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Discarica di Trani, Rossi (Cbc): «Chiusura troppo a rilento, si convochi la consulta ambientale»

Dell’iter per la messa in sicurezza, bonifica e chiusura della discarica le uniche certezze sembrano essere l’incomprensibile quanto insostenibile lunghezza dei tempi e l’assenza di comunicazione su quanto accadeva in questi anni all’interno della recinzione di Contrada puro Vecchio.

Dal 2014, anno in cui la Regione Puglia dispose la chiusura della discarica cittadina per le note vicende di irregolarità che determinarono una situazione di grave inquinamento ambientale, ad oggi, si sono susseguiti una serie di annunci e contro-annunci che hanno generato solo confusione e incertezza su quanto in concreto sia stato fatto per risolvere l’annosa problematica.

Nove lunghi anni scanditi da ripetuti piani di caratterizzazione, avvio di coperture dei primi due lotti, poi di quella del terzo, predisposizione e aggiudicazione di gare di appalto per l’esecuzione dei lavori, progetti di realizzazione di nuovi impianti, finanziamenti su finanziamenti. Ogni nuovo annuncio genera dubbi su quanto fatto finora poiché ciascuno di noi dava per scontato che si stessero già raggiungendo gli obiettivi di cui all’annuncio precedente (anche di mesi o anni prima).

Andando indietro con la memoria vediamo che nel 2016 il sindaco Bottaro emanò un’ordinanza di chiusura immediata dei tre lotti della discarica, nel 2018 fu comunicata l’avvenuta chiusura provvisoria dei primi due lotti, mentre nel 2020 la consigliera regionale Grazia Di Bari del M5s rese noto quanto emerse nella conferenza dei servizi tenutasi in Regione per fare il quadro della situazione della discarica di Trani. In particolare ci informò delle tre azioni che Arpa e Regione chiesero di fare immediatamente, e cioè: “ordinanza che vieti l’utilizzo dell’acqua per scopi irrigui nei terreni a valle della discarica, evitando così che sulla tavola ci troviamo prodotti che potenzialmente possono nuocere alla nostra salute, copertura dei rifiuti del terzo lotto per evitare la formazione di altro percolato, riparazione della rottura della parete laterale del terzo lotto.” Eppure nessuna notizia né di ordinanze emesse per vietare l’uso dell’acqua per irrigare i terreni a valle della discarica - cosa che ci sembra particolarmente grave e meritevole di spiegazioni - né della riparazione della rottura della parete laterale del terzo lotto, ci è giunta da allora.

L’ultima notizia, di pochi giorni fa, ci informa di criticità intervenute nei lavori di messa in sicurezza della discarica che richiedono un’integrazione di 113.000 euro. Sappiamo quindi che oggi, a distanza di sette anni dall’ordinanza del 2016 con cui il sindaco disponeva la chiusura immediata dei tre lotti, siamo ancora in fase di esecuzione dei lavori per la chiusura del terzo, dopo quella provvisoria dei primi due che richiede peraltro nuovi interventi di ripristino. Apprendiamo inoltre che tra le nuove criticità emerse c’è la necessità di sostituire l’elettropompa per l’emungimento del percolato usurata dall’utilizzo prolungato, il che ci porta a domandare che fine abbia fatto il progetto di realizzare un impianto per l’emungimento del percolato in loco; anche quello sepolto sotto la montagna di annunci finiti nel dimenticatoio generale.

In questo quadro, in definitiva, non possiamo che essere preoccupati per le conseguenze che i ritardi nel completamento della messa in sicurezza e della bonifica della discarica, possono comportare in termini di rischi per l’ambiente e per la salute. Chiediamo quindi la convocazione immediata della Consulta Ambientale affinché il Sindaco e l’Assessore competente forniscano chiarimenti puntuali in merito ai motivi di tali ritardi e alle omissioni emerse nel ripercorrere questa storia infinita 

Anna Rossi, Comitato Bene Comune  

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