Molti anziani si vergognano dei loro sentimenti di solitudine, parte del motivo potrebbe essere che il ‘’dire che sei solo è come il voler ammettere di essere socialmente ai margini". Questa sensazione, quantunque possa essere perfettamente naturale, a lungo termine può avere conseguenze negative, da qui l’importanza di esserne consapevoli e riconoscerla, così come fa il corpo quando segnala un bisogno biologico di fame o di sete, per reagire, per lottare, per vincerla in qualche modo questa “maledetta solitudine”, così come ha fatto Nonno Nicola al Teatro Mimesis.
La prima de “La Tombola di Nonno Nicola”, in scena Gaetano Ermito da autore e protagonista del racconto musicale, va considerata da diverse angolazioni: la prima angolazione è il coraggio di affrontare, con lucidità, proprio il tema della solitudine, della assenza delle relazioni primarie, nella sceneggiatura un padre, vedovo, aspetta che gli amici almeno gli telefonino o i figli lo vadano a trovare desideroso almeno di un semplice giro di tombola alla quale non rinuncia giocandoci da solo ( questa è la lotta). La seconda angolazione, qui va un plauso a Marco Pilone ed al Teatro Mimesis, che con coraggio hanno dato spazio ad una rappresentazione nuova, mai realizzata, una scommessa che ha visto in scena attori amatoriali non avvezzi a delle partiture brillanti, la cui fatica recitativa è stata in qualche passaggio evidente, ma in ogni caso volenterosa di cambiare pelle per mettersi in gioco lontano dalla quella battuta dialettale di facile coinvolgimento. La terza angolazione, anche questa positiva, è legata alle musiche, tutte originali, affidate al maestro Lino Albanese, musicista di valore a cui è stato affidato il difficile compito di musicare i testi che ha dovuto adattare metricamente, davvero un esercizio da professionisti: bello nel primo tempo, non è sfuggito, il suo assolo di chitarra, lo strumento preferito dal maestro Lino Albanese che meriterebbe, senza il condizionale, più spazio, più opportunità e più considerazione da parte di “chi di dovere” e ci vogliamo fermare qua. L’ultima angolazione è quella del pubblico che ha assistito alla prima, probabilmente mosso da altre aspettative e che forse ha faticato un po' a mettersi in sintonia con la rappresentazione che tuttavia, una volta avviata, li ha visti attivi e partecipi: molti annuivano con la testa, altri applaudivano e qualcuno commentava quasi rispondendo alle battute di Gaetano Ermito, alias Nonno Nicola, come per a voler dire: “Si è proprio così... succede anche a me... hai ragione”.
Una menzione a Gaetano Ermito, non è facile essere in scena dall’inizio alla fine le due ore sono state intense, inframezzate solo da brevi apparizioni di altri attori, bravo perché talvolta ci è dimenticati che si stava assistendo ad una recitazione amatoriale, bravo perché è riuscito a far passare il messaggio del cuore che lotta e si oppone al dramma della solitudine che talvolta, non è raro, si consuma sul pianerottolo di casa.
Il finale è positivo, è da commedia americana in stile regista Frank Capra che nell’ iconico film “La Vita è meravigliosa” del 1946, anche qui nel finale il dramma lascia spazio alla speranza: la famiglia si riunisce, trionfa l’amore e Nonno Nicola finalmente può giocare a tombola.
Sarà una felicità effimera?? Non ci interessa e non è importante che poi si ritorni a come si era prima, a Nonno Nicola, a chi è solo, a noi importa godersi il momento, in fondo la felicità non è che quel respiro di vita che siamo chiamati a tenere il più a lungo possibile.
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