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Nardi choc in tv: «Se sono ancora vivo è grazie al backup del mio pc sequestrato a Roma»

«Per fortuna ho il backup del pc che mi fu sequestrato a Roma, e forse è proprio questo il motivo per cui sono ancora vivo». Queste le clamorose dichiarazioni che Michele Nardi ha rilasciato ieri sera a Il punto, condotto da Manila Gorio sulla web tv Politicaltv. La trasmissione è stata dedicata al suo caso giudiziario ed alla condanna in primo grado a 16 anni e 9 mesi, inflitta a Nardi dal Tribunale di Lecce, per concorso in corruzione in atti giudiziari.

Sottoposto ad un fuoco di domande da parte di giornalisti ed altri ospiti che si sono succeduti nello studio, compreso il direttore del Giornale di Trani Nico Aurora, Nardi ha richiamato le vicende principali della sua storia e le circostanze a sua discolpa, poiché tuttora continua a dichiararsi innocente rispetto alle accuse mosse nei suoi confronti a seguito delle dichiarazioni dell'imprenditore coratino Flavio D'Introno.

Contestualmente, però, il magistrato che fino al 2006 fu in servizio a Trani ha anche rivelato inediti scenari riferiti a Roma, città nella quale lavora da febbraio 2006 e dunque in data precedente rispetto alle circostanze che gli sono state addebitate.

«A Roma - ha fatto sapere Nardi in trasmissione - avevo svolto in quel periodo indagini importanti su Idi, Unicredit, questioni urbanistiche, discariche abusive a Villa Borghese e sul recupero di immobili comunali occupati. Probabilmente le mie inchieste possono avere leso qualcuno, perché diversamente non mi spiegherei l'effrazione avvenuta a casa mia da parte di presunti ladri che, in realtà, avevano svolto una vera e propria perquisizione, cercando file e cd e lasciando invece soldi e cassaforte. Anche il sequestro del mio pc a Roma, seguito del mio arresto, è avvenuto in circostanze inspiegabili: infatti, nel verbale del sequestro è stato scritto che si è rotto nel momento in cui è stato staccato dalla rete. Lì sono contenuti gli atti delle mie indagini».

Nardi non si è però spinto oltre, evitando di fare alcun nome: «Ho già troppe denunce a mio carico e non è questa la sede in cui espormi ulteriormente - ha chiarito -, ma credo che, conoscendo la mia storia, i fatti oggettivi emersi nel dibattimento e queste circostanze alquanto incomprensibili, ciascuno possa farsi una idea del perché, pur essendo lontano da Trani dal 2006, io non sia mai stato indagato altrove ma continui ad essere il bersaglio preferito delle Procure della Repubblica di Puglia».


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