«L'ultima volta che lo incontrai fu un paio d'anni fa. Eravamo al ristorante in due tavoli diversi e ne ricordo ancora la gentilezza, perché gli avevo chiesto di fare una foto con mio figlio: lui si alzò dal tavolo mentre cenava, lasciò tutto e venne verso di noi per fare la foto con il piccolo. Un campione, un'icona della Sardegnam un uomo, un signore che ci mancherà tanto».
Così Nicola Dibitonto, il portiere barlettano che per otto anni giocò nella Polisportiva Trani e per cinque a Cagliari, dove conobbe personalmente Gigi Riva che oggi ricorda a poche ore dalla morte che ha commosso l'Italia sportiva, e non solo.
Dibitonto accomuna nel suo cordoglio anche Mimmo Donvito, suo ex compagno di squadra nel Trani, materano, venuto a mancare a soli 57 anni nello stesso giorno del grande bomber del calcio italiano, il 22 febbraio 2024.
Di Riva parla anche un sardo doc a sua volta trapiantato a Trani, il campione di basket Gianfranco Lenzu, tuttora in attività nelle nazionali seniores e a lungo portacolori della Polisportiva Tommaso Assi Trani.
«Io avevo soli 8 anni quando il Cagliari vinse lo scudetto (1969-70, ndr), lo avvicinai a malapena sempre da bambino e ricordo che ogni volta che Riva toccava la palla esplodeva lo stadio. Cagliari e la Sardegna lo hanno amato tanto quanto Napoli Maradona. Lui, però, a differenza di Maradona, era decisamente più schivo ed introverso. Ma non per questo fu meno amato e divenne sardo d'adozione soprattutto quando rifiutò le offerte dei grandi club e rimase nella nostra terra. Ho giocato a basket e non a calcio, ma anche io ho amato Riva per l'attaccamento che ha dimostrato a Cagliari e alla Sardegna. Oggi sarà l'idolo della mia isola ancora più di quanto già non sia stato in vita».




