Da oltre due anni senza corrente in un'abitazione di cui è attualmente proprietaria una curatela fallimentare. È la spiacevole vicenda dei signori Vito e Santina, rispettivamente di 77 e 72 anni, costretti ad alimentarsi alla meno peggio grazie a dei pannelli solari esterni e ad utilizzare anche le candele per illuminare i propri ambienti nelle ore serali.
L'allaccio alla rete idrica è regolarmente avvenuto per mano di Acquedotto pugliese, il gas ce l'hanno grazie ad un bombolone costantemente rifornito, ma il problema è il punto luce: Amet, distributore dell'energia elettrica a Trani, non procede se prima non viene sanato l'abuso edilizio in cui quell'unità abitativa si trova.
La questione sembra proprio questa, poiché gli inquilini hanno registrato un regolare contratto di locazione e, a loro dire, l'abuso sarebbe stato già sanato ed in ogni caso l'allaccio spetterebbe alla curatela fallimentare. Quest'ultima, però, non si è adoperata sul punto perché il contratto di locazione indica che di questo dovrebbero occuparsi gli inquilini. Nel frattempo, il tempo passa e la vicenda assume sempre più i contorni di un giallo.
Tutto nasce dal dichiarato fallimento della società edilizia che aveva realizzato un lotto di villette a schiera in contrada Schinosa: la certificazione del fallimento porta la data del 28 giugno 2017. L'unità abitativa veniva così rilevata da un curatore fallimentare, che dava corso alla locazione transitoria del bene in favore di Vito e Santina.
Peraltro, nel contratto si dà atto del fatto che, «al momento della concessione in locazione la villetta non appare completata in alcune opere e finiture», fra cui «il cablaggio dell'impianto elettrico, compresa la fornitura e posa in opera di un quadro elettrico e punti luce».
Gli inquilini si obbligavano in ogni caso ad eseguire le opere di completamento, con riferimento a quelle elettriche, lasciando le altre a carico della curatela. Peraltro, a fronte dell'esecuzione di tali opere, gli inquilini non avrebbero corrisposto il canone di locazione fino a settembre 2024, poiché portato in compensazione con le opere da eseguirsi.
Tutto apparentemente molto chiaro, almeno sulla carta. Come gli atti prodotti dopo che sembrerebbero autorizzare l'allaccio della luce: il professionista amministratore unico della società fallita chiede al Comune il certificato di agibilità dell'unità immobiliare; un professionista del settore degli impianti elettrici dichiara la conformità dell'impianto alla regola dell'arte; l'Arera rilascia parere favorevole all'allacciamento; nel frattempo altre unità immobiliari dello stesso lotto vengono regolarmente allacciate alla rete elettrica.
A fronte di ciò nulla si muove e la famiglia propone un ricorso ex articolo 700 presso il Tribunale civile di Trani, risoltosi con la soccombenza della parte ricorrente ma anche la chiara indicazione, da parte del giudice, a procedere con urgenza all'attivazione di una pratica edilizia presso l'Ufficio tecnico del Comune di Trani, al fine di sanare l'abuso edilizio ancora permanente ed ottenere il rilascio del certificato di agibilità e regolare esecuzione dei lavori. Solo grazie a questa documentazione Amet avrebbe potuto allacciare l'unità abitativa alla rete.
«Eppure - fa sapere il signor Domenico, figlio di Vito e Santina -, Amet ci ha sempre detto che non avevamo titolo per fare questo, non essendo proprietari. Abbiamo inviato Pec senza mai ottenere risposte e, nel frattempo, il tecnico che ha periziato la nostra unità immobiliare per il Tribunale ha confermato la regolarità della documentazione anche per il silenzio assenso che nel frattempo si è venuto a creare. E noi ci troviamo nella impossibilità di fare qualsiasi cosa poiché non siamo proprietari dell'immobile, mentre curatela ed Amet si rimpallano le responsabilità».
Dall'azienda di piazza Plebiscito allo stato si apprende solo che i propri tecnici non possono procedere ad un allaccio se prima non viene sanato l'abuso edilizio. Ad Amet non interessa conoscere a chi tocchi procedere, ma solo che la pratica si faccia e vada in porto, così da allacciare l'immobile alla rete elettrica anche nelle 24 ore successive.
Nel frattempo, dalla firma del contratto di locazione (avvenuta il 21 ottobre 2021) ad oggi (4 gennaio 2024), sono trascorsi 26 mesi e tre Natali. I signori Vito e Santina vivono in una casa senza corrente elettrica, vittime di una burocrazia in cui tutti hanno una parte di ragione ma nel frattempo due persone non più giovanissime trascorrono tra non poche difficoltà una terza età che mai si sarebbero immaginati così irta di ostacoli.
