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Lotta al  bullismo, la Rocca Bovio Palumbo in prima linea con il progetto «Se ci sei tu ci sono anch’io»

Presso la Scuola Secondaria di Primo Grado “Rocca Bovio Palumbo”, si sono svolti incontri laboratoriali di formazione, nell’ambito del progetto di prevenzione del bullismo dal titolo “SE CI SEI TU CI SONO ANCH’IO”.

Gli incontri hanno visto la partecipazione della presidente dell’A.ge. Ins. Anna Brizzi, della Psicoterapeuta Dott.ssa Anna Caiati, dell’Avv. Donata di Meo, della Psicopedagogista Dott.ssa Mariana Albanese, dell’Ispettore della Polizia Uccio Persia e del Maestro di difesa personale Sebastiano Mastrulli. Il progetto si pone in continuità con le lezioni svolte nel corso dell’anno dal maestro Mastrulli presso le classi della scuola in compresenza con i docenti si scienze motorie.

Le classi 3A, 3E, 3L e 3M hanno partecipato a due incontri con i volontari dell’A.ge. affrontando tanto gli aspetti giuridici e legali correlati al bullismo, quanto quelli legati alle emozioni, ai sentimenti, alla consapevolezza di sé e al rapporto con gli altri.

Entrambi gli incontri sono stati coordinati da Anna Brizzi, insegnante e presidente dell’Associazione, che ha subito creato con le classi un clima di empatia e ascolto dal quale è scaturito un dialogo sull’importanza delle emozioni nella vita degli adolescenti, con particolare riferimento ai temi dell’inclusione: che emozioni prova chi si sente diverso e viene escluso dai compagni? La vera bellezza sta nell’essere unici e speciali e nell’accettare se stessi e gli altri, ognuno con le proprie particolarità. L’ Avvocata Donata Di Meo ha spiegato come per i quattordicenni sia particolarmente importante riflettere sui propri comportamenti ed assumere atteggiamenti responsabili; la legge, infatti, proprio a partire da questa età prevede l’imputabilità penale.  In base alle Legge del 29 maggio 2017, n. 71 “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo“, sono diversi i reati previsti dalla legge e correlati al bullismo. È fondamentale che gli adolescenti sappiano che compiere atti di bullismo non è solo un’azione scorretta e crudele che può avere effetti devastanti sulla vittima, ma è anche il primo passo per poi trovarsi a rispondere di veri e propri reati come percosse, lesioni personali, diffamazione… solo per citarne alcuni. Per condotte di bullismo reiterate nel tempo nelle quali il bullo ha indotto la vittima a subire il furto del materiale scolastico, subire pressioni psicologiche, parolacce e sputi in faccia, la Corte di Cassazione ha previsto la reclusione fino a quattro anni, il riformatorio o percorsi di riabilitazione in apposite comunità. Gli adolescenti ritenuti responsabili vengono quindi isolati dal contesto in cui si vivono, si ritrovano lontano dalle famiglie, privi dell’accesso alla rete. Qual è la soluzione a questo dramma che accomuna tanto le famiglie delle vittime quanto quelle dei bulli? Superare la superficialità con cui si mettono in atto azioni di bullismo. Nella maggior parte dei casi non c’è una causa reale, un problema del bullo, si tratta di azioni mosse da superficialità e noia. L’Ispettore di polizia Uccio Persia ha spiegato ai ragazzi il ruolo delle forze dell’ordine nella prevenzione e nel contrasto a questo tipo di reati. La prima risposta è sicuramente la prevenzione che è tanto più efficace quando frutto di un lavoro di rete sul territorio, ma quando questa non basta e il minore è imputabile, scatta la misura di sicurezza. Una possibile soluzione è l’ammonizione del questore ossia una comunicazione formale da parte del Questore stesso che serve come avvertimento: in pratica, il destinatario è messo in guardia, cioè si rende noto che le forze dell'ordine sono consapevoli del rischio di realizzazione di un reato. È previsto anche il Daspo urbano con il quale viene impedito a chi è stato già denunciato di accedere a determinate aree urbane. Particolarmente problematiche sono le situazioni in cui i bulli formano il branco e prendono di mira i più deboli. Sono le cosiddette baby gang: più bulli che si organizzano in gruppi che vanno dai 4-5 ai 20 membri.  Si tratta di un fenomeno inquadrabile nell’associazione a delinquere. Uno strumento per affrontare il problema è la diffida cioè una segnalazione con lo scopo di ricomporre in maniera bonaria i dissidi tra le parti, una alternativa alla denuncia penale.  Per il controllo del territorio, le forze dell’ordine si avvolgano anche di telecamere e chiedono alla cittadinanza di collaborare, segnalando tempestivamente qualsiasi reato di cui siano a conoscenza. Il bullismo è grande responsabilità del popolo dei silenziosi, dell’indifferenza. Sebastiano Mastrulli, maestro di arti marziali, ha raccontato la propria esperienza di vita e di lavoro in cui lo sport diventa la risposta: invece di utilizzare le proprie doti in modo negativo, usarle per raggiungere degli obiettivi. Lo sport è infatti un’occasione di crescita e riscatto. Si impara a perdere, a capire cosa è successo, dove si è sbagliato per poi migliorare.

Marianna Albanese e Anna Caiati, rispettivamente psicopedagogista e psicoterapeuta, hanno dialogato con i ragazzi alla ricerca di sentimenti ed emozioni, cercando di capire insieme ai ragazzi cosa ci fa stare bene e cosa genera in noi ansia, stress, senso di malessere e inadeguatezza. Il dialogo ha preso forma in un gioco: ognuno ha scritto su un palloncino colorato un suo disagio, qualcosa che lo facesse sentire da meno rispetto agli altri. Chi voleva ha condiviso le sue riflessioni e poi, al via delle relatrici, i palloncini sono stati fatti scoppiare per simboleggiare la nostra capacità di superare le difficoltà e di sentirci bene con noi stessi e con gli altri, L’incontro si è concluso con una canzone il cui ritornello è rimasto con noi: “Stop! Al bullismo dico stop!”.

Un sentito grazie da parte di tutta la comunità scolastica all’ A.ge. nella persona dei suoi volontari che hanno speso la loro professionalità, il loro tempo e il loro entusiasmo per il benessere dei nostri alunni.


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