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Gara acque reflue per i campi, il ricorso dei secondi beffa gli agricoltori di Trani

L'instaurazione di un giudizio al Tar, destinato a restare pendente per un tempo non meglio precisato, mette nuovamente in discussione un impianto tanto necessario quanto sempre più disperatamente agognato: quello per la trasformazione delle acque reflue depurate licenziate dal depuratore comunale, da utilizzarsi per l'irrigazione in agricoltura.

I cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti, le piogge e scarseggiano e gli operatori del settore fanno fatica. Ma nel sempre più lontano 2017, anche grazie all'impegno dell'allora assessore e consigliere regionale transese, Mimmo Santorsola, la città aveva portato a casa un finanziamento di ben 7 milioni di euro finalizzato proprio alla realizzazione di questa infrastruttura destinata a far viaggiare fino ai campi le acque reflue rilasciate dal depuratore di via Finanzieri.

La burocrazia ci ha messo tanto del suo nell'iter del procedimento, ma a giugno 2023 la gara per i lavori era stata finalmente aggiudicata alla ditta Pasquale Alò, di Monopoli, che aveva proposto un ribasso quasi del 30% sull'importo a base di gara di 5.124.000, mettendo nel piatto 3.550.000 netti. Furono ben 78 gli operatori partecipanti al bando e questo lascia comprendere quanto questo intervento fosse molto appetito da decine e decine di aziende del settore.

La firma del contratto, però, tardava a giungere. Infatti, il dirigente dell'Area lavori pubblici, Luigi Puzziferri, invitava l'aggiudicatario a presentare una relazione esplicativa in merito alla congruità dell'offerta relativamente ai costi della manodopera. Lo scorso 10 ottobre la Alò presentava i giustificativi sui costi del personale ed a quel punto l'ufficio procedeva alla verifica delle spiegazioni prodotte, illustrate in ben 38 pagine.

Alla luce dei dati valutati, secondo quanto si legge nella determinazione dirigenziale dello scorso 26 ottobre, l'Ufficio tecnico le riteneva «soddisfacenti a dimostrare la congruità dei costi sulla manodopera dichiarati in sede di gara - si legge nei provvedimento -. Pertanto, le stesse risultano esaustive, complete ed accompagnate da adeguata documentazione, sono esenti da vizi di illogicità, contraddittorietà e irragionevolezza e sono tali da fornire sufficienti garanzie per la corretta ed adeguata esecuzione del servizio oggetto di affidamento».

Tutto confermato dunque, almeno sulla carta. Ma nei giorni scorsi ecco la doccia fredda, soprattutto per il Consorzio agricoltori tranesi, che dovrà occuparsi della futura gestione dell'impianto e nel frattempo aspetta da sempre più tempo con una pazienza ormai al limite: lo scorso 6 novembre il segretario generale Angelo Lazzaro, in qualità di dirigente dell'Area contenzioso, conferisce al responsabile dell'Avvocatura comunale, Michele Capurso, la difesa del Comune di Trani nel giudizio incardinato presso il Tar Puglia a seguito del ricorso notificato dalla società Nuova Panelectric contro il Comune di Trani e la Alò, proprio con riferimento all'esito della gara.

Il provvedimento non precisa se la società di corrente sia la seconda classificata, ma è oggettivamente difficile pensare il contrario, soprattutto invocando il diritto di subentro. Il ricorso punta all'annullamento, previa sospensione dell'efficacia, della determinazione dirigenziale di origine, quella del 27 giugno 2023, della comunicazione della determina di aggiudicazione, dei verbali di gara, della proposta di aggiudicazione del contratto di appalto (ove intervenuto) e di ogni altro atto presupposto, connesso e consequenziale. Inoltre, il risarcimento dei danni per la declaratoria di inefficacia del contratto e diritto al subentro.

La Nuova Panelectric chiede al Tar anche di condannare il Comune di Trani, previo accertamento del diritto, «a concludere il procedimento di verifica del costo della manodopera offerto dalla Alò, con la dichiarazione di anomalia e incongruità dello stesso, procedendo ad ogni conseguente statuizione in ordine alla esclusione di quella società e caducazione della aggiudicazione impugnata».

La resistenza in giudizio del Comune nasce dalla convinzione di «fare valere le ragioni dell'ente e fare emergere elementi idonei a fare rigettare o, quanto meno, ridimensionare la domanda della parte attrice».

Il progetto prevede che all'interno dell'area del depuratore siano realizzate le seguenti opere: una vasca di accumulo da 300 metri cubi, con gruppo di pompaggio per il sollevamento delle acque affinate dall'impianto depurativo ad una vasca di accumulo centrale; una vasca di accumulo centrale da 2.300 metri cubi, con tre distinti gruppi di pompaggio per il sollevamento ad altrettante vasche di accumulo secondarie.

Al di fuori dell'impianto di depurazione, e segnatamente in agro di Trani, è stata prevista la realizzazione di due distinte vasche di accumulo secondarie, rispettivamente da 1.300 e 820 metri cubi, in cui possono essere accumulate anche le acque di falda proveniente dai pozzi artesiani gestiti dal Consorzio agricoltori tranesi, le cui condotte passano in vicinanza delle vasche stesse. Ogni vasca è attrezzata con un proprio impianto di spinta, che consente di immettere nelle reti esistenti sia le acque affinate, sia quelle di falda.


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