Costretti a pagare 137.000 euro per l'accertata morosità nel versamento dei canoni per la locazione della Lampara, nel frattempo chiusa da cinque anni e mezzo nonché destinata ad essere completamente demolita e ricostruita. Denominatore comune, superficialità e malaburocrazia.
È questo il succo della sentenza con cui il Giudice unico del Tribunale civile di Trani, Elio di Molfetta, ha condannato la Cooperativa lavoratori La lampara al pagamento di quella somma all'esito della causa civile intentata dalla stessa contro il Comune di Trani, in opposizione al decreto ingiuntivo promosso dall'ente per il recupero di quella somma.
L'esito della causa, in ogni caso, riapre una dolorosa, controversa e mai ben chiarita vicenda in cui nessuno può dirsi esente da pecche. La cooperativa oggi si sente beffata poiché la proposta di transazione formulata nel 2017, sebbene mai concretizzatasi nella forma di un contratto, era stata fin troppo ben definita prevedendo che la cooperativa rimanesse nel locale per sei anni, rinnovabili di altri sei, in cambio del pagamento delle pendenze arretrate di di Lollo (7.425 mensili, fra canone di locazione e debito pregresso) e di un impegno a pagare al 50% con il Comune di Trani (140.000 euro a testa) la manutenzione straordinaria di cui il locale già all'epoca aveva bisogno.
Tutto sembrava convergere verso tale soluzione, ma poi a Palazzo di città cambiò l'orientamento in prospettiva di una gara. Il 4 maggio 2018 la civica amministrazione, con una nota a firma congiunta di dirigente (Giovanni Didonna), sindaco e assessore al patrimonio, rispettivamente Amedeo Bottaro e Tommaso Laurora, comunicava alla cooperativa la sospensione della transazione.
La gara, bandita il 29 maggio 2018 con una base di canone annuale di 72.500 euro, non fu aggiudicata: infatti, nessuno dei quattro partecipanti - Gestione Maggi, Cooperativa Murge, La lampara club, Hamburger art - si ritenne che possedesse i requisiti per gestire il locale.
Nel frattempo, la conclamata inerzia dell'ente ha determinato la mancata messa a frutto di questo bene per almeno cinque anni, con un conseguente mancato introito di oltre 360.000 euro (che con il debito della cooperativo raggiunge quota mezzo milione), circostanza che rende ancora più inspiegabile il perché, da allora, non sia proceduto ad una nuova gara.
