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Un secolo fa moriva Giuseppe Petrarota: portò avanti la gloriosa Tipografia Vecchi. Oggi Trani gli dedica un parco

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L’11 agosto del 1923 moriva a Trani Giuseppe Petrarota. Chi era costui? Provo a raccontarvelo io, dato che era il mio bisnonno.
Egli nacque a Trani il 18 dicembre del 1854, figlio di Domenico Petrarota e di Beatrice Palmulli. Dopo i drammatici fatti del 1799, con la città semidistrutta e saccheggiata dalle truppe francesi (quelli che dovevano portare gli ideali di libertà, uguaglianza e fraternità), e dopo la pesante perdita del capoluogo di provincia nel 1808, Trani conobbe una forte ripresa nel 1817 a seguito del trasferimento della Gran Corte Civile da Altamura, che riempì il paese di avvocati, giuristi ed intellettuali. E così Domenico, giovane e modesto calzolaio di Ruvo di Puglia, decise di trasferirsi a Trani per cercare una vita più dignitosa.
Giuseppe è il quarto dei suoi dieci figli e risiede vicino alla Chiesa di Santa Teresa.
Sua sorella Addolorata Maria sposerà un tipografo barlettano, probabilmente dipendente della tipografia di Valdemaro Vecchi, operante in Barletta dal 1868.
Nel 1879 il Vecchi si trasferirà a Trani, nella prestigiosa sede di palazzo Sarri in via Cavour, e Giuseppe sarà uno dei suoi giovani dipendenti. E’ in gamba Giuseppe: conquista la fiducia del grande editore emiliano e in pochi anni diventa prima “proto” (ossia capo di un reparto di produzione) e poi socio della Valdemaro Vecchi e & C. editrice. Sono anni formidabili nella quale Trani è di fatto la capitale culturale del mezzogiorno d’Italia: prendono vita giornali come La Rassegna Pugliese, Napoli Nobilissima e La Rivista di Giureprudenza; collaborano con la casa editrice Vecchi figure come Giovanni Beltrani, Arcangelo Prologo, Francesco Sarlo, Ferdinando Lambert, Giustino Fortunato, Raffaele Cotugno, Francesco Carabellese, Ottavio Serena, Francesco Cutinelli e un giovane che si firma con lo pseudonimo “bohemiano” di Gustavo Colline. Si tratta di Benedetto Croce, filosofo, storico, critico, politico e quant’altro: uno dei personaggi più influenti della storia d’Italia, lanciato proprio dal Vecchi.
Con la casa editrice Vecchi il Croce pubblicherà a partire dal 1903 la sua famosa rivista: La Critica, rivista di letteratura, storia e filosofia.
Giuseppe Petrarota apprende le regole dell’arte grafica dal Vecchi: pulizia, armonia, eleganza, e soprattutto rileggere all’infinito le bozze per cercare di evitare anche il più piccolo errore.
A Trani il Vecchi può contare sulle spalle robuste del fidato Petrarota, ma a Giovinazzo e a San Severo, dove ha impiantato altri stabilimenti, prende sonore fregature che lo riducono in miseria.
Sarà così che nel 1906, stanco e affaticato, Valdemaro Vecchi morirà di infarto.
Il Petrarota realizzerà a sue spese una lapide commemorativa (tutt’ora visibile) con il testo dettato da Giovanni Beltrani, allocata sulla facciata di palazzo Sarri, firmandola “Gli operai, gli amici”.
Con la morte del Vecchi si teme per il futuro dell’azienda, oberata dai debiti, ma alcuni illustri notabili tranesi, capeggiati dall’Avv. Giuseppe Protomastro, si offriranno di coprire le passività, e chiederanno a Giuseppe Petrarota di continuare l’opera del suo maestro.
Giuseppe non perde tempo e in pochi anni dà una svolta commerciale alla tipografia, trasformandola in un’azienda moderna e florida, che però non trascura la produzione culturale: e infatti lascia intonso il nome di Valdemaro Vecchi nella ragione sociale nel segno della continuità. La tipografia tranese arriverà a dare lavoro a ben 35 dipendenti, e il Petrarota, come gli aveva insegnato il suo maestro Vecchi, avrà sempre grande rispetto e considerazione per i suoi dipendenti.
Benedetto Croce affiderà la distribuzione de La Critica alla casa editrice Laterza di Bari, ma pretenderà che la stampa avvenga nella tipografia tranese. Lo lega a Trani una storica amicizia, e soprattutto Giuseppe è l’unico che riesce ad interpretare la strampalata calligrafia del Croce e ha la pazienza di operare un numero infinito di correzioni sulle bozze.
Sono anni d’oro: Giuseppe ha sposato la giovane Emilia Velon, che gli darà dieci figli (di cui 3 moriranno nelle prime settimane di vita) e riesce a far vivere nel benessere la sua famiglia, tanto che i suoi figli più grandi saranno i primi a comprare un’Alfa Romeo a Trani (la casa milanese era stata fondata nel 1910).
Nicola, classe 1896, è quello più promettente negli studi, e per lui, dopo la maturità raggiunta al liceo classico, è prevista l’Università a Napoli, ma il 24 maggio del 1915 il Re ritiene disonorevole restare fuori dalla prima guerra mondiale e fa precipitare il paese in un conflitto atroce che il Papa Benedetto XV definirà “inutile strage”. All’età di 19 anni Nicola viene chiamato alle armi, e gli vengono dati i gradi di ufficiale e 200 “poveri cristi”, figli di contadini, da condurre al massacro. Ne vedrà di tutti i colori e sfiorerà la morte tante volte, ma riuscirà a tornare salvo a Trani. Il 4 novembre 1918 le autorità ordinano a Giuseppe Petrarota di stampare in fretta centinaia di manifesti con il Proclama della Vittoria del Generale Armando Diaz: la gioia per la vittoria della guerra si unisce a quella di poter riabbracciare un figlio. Una curiosità: negli anni cinquanta farà visita alla tipografia Vecchi E. A. Mario (al secolo Giovanni Ermete Gaeta), l’autore della famosa Canzone del Piave “Il 24 maggio” (il Piave mormorò: non passa lo straniero).
Nel 1921 il Ministro della Pubblica Istruzione Benedetto Croce comunica al Petrarota che, su sua richiesta, il Re lo ha nominato Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia. E’ il giusto riconoscimento per un uomo di sani principi che con sacrificio ha costruito la sua bella carriera.
Nel 1921 Giuseppe Petrarota è rimasto vedovo e tutte le sue energie sono rivolte alla famiglia: ha stabilito che i suoi figli Domenico e Ottavio saranno i titolari della tipografia Vecchi. Morirà nel 1923, un altro anno tragico per la città di Trani, che, per volontà del regime fascista, perde la Corte d’Appello delle Puglie e subisce un tracollo economico e demografico.
La tipografia Valdemaro Vecchi sarà ancora per molti anni protagonista della vita tranese e nazionale, ma delle altre storie, di grande importanza, parleremo in altre occasioni.
A Giuseppe Petrarota è stato intitolato nel 2016 dall’amministrazione comunale tranese il Parco della Villa Bini in Via De Robertis. La proposta di intitolazione è stata fatta dalla Commissione toponomastica comunale su iniziativa dell’Avv. Vittorio Tolomeo, che ha prodotto anche copia del carteggio Croce-Petrarota conservato presso la Biblioteca di Napoli.
Spero che la sua storia, seppur raccontata brevemente, vi sia piaciuta, così come spero che i tranesi non dimentichino i loro avi che hanno fatto grande la nostra città.
Francesco Petrarota


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