detenuto a Trani. Probabilmente il destinatario della droga e dei telefoni avrebbe svolto, ove mai non l’abbia già fatto in passato, il ruolo di spacciatore all'interno del carcere nascosto alla vista degli agenti. Se la Polizia penitenziaria non fosse stata attenta nell’occasione, gli sarebbe bastato agganciare il drone ed il suo contenuto direttamente dalla finestra della cella del nuovo padiglione Europa, ricevendo una vera e propria consegna a domicilio.
«La nostra organizzazione sindacale da molto tempo denuncia il fallimento dell’amministrazione penitenziaria – dichiara Damato -, la quale rimane assolutamente inerme nonostante i numerosi ritrovamenti, durante le perquisizioni, di droga e telefoni ben occultati nelle stanze di detenzione. Per combattere le nuove tecnologie, come i droni, da anni chiediamo di schermare gli istituti penitenziari in modo da impedire sul nascere simili tentativi. Se non fermiamo i droni le conseguenze saranno drammatiche, ma tanto noi già ben conosciamo il finale: a farne le spese sarà sempre un poliziotto penitenziario, ma qualcuno che sa di dover intervenire dovrebbe farsi un esame di coscienza».
