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Dal verde a pezzi al caos movida, Ulisse (Codacons): «Vi racconto la mia Trani decadente»

Come si possano conciliare, a Trani, un genere pittorico (natura morta) con un movimento artistico (astrattismo), tra l’altro, d’avanguardia, è presto detto. Anzi, vi è di più. Non me ne vogliano gli studiosi, gli intenditori e gli amanti dell’arte. Ma, sono sicuro che a Trani siano presenti anche cultori dell’impressionismo e del decadentismo.

E’ l’avanguardia che fa la differenza, soprattutto a partire dal modo di fare politica. Vi dico il perché, prima, con riferimento all’arte, poi, alla politica.

Come ho accennato, a Trani si predilige la natura morta. Ma, la si predilige in maniera così radicale e coerente, che a Trani la natura è davvero morta (o sta per esserlo sempre più rapidamente) in tutti i sensi.

Cosa voglio dire? E’ un fatto notorio e innegabile che la gran parte del verde pubblico, dopo tanti anni d’incuria, abbia appunto deciso di cedere il suo posto a una nuova forma d’arte, a cui non saprei dare un nome preciso. Potrebbe essere il risultato della mescolanza delle forme e correnti d’arte sopra citate.

In varie parti della città ci sono alberi rinsecchiti e, in un caso (in via Malcangi), anche il ceppo di quello che fu un maestoso albero, che nella mente di qualcuno, forse, fungono tutti da ornamento artistico.

Così come capisco pure che potrebbero esserci ragioni culturali, come ad esempio, alcune, volte a sperimentare la velocità di caduta di una massa al suolo, oppure a verificare quanto può resistere una pianta senza acqua o, ancora di più e meglio, come nel caso della pinetina di Via Andria, chiamare piazza un’area – che definire disabitata dalla bellezza, è un eufemismo – dove sono stati tolti degli alberi che, tutto sommato, non sembravano messi male, e ne sono stati piantati degli altri (oggi, in gran parte, se non tutti, già secchi) non idonei a fare ombra come i precedenti.

Fin qui, nulla di strano o di particolare, se non fosse che, a parte il breve tempo trascorso dall’ultimazione dell’opera, probabilmente, sorge il dubbio che chi ha il compito della sua custodia e manutenzione, abbia pensato che questi nuovi alberi siano capaci di procurarsi l’acqua da soli, come dei rabdomanti oppure siano capaci di uscire la sera dai propri invasi per andare a cercarsi da bere in un locale o di abbeverarsi alla fontana più vicina.

Non solo. Il terreno dell’ex-pinetina di Via Andria, con uno sforzo creativo che vede pochi pari al mondo, è stato sostanzialmente ricoperto con del cemento, riuscendo a far rimpiangere ai residenti la pinetina com’era prima. Comunque, a parte questo e a parte il fatto che, la ex scuola Papa Giovanni pare essere occupata abusivamente, qui s’insinua un altro dubbio.

Forse, si è in attesa che nella ex pinetina facciano la loro comparsa le più note e diffuse efflorescenze spontanee, già da tempo presenti in vari punti della città: lungo le strade urbane, nelle aiuole, sui marciapiedi e ai bordi degli edifici.

Non è facile fare tutto questo. Tanto più che questa forma selvatica di vegetazione non può neanche contare sull’acqua residua del lavaggio delle strade, perché a Trani da tempo non la si effettua più o, perlomeno, d’estate, questo tipo di servizio non è svolto adeguatamente. Così ai tranesi non resta che sperare in Giove Pluvio.

A questo punto, però, una cosa va detta: nelle aree pubbliche o aperte al pubblico, gli alberi secchi non si possono tenere, perché sono estremamente pericolosi; del pari, non interessarsi della custodia di un immobile, di cui è stato dichiarato il pericolo di crollo e dove, forse, c’è qualcuno che lo occupa abusivamente, significa voler sfidare le leggi della matematica e della statistica circa la probabilità – nelle note condizioni del verde pubblico in questione e della ex scuola Papa Giovanni - del verificarsi di un evento infausto per le persone.

Ma, Trani è una città d’arte e di cultura, anche giuridica, dove il turismo è in costante crescita, l’accoglienza è ampiamente diffusa, c’è il buon cibo e si vive bene. Non se la prendano le città viciniori, dove pure ci sono importanti e pregevoli beni e opere storico-artistiche e culturali, i turisti accorrono in gran numero e dove si mangia e si vive altrettanto bene. Ma, a Trani, siamo troppo avanti! I politici sono così avanti che non ci vedono proprio. Vivono in una dimensione, in cui vedono un’altra Trani.

Invece, a Trani si possono sperimentare nuove forme nuove di libertà. Ad esempio, pochi giorni fa, fuori dalla villa comunale qualcuno si è sentito libero di offrire uno spettacolo pirotecnico che, stando alle notizie sul web, ha richiesto persino l’intervento degli artificieri.

Inoltre, a Trani gli spazi pubblici sono sempre più asserviti alla libertà d’impresa e alla proprietà privata, perché basta avere anche un piccolo esercizio commerciale o un locale o la propria abitazione per poter occupare nei modi più fantasiosi e, spesso, senza esserne autorizzato, la parte di strada o di marciapiede che serve a sé stessi, in spregio di ogni logica, norma o canone estetico; dove l’ambiente assume valore secondario, se non marginale rispetto ad altre priorità, giacché, ad esempio, non è ritenuta una questione tanto importante il prevedere un piano della mobilità o l’istituzione di un’area pedonale degna di questo nome.

Presto, come nell’iperuranio, oppure come succede più vicino a noi nel paese di Bengodi e nel paese dei Balocchi, gli automobilisti potranno entrare in tutti i tipi di negozio direttamente con la propria auto e fare comodamente i propri acquisti; qualora ciò non fosse possibile, come già succede oggi, potranno continuare a parcheggiare anche sui marciapiedi o dove gli pare, senza alcun rispetto della segnaletica, perché – ho sentito dire da alcuni commercianti – il movimento delle auto crea ricchezza – sì, quella dei petrolieri – e consente ai loro esercizi di essere visibili, quasi che la nostra città sia abitata soltanto da paralitici, con tutto il rispetto per queste persone; e tanto altro ancora che qui si preferisce non scrivere per non annoiare il lettore.

Veniamo ora alle forme multisensoriali di astrattattismo e impressionismo che pervadono le strade, gli angoli e i muri dei palazzi, e i marciapiedi.

Si tratta, in prevalenza di composizioni di varia forma, misura e intensità, anche odorigena, che per questo motivo conferiscono carattere astratto e spesso impressionano chi le guarda.

Sono più comunemente conosciute come macchie o chiazze, provocate da escrementi di animali, da liquidi di varia natura (bevande gassate, oli meccanici e altro), che costellano Trani e costringono i pedoni a compiere slalom forzati (quando non dovuti alla presenza di buche) e a sottoporsi a maleodoranti aerosol.

Eppure la politica è un’arte, o, ancora meglio, è “la forma più alta di carità”, come l’aveva definita il Papa Pio XI e come pure ripresa dai suoi successori in numerosi documenti e discorsi.

Ma i politici tranesi sono astratti tanto da astrarsi dalla realtà.

La politica dovrebbe essere incontro (e non incontri), riflessione, azione dove i problemi possono essere risolti se si ha una visione capace di tenere conto dei bisogni reali e dei diritti dell’intera comunità, per far sì che ogni criticità diventi un’opportunità, un’occasione propizia per crescere, migliorare e creare vero benessere, magari riconoscendo e imparando dagli errori propri e del passato.

Se la politica rimane sul piano del mero compromesso ideologico, senza una visione della realtà e di ciò che essa può divenire, a partire dalle piccole cose, in una ricerca faziosa di interessi particolari piuttosto che del bene comune, allora è destinata a essere sterile se non dannosa oppure, nella migliore delle ipotesi, a divenire mero esercizio di potere in mani sbagliate.

La politica dovrebbe essere anche onesta e pacata riflessione, cioè formulazione di un progetto comune, ideato e realizzato insieme e attraverso l’ascolto senza preconcetti e pregiudizi per la ricerca del vero bene generale.

La politica, infine, dovrebbe essere anche azione, cioè spazio di dibattito, di scambio e di confronto a partire dalla realtà, perché sia sempre più un servizio da svolgere con impegno responsabile e concreto.

L’incessante e consapevole perseguimento di questi obiettivi porterà risultati estremamente positivi per migliorare, sempre per andare avanti, per progredire nel nobile e auspicato proposito di costruire una società basata sulla verità e sulla giustizia (anche di carattere sociale), sulla solidarietà e sulla libertà, e la Costituzione Italiana possa cominciare a trovare piena attuazione (cfr. sul punto Evangelii gaudium, Populorum Progressio e Laudato Sii).

Se non vi sarà questo cambiamento, a Trani l’unico contesto possibile sarà il decadentismo, purtroppo, sempre più in senso etimologico.

Nicola Ulisse (responsabile Codacons Trani)


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