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Da battaglia ambientale a debito fuori bilancio: le trivellazioni costano al Comune di Trani 11.000 euro

Da battaglia ambientale a debito fuori bilancio. È la storia della campagna che il Comune di Trani aveva provato a sostenere contro le trivellazioni in mare previste dalla Global petroleum limited, avverso il cui progetto aveva proposto ricorso al Tar del Lazio nella primavera del 2017.

La sentenza proveniente da Roma ha respinto ogni velleità di Palazzo di città, soccombente, fatto maturare una spesa complessiva di 11mila euro, di cui la metà fuori sacco, e consentito che le attività della società petrolifera proseguano apparentemente senza ostacoli.

Dell'esito della sentenza si è venuti a conoscenza a seguito del riconoscimento di un debito fuori bilancio di 5.200 euro nel corso del consiglio comunale dello scorso 28 novembre. Il Comune di Trani, difeso dall'avvocato Isabella Loiodice, aveva proposto ricorso contro i Ministeri dell'ambiente, dei beni culturali e dello sviluppo economico nonché, come contro interessata, della Global petroleum limited, difesa dagli avvocati Emanuele e David Turco.

Il ricorso chiedeva l'annullamento di due decreti governativi, dell'ottobre 2016, di rilascio di compatibilità ambientale, con prescrizioni, dei progetti di indagine sismica presentati dalla società petrolifera in aree antistanti la costa pugliese, fra cui Trani, alla ricerca di idrocarburi.

Palazzo di città, in particolare, faceva notare che i provvedimenti impugnati avrebbero dovuto rispettare i limiti imposti per legge secondo cui l'area di ricerca non può essere superiore a 750 chilometri quadrati, mentre le quattro istanze presentate dalla Gpl interessano un'area complessiva di 3000 metri quadrati: a detta del Comune, la parcellizzazione delle aree aveva l'intento di eludere il dettato legislativo.

Nella sentenza il Tar laziale ha evidenziato che «trattasi di progetti di indagine sismica meramente propedeutici alle istanze di permessi di ricerca di idrocarburi». Quanto ai limiti sulla massima estensione dell'area di 750 chilometri quadrati, «sono riferiti agli stessi permessi di ricerca e pertanto quei limiti non trovano applicazione nel caso di specie».

Da qui il rigetto del ricorso proposto dal Comune di Trani, deciso dal collegio presieduto da Elena Stanizzi (a latere Lomazzi e Bruno) con 4.000 euro di spese a carico del Comune di Trani, che già aveva pagato il suo legale con 2.200 euro. A queste somme si sono aggiunti 2.300 per l'Avvocatura generale dello Stato e quasi 3.000 euro per gli avvocati della società petrolifera: queste ultime due voci, pari a 5.200 euro, sono il debito fuori bilancio riconosciuto in consiglio.

E nel frattempo le attenzioni dell'opinione pubblica si sono spostate anche e soprattutto sull'eolico marino, la proliferazione dei cui progetti quasi sembra avere silenziato indagini petrolifere che in ogni caso, come questa vicenda ci ricorda, vanno avanti.

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