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Maglie, passioni e colori differenti sotto l'ombra del campanile: «Franchin U lung»

La nostra rubrica si conclude con la storica figura di Francesco Zecchillo «Franchin U Lung», padre del tifo tranese tra gli anni ottanta e novanta, ma soprattutto vero esempio del tifo ultras vecchio stampo in cui l'obiettivo era divertirsi seguendo e amando la propria squadra del cuore e non usando la violenza.

STORIA

La storia parte negli anni ottanta quando il Trani era vicino al fallimento. In quell’occasione un nostro amico postino ci inviò una lettera in cui era stato annunciata l’esclusione da competizione e allora io, Luciano Zitoli e Carmine Verrigni ci recammo in comune per far si che il presidente di quel tempo, Paolo Abruzzese, iscrivesse la squadra entro le 14. Dopodiché con altri soci il presidente riuscì ad allestire la squadra che quell’anno riuscì ad arrivare in C2, ma poi seguirono quattro stagioni maledette dove non si riuscì mai a conquistare la C1.

ANEDDOTI

Una delle trasferte più indimenticabili, ma anche sfortunate, è stata quella di Pozzuoli, partita in cui si giocava la promozione in C1 con il Campania Puteolana già retrocesso. I tifosi del Potenza che si giocava la promozione con il Trani, offrirono soldi ai tifosi di casa, per tifare al meglio la propria squadra, ma soprattutto per infastidire il più possibile i calciatori tranesi tra cui bomber Micciola che era originario di quelle zone e dopo numerosi insulti recapitati dai tifosi di casa a causa del nervosismo accumulato fu espulso. Proprio la società potentina in quell’anno «comprò» numerose partite. Infatti anche vincendo la partita, i tranesi avrebbero incontrato in uno spareggio proprio la squadra lucana, in un match però già segnato. I tranesi in quella circostanza erano circa un migliaio e la polizia durante il percorso verso lo stadio privò i tranesi di sciarpe e cinture. Dall’entrata allo stadio fino alla chiusura del match, i cenerini non fecero altro che provocare continuamente la tifoseria ospite, fino a quando due ragazzi della squadra di casa entrarono in campo per togliere gli striscioni tranesi e, a quel punto, iniziò un vero e proprio putiferi con gli stessi cenerini che gettarono nel settore ospiti lacrimogeni. Così i tranesi invasero il campo e la casa del custode. La situazione continuò così anche dopo il match, in stazione, infatti ai tranesi inizialmente non fu concesso salire sul treno. Dopo che la situazione si sbloccò, i tifosi biancazzurri, infastiditi ancora dai cenerini, ma soprattutto affamati e assetati, iniziarono a gettare alcune pietre sulle vetrine dei negozi li presenti. Successivamente un poliziotto aprì il fuoco contro il treno, e i tranesi, indignati, svaligiarono un bar della zona.

TIFO ATTUALE

Il tifo di oggi è un tifo «malato» in cui il mondo ultras è diventato sinonimo di violenza, in realtà bisognerebbe insegnare alle nuove generazioni che tifare non significa essere violenti ma solamente sostenere incondizionatamente la propria squadra. Per ciò che concerne la situazione attuale a Trani credo che si potrebbe avere una bella tifoseria, ma in questi anni è mancata una figura che guidasse il tifo come lo sono stato io per anni. Tra gli anni ottanta e gli anni novanta sono stato il padre di tutti coloro che erano presenti in gradinata e indipendentemente dai gruppi organizzati gestivo totalmente la situazione facendo andare tutto per il verso giusto. Ricordo benissimo che in passato ci sarebbe potuto essere un patto di amicizia con gli andriesi, che però saltò proprio perché nel giorno della partita in cui si sarebbe dovuto sancire il patto io non potetti essere presente. Con i barlettani invece c'è stata sempre una forte rivalità, che poi si inasprì ancora di più quando un gruppetto di tranesi durante un match nella città della Disfida si recò sotto il settore occupato dal tifo organizzato barlettano e bruciò due striscioni, da quel momento partì una vera e propria guerriglia che proseguì anche a Trani con i tifosi biancorossi che attuavano soprusi anche contro i normali cittadini tranesi. Analoga situazione a quella con gli andriesi ci fu con i biscegliesi, che volevano stipulare un'amicizia con la tifoseria tranese, ma tutto saltò anche per colpa di alcuni ragazzi tranesi che aggredirono in stazione un gruppo di tifosi biscegliesi, anche in quella occasione io non ero presente.

APPELLO AL TIFO TRANESE

È ora che Trani si svegli perché una città del genere ha bisogno di calcio e sport in generale, riunitevi e iniziate a supportare queste piccole società che si stanno formando. Io ho dato tutto al calcio tranese letteralmente con anima e corpo, il mio tempo è ormai finito ora tocca a voi riportare entusiasmo e soprattutto cercate di aiutare Nino Caccabù, solo così si può ritornare grandi.

Jacopo Nugnes & Pietro di Gregorio


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